Armi record in Borsa. Meglio l' Europa che gli Usa. Ecco perchè
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AperturaInvestimenti Mer 28 febbraio 2024

Armi record in Borsa. Meglio investire in Europa che in Usa. Ecco perchè

I conflitti in Ucraina e in Palestina hanno rilanciato l'industria delle armi. Gli spazi di crescita sono maggiori in Europa che in Usa Armi record in Borsa. Meglio investire in Europa che in Usa. Ecco perchè
Nino Sunseri
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Nino Sunseri

Giornalista economico finanziario da oltre 50 anni, ha cominciato nel 1974 al Giornale di Sicilia. Ha lavorato rivestendo ruoli di caposervizio e inviato per il Corriere della Sera, La Repubblica e Libero.

 

Finchè c’è guerra c’è speranza. Era il titolo do un famoso film che aveva Alberto  Sordi come protagonista. La pellicola era una satira al militarismo e dava voce ad un sentimento largamente diffuso soprattutto in Europa.  Per anni questa coscienza ha investito anche l’industria militare. La guerra in Ucraina e i fuochi tra Hamas e Israele hanno stravolto il parametro. La via del riarmo in Europa ha messo il turbo alle aziende della difesa.

La crescita maggiore si avrà in Europa. Già nel 2023 la spesa per la difesa è cresciuta del 4,5% a 388 miliardi di dollari, per raggiungere una media dell’1,6% del Pil, livelli che non si vedevano dai tempi della guerra fredda. Per capire il salto bisogna ricordare che dieci anni fa la spesa si fermava a  235 miliardi di dollari, l’1,47% del Pil. Nel 2024 aumenterà ancora visto l’impegno a raggiungere il 2% del Pil assunto dalla Ue.

Cambia anche il flusso degli investimenti che si indirizzeranno sempre di più verso i mezzi di terra.  Ed è proprio su questo settore che gli investitori potranno puntare. Come ricorda il quotidiano finanziario britannico, l’Ue si è impegnata a consegnare 1 milione di proiettili di artiglieria all’Ucraina entro la fine di marzo, un obiettivo che ha ammesso che non riuscirà a raggiungere Gran parte del settore della difesa ha faticato ad aumentare la produzione abbastanza rapidamente dopo decenni di investimenti insufficienti. Proprio in vista di questo cambiamento l’Europa è da preferire bagli Usa

Rheinmetall

L’enorme aumento della domanda ha acceso i riflettori sui quattro principali produttori europei di munizioni: la tedesca Rheinmetall, la britannica Bae Systems, la francese Nexter e Nammo, di proprietà dei governi finlandese e norvegese. Rheinmetal dalle cui fabbriche escono i carri armati Leopard ha annunciato che investirà 300 milioni di euro in una nuova fabbrica di proiettili di artiglieria. Lo scorso 12 febbraio, accompagnato dal ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, Scholz ha partecipato infatti alla cerimonia di inaugurazione della nuova fabbrica di armi del gruppo Rheinmetall. Il sito produrrà a partire dal 2025 munizioni di artiglieria da 155 millimetri, munizioni standard della Nato, utilizzate in molti cannoni e obici, puntando gradualmente a una capacità di 200.000 proiettili all’anno.

In totale, Rheinmetall vuole produrre, in tutti i suoi siti in Europa, fino a 700.000 proiettili di artiglieria all’anno nel 2025, rispetto ai 400-500.000 di quest’anno. Prima dell’invasione russa dell’Ucraina, ne produceva solo 70.000.

“Alcuni mesi fa, la gente voleva metterci al bando, per dire che questo settore è un pessimo settore, è un settore dannoso”, aveva dichiarato il ceo Armin Papperger al Financial Times poco dopo l’annuncio del 2022 del cancelliere Scholz che avrebbe iniettato 100 miliardi di euro nella difesa in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. “Ora è un mondo completamente diverso.”

Le azioni di Rheinmetall sono quadruplicate nel corso del periodo, catapultando la società nell’indice Dax blue-chip tedesco, sottolinea il Ft.

Gli impegni di spesa militare da parte dei governi europei hanno suscitato un rinnovato interesse per il settore, che in precedenza era stato evitato da molti investitori, con le azioni degli appaltatori della regione che hanno sovraperformato quelle dei loro rivali statunitensi.

Dalla classifica stilata dal Financial Times sulla variazione percentuale del prezzo delle azioni dei componenti europei e globali dell’indice MSCI World Aerospace and Defense, da gennaio 2022 a oggi emerge che Rheinmetall, Saab e Leonardo sono sul podio.

Leonardo

Leonardo continua la sua corsa in Piazza Affari, dove viaggia sui massimi da cinque anni. Le previsioni di un aumento della spesa militare in Europa e il buon posizionamento sull’elettronica avanzata stanno rilanciando anche in Borsa il colosso della difesa, controllato dallo Stato italiano con il 30%. Oggi il titolo Leonardo sale dell’1,6% a EUR19 per una capitalizzazione di mercato pari a 11 miliardi di euro. Nell’ultimo mese, Leonardo è cresciuta del 13% e negli ultimi sei mesi ha messo a segno un balzo del 49%, che sui 12 mesi arriva a un rialzo dell’82%.”

Mentre la crisi delle munizioni ha portato alla ribalta i produttori nazionali di armi, il rinnovato interesse tra le nazioni europee per le capacità di difesa aerea e missilistica si è rivelato un vantaggio per i produttori della regione, rileva ancora il Financial Times.

Saab

Emblematico il caso del colosso della difesa svedese Saab, noto come il produttore del cacciabombardiere Gripen. Secondo Sash Tusa della società di ricerca Agency Partners di Londra, le sue altre armi “sono diventate davvero molto richieste a causa dell’Ucraina”.

Tra i prodotti Saab, quello di punta è il missile anticarro NLAW,  inviato in Ucraina dal Regno Unito, ha osservato Tusa al Ft  descrivendo i radar di difesa aerea dell’azienda come “un altro prodotto Cenerentola per i primi due decenni del secolo” quando “letteralmente a nessuno importava della difesa aerea a terra, perché ‘noi’ avevamo la superiorità aerea, e nessuna delle guerre che abbiamo ha scelto di combattere (Iraq, Afghanistan) aveva una forza aerea nemica”.

MBDA

Infine, anche Mbda, il più grande produttore missilistico europeo di proprietà di Bae Systems, Airbus e Leonardo, ha assistito a una crescita.

Dopo aver ottenuto ordini per un valore di 9 miliardi di euro nel 2022, lo scorso anno Mbda ha stipulato contratti per 6 miliardi di sterline per attrezzature di difesa aerea con la Polonia, nonché contratti con Germania e Francia per aumentare la produzione missilistica, ricorda ancora il Financial Times. “Stiamo assistendo a una rapida evoluzione delle minacce sul campo di battaglia a cui l’industria deve adattarsi per affrontare. Le attrezzature di difesa aerea sono molto richieste”, ha affermato Éric Béranger, ceo di Mbda.

 

 

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