Auto elettrica, anche Ford stacca la spina - V&A
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ApprofondimentiAuto Mer 07 febbraio 2024

Auto elettrica, anche Ford stacca la spina dopo Toyota e Renault

Ford infatti rivedrà le proprie strategie sui veicoli elettrici e riesaminerà la necessità di un'integrazione verticale per le batterie. Auto elettrica, anche Ford stacca la spina dopo Toyota e Renault auto elettriche
Maurizio Cattaneo
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Maurizio Cattaneo

Un altro gigante dell’auto ha deciso di “staccare la spina”. Ford infatti rivedrà le proprie strategie sui veicoli elettrici e riesaminerà la necessità di un’integrazione verticale per le batterie. La conferma è arrivata dall’amministratore delegato Jim Farley. La casa automobilistica di Detroit aveva già annunciato in passato che avrebbe rinviato o tagliato di 12 miliardi di dollari di spesa sui veicoli elettrici, ma ora ha fornito maggiori dettagli sui propri piani per i veicoli elettrici, le cui vendite stanno crescendo a un ritmo più lento del previsto.

“Una delle cose di cui stiamo traendo vantaggio dall’attuare alcuni ritardi temporali è razionalizzare il livello e i tempi per la capacità di batterie per soddisfare la domanda e rivalutare effettivamente l’integrazione verticale su cui facciamo affidamento, scommettendo su nuove sostanze chimiche e capacità”, ha dichiarato Farley, ribadendo che l’azienda crede ancora che i veicoli elettrici cresceranno, ma allo stesso tempo ritiene che non si arriverà a una loro adozione diffusa sul mercato di massa finché i costi non saranno più in linea con quelli dei veicoli tradizionali.

Ritardare i veicoli green di prossima generazione

A Farley ha fatto eco il chief financial officer, John Lawler,  aggiungendo che “oltre a rivalutare l’integrazione verticale nella chimica delle nuove batterie, l’azienda sta valutando anche un adeguamento della capacità di produzione alla domanda per ritardare potenzialmente i veicoli elettrici di prossima generazione”. “Tutto questo – ha spiegato, – per garantire una road map che soddisfi i nostri criteri di redditività, data la nuova realtà del mercato”. Il business dei veicoli elettrici di Ford ha perso 4,7 miliardi di dollari lo scorso anno, di cui 1,57 miliardi nel quarto trimestre del 2023, compensati dai profitti della flotta aziendale e dei tradizionali motori a combustione interna.

La rinuncia di Renault

L’annuncio della Ford arriva a poche settimane dalla rinuncia di Renault di quotare in Borsa Ampere, la società creata per lo sviluppo dei veicoli elettrici. Il gruppo guidato da Luca de Meo aveva pianificato già nel 2022 l’ingresso sul listino nel 2024 ma, ha spiegato lo stesso dirigente ” oggi riteniamo che le attuali condizioni di mercato non siano favorevoli per continuare il processo di quotazione in Borsa, al fine di servire al meglio gli interessi del gruppo”.

Volkswagen rallenta

Anche la tedesca Volkswagen, secondo gruppo al mondo dietro la giapponese Toyota, sta rivedendo i propri piani sull’auto elettrica. La casa di Wolfsburg ha già  rallentato la produzione in due stabilimenti che producono vetture a spina e, secondo indiscrezioni, potrebbe decidere di stoppare i programmi rispetto all’Ipo per la divisione che si occupa delle batterie, la PowerCo. Anche il lancio di nuovi modelli elettrici ha subito un  rallentamento se non addirittura uno stop come nel caso della produzione di Audi Q4 e-tron, anche Sportback, Volkswagen ID.4 e Volkswagen ID.5

Alla Bmw non arriva la scossa

Ciclicamente i dirigenti di Bmw si sono detti scettici sulla cancellazione delle auto tradizionali. E, a differenza di competitor come la Mercedes, non ha mai fissato date per l’abbandono dei motori a benzina e gasolio. Criticando aspramente la decisione della Ue di programmare questa transizione al 2035. L’amministratore delegato Oliver Zipse, ricordando il costo delle auto elettriche (il 30% in più dei medesimi modelli endotermici)  è stato chiaro: ” Non possiamo escludere ampie fette di popolazione dalla possibilità di avere un’auto”.  Zipse è anche convito che la data del 2035 imposta dall’Ue per cancellare l’auto endotermica verrà rivista. Nell’ultimo anno la casa tedesca, che pure è impegnata nello sviluppo di auto elettriche, ha quindi rallentato la produzione.

