Agricoltori pronti a paralizzare la Germania
Menu

QUOTIDIANO INDIPENDENTE - Fondato e diretto da MAURIZIO BELPIETRO

Home/ Apertura/alimentare
alimentareApertura Ven 05 gennaio 2024

Agricoltori pronti a paralizzare la Germania: rischia anche Scholz

La marcia dei trattori dell’8 gennaio per protestare contro le follie green Ue e il taglio allo sconto sul gasolio per i campi del governo Agricoltori pronti a paralizzare la Germania: rischia anche Scholz Olaf Scholz, cancelliere tedesco
Carlo Cambi
di 
Carlo Cambi

Rivolta contro il green deal. Nel ‘68 compariva sui muri di Parigi una frase del rivoluzionario ottocentesco Michail Bakunin: una risata vi seppellirà. I contadini francesi l’hanno sostituita con “il letame vi seppellirà”. Un mese fa sui Campi Elisi e davanti all’Eliseo sono stati scaricati quintali di sterco di vacca: ce n’est que un debut perché e ora si replica. Il mondo agricolo europeo è esasperato; costi alle stelle, il green deal – voluto da Ursula von der Leyen e sostenuto finché c’è stato da Frans Timmermans, sconfitto in patria proprio dal partito olandese dei contadini – che taglia le produzioni, la grande distribuzione che strozza i prezzi all’origine rischiano di far saltare il castello burocratico di Bruxelles e nell’immediato di costare il posto a Olaf Scholz il sempre più precario cancelliere tedesco.

L’8 gennaio dovrà fronteggiare una nuova marcia dei trattori che peraltro si salda allo sciopero dei macchinisti delle ferrovie: la Germania sarà paralizzata. La protesta degli agricoltori annunciata tra 72 ore è il seguito di quella inscenata il 18 dicembre quando migliaia di mezzi agricoli hanno “assediato” il Paese e un presidio di almeno 300 trattori ha bloccato la porta di Brandeburgo con i benpensanti berlinesi colti di sorpresa perché si sono dovuti accorgere che esistono ancora i coltivatori. Che però non ne possono più.

Questo era lo slogan dei contadini. Il loro bersaglio in patria è Olaf Scholz, a Bruxelles è Ursula von der Leyen. Il cancelliere ha dovuto trovare un compromesso sul bilancio tagliando 17 miliardi di spesa dopo che la Corte Costituzionale gli ha bocciato i conti pubblici. E i tagli hanno colpito lo sconto sul gasolio agricolo e hanno segnato la fine delle esenzioni fiscali sulle macchine agricole.

Governo in difficoltà

Scholz ha cercato di dare una mano di verde a queste misure affermando che erano necessarie anche per abbattere le emissioni – l’agricoltura pesa in Germania per il 7,4% – e per favorire la transizione ecologica. Ma non ha tenuto conto delle fibrillazioni continue del suo sgangherato governo a semaforo (Spd, Verdi e Liberali). Se era da aspettarsi che i liberali si schierassero con le imprese agricole di certo è stata sorprendente la presa di posizione del ministro agricolo Cem Özdemir – vegano, verdissimo – che si è schierato con i contadini come il ministro dell’economia e del clima Robert Habeck anche lui green.

Pesano evidentemente i sondaggi che danno il governo Scholz in caduta libera; spaventa l’ultimo fatto in Sassonia – si vota in primavera – land dell’Est fortemente agricolo dove l’estrema destra di Afd è il primo partito accreditato del 37% mentre la Spd rischierebbe con il suo 3% di non entrare neppure nel parlamento regionale. Sarà per questo che Ozdemir ha abiurato il credo verde: «Non possiamo chiedere sempre di più ai nostri agricoltori. I limiti sono stati superati: non esiste alcuna alternativa al diesel agricolo. I trattori non possono essere convertiti a trazione agricola».

 Il Farm to Fork

Scholz è ammutolito e la paralisi della Germania attesa per l’8 gennaio potrebbe essere la lettera di licenziamento che gli recapitano i contadini. Anche perché loro votano in massa Cdu, ma anche Afd cresce tra i campi così come il nuovo partito di Sahra Wagenknecht che staccatasi dai Verdi potrebbe portare via altri consensi all’Spd. La posizione dei verdi tedeschi peraltro è sorprendente perché sconfessa del tutto il Farm to Fork, il green deal agricolo voluto da Ursula von der Leyen e da loro fortemente sostenuto.

Il fatto è che cominciano a circolare i sondaggi sulle prossime europee e Europeleects.eu – sito specializzato in rilevazioni sul continente – stima che i Verdi caleranno nel prossimo parlamento di Strasburgo a 49 eletti dagli attuali 74. È la reazione a un’ideologia verde che ha fiaccato gli agricoltori in tutta Europa. Dopo la protesta dell’8 gennaio a Berlino è assai probabile che riprenda quella francese e che si mobilitino anche gli olandesi. Ma prima o poi gli effetti di Farm to Fork si faranno sentire anche in Italia anche se il governo di Giorgia Meloni è molto attento alle istanze del mondo agricolo.

La misura Bonaccini

La mobilitazione dei trattori tedeschi è infatti largamente indirizzata a contrastare il Farm to Fork che prevede l’abbandono del 10% dei terreni agricoli, la conversine a biologico di un quarto della superficie coltivabile, l’abbattimento dei concimi e dei fitofarmaci oltre alla rotazione forzata dei cereali. Sono misure che rischiano di distruggere del tutto l’agricoltura europea e che inducono a provvedimenti come quelli assunti da Stefano Bonaccini (PD) presidente dell’Emilia Romagna che sovvenziona con 1.500 euro a ettaro per vent’anni chi sceglie di smettere di coltivare.

È una china pericolosissima come dimostra un dossier di Divulga, uno dei più importanti centri studio agricoli d’Europa, che ha messo a confronto le stime dell’impatto del Farm to Fork sulla produzione continentale. Si va verso una riduzione tra il 10 e il 20%, un incremento di importazioni tra il più 39% per i cerali, il più 93% per gli agrumi e il più 209% per il mais e aumenti di prezzo folli: più 24% per i bovini, più 43% per il maiale, più 42% per olio e vino con un crollo dell’export di 20 punti. L’Europa vista dai campi è un fallimento.

Condividi articolo