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AperturaEuropa Mar 27 febbraio 2024

Via libera alla legge europea sul ripristino della natura nonostante il no del Ppe

Entro il 2030 gli Stati membri dovranno ripristinare il buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat contemplati dalla nuova legge. Via libera alla legge europea sul ripristino della natura nonostante il no del Ppe
Mikol Belluzzi
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Mikol Belluzzi

Via libera dell’Eurocamera alla legge sul ripristino della natura, che è stata in bilico fino agli ultimi minuti prima della votazione. Il testo è stato approvato con 329 voti favorevoli, 275 contrari e 24 astenuti. Poco prima l’Aula di Strasburgo aveva respinto la proposta di reiezione del provvedimento avanzata dal Ppe. Alla resa dei conti, però, il Ppe si è spaccato, con un gruppo di 25 europarlamentari che hanno votato a favore, mentre i contrari sono stati 115 (tra cui tutti gli italiani) e gli astenuti 10. Inoltre, un numero probabilmente maggiore del previsto di Liberali del gruppo Renew ha votato a favore (60 eurodeputati), con solo 30 contrari e sei astenuti.

Che cosa prevede la direttiva

Per conseguire gli obiettivi fissati dall’Ue, secondo il testo approvato in Aula, entro il 2030 gli Stati membri dovranno ripristinare il buono stato di salute di almeno il 30% degli habitat contemplati dalla nuova legge (che vanno da foreste, praterie e zone umide a fiumi, laghi e coralli). Questa percentuale aumenterà poi al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. In linea con la posizione del Parlamento, fino al 2030 la priorità andrà accordata alle zone Natura 2000.

I paesi dell’Ue dovranno garantire che le zone ripristinate non tornino a deteriorarsi in modo significativo. Inoltre, dovranno adottare piani nazionali di ripristino che indichino nel dettaglio in che modo intendono raggiungere gli obiettivi. Per migliorare la biodiversità negli ecosistemi agricoli, i paesi dell’Ue dovranno registrare progressi in due di questi tre indicatori: indice delle farfalle comuni; percentuale di superficie agricola con elementi caratteristici del paesaggio con elevata diversità; stock di carbonio organico nei terreni minerali coltivati.

Ma c’è anche la possibilità di tirare il freno

Poiché le torbiere sono una delle soluzioni più economiche per ridurre le emissioni nel settore agricolo, i paesi dell’Ue dovranno ripristinare almeno il 30% delle torbiere drenate entro il 2030 (almeno un quarto dovrà essere riumidificato), il 40% entro il 2040 e il 50% entro il 2050 (con almeno un terzo riumidificato). La riumidificazione continuerà a essere volontaria per agricoltori e proprietari terrieri privati.

Come richiesto dal Parlamento, la legge prevede un freno di emergenza che, in circostanze eccezionali, consentirà di sospendere gli obiettivi relativi agli ecosistemi agricoli qualora questi obiettivi riducano la superficie coltivata al punto da compromettere la produzione alimentare e renderla inadeguata ai consumi dell’Ue.

Il testo è stato già molto indebolito

Il testo del regolamento era stato sensibilmente indebolito rispetto alla proposta originale della Commissione, dopo i durissimi attacchi del mondo agricolo e delle forze di centro destra nel Parlamento europeo, che avevano portato all’approvazione di una lunga serie di emendamenti il 12 luglio scorso, durante il voto della plenaria a Strasburgo sul mandato negoziale per il “trilogo”. Gli emendamenti, che sono poi stati in buona parte confermati nell’accordo provvisorio con il Consiglio Ue, comportano spesso deroghe o possibilità di proroghe, e soprattutto la sostituzione di diversi obiettivi obbligatori con obiettivi indicativi (con formule come gli Stati membri “dovranno mirare a”, invece che “dovranno”).

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