I primi al mondo

È un po’ curioso che il tema venga posto dal capo di una marca che ha in catalogo auto che partono da circa 30 mila euro di prezzo. Ma il tema è serio e non vogliamo certo cavarcela con una battuta. Noi siamo convinti che, grazie anche al fuoco di sbarramento di grandi costruttori come Toyota e Stellantis, la data del 2035 verrà rivista. È stata fissata a suo tempo dalla UE nella convinzione che il  mondo vada verso l’elettrico e chi i costruttori andassero stimolati a crederci e investirci. Per fare auto più sostenibili e tenere il passo della concorrenza mondiale.

Il primo al mondo non attacca la corrente

Pochi giorni fa il Ceo di Toyota Akio Toyoda ha lanciato un attacco a tutto tondo contro le auto elettriche in una riunione annuale delle case automobilistiche giapponesi. Il numero uno della casa nipponica ha “criticato l’eccessiva spinta verso i veicoli elettrici”, affermando che “chi sostiene l’elettrificazione di massa del traffico stradale non ha considerato il carbonio emesso dalla generazione di elettricità oltre ai costi di una transizione totale ai mezzi cosiddetti “green”. Non solo. “La  transizione completa ai veicoli elettrici – ha aggiunto – potrebbe costare centinaia di miliardi di euro e  rendere le auto inaccessibili per la gente media”. Toyota è tra le case che comunque investe di più sulla transizione verso l’elettrico, ma ha sempre mostrato un approccio prudente sul mercato, annunciando anche per i prossimi anni tutta una serie di vetture diesel e benzina.

Stellantis fa flop di vendite

Stellantis è la casa che con più determinazione ha sempre difeso il “tutto elettrico”. Ma anche il Ceo Tavares ha preso atto nel flop delle vendite dei veicoli a spina, richiamando dalla pensione i modelli endotermici di 500 e Panda. Non solo: il manager recentemente ha dichiarato che “Stellantis  è pronta a modificare la sua strategia sui veicoli a batteria in base ai risultati delle elezioni negli Stati Uniti e in Europa, in programma nel 202″. Una pericolosa giravolta soprattutto riguardo agli stabilimenti italiani che stanno dismettendo le catene di montaggio dei veicoli endotermici per passare all’elettrico.

La frenata è generale

Ma un po’ tutte le case automobilistiche stanno frenando sull’auto elettrica, mantenendo in vita i modelli endotermici. E’ il caso di Gm come pure dei principali costruttori coreani. D’altra parte i dati di vendita delle auto elettriche dell’ultimo anno stanno mostrando una impressionante staticità. In Italia la quota di mercato è inchiodata attorno al 4%, con i veicoli a benzina che hanno ripreso forza raggiungendo quasi il 35% del mercato. Anche in Germania, patria dell’elettrico, con la fine degli incentivi si è assistito al tracollo dei veicoli a spina. E proprio sugli incentivi punta ora Stellantis per sopravvivere ad un “tutto elettrico” che non decolla. E’ di questi giorni lo scontro con il governo italiano proprio sul tema dei bonus, considerati da Tavares insufficienti. In realtà, anche di fronte ai nuovi e ricchi incentivi garantiti dal governo Meloni (proprio per sostenere Stellantis e dunque le decine di migliaia di lavoratori negli stabilimenti del nostro Paese) , le vendite non decollano. E allora meglio far tornare sul mercato la vecchia e cara Panda endotermica.

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