La rivolta russa infiamma gas e petrolio. Cosa cambia sulle bollette
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ApprofondimentiEnergia Lun 26 giugno 2023

La rivolta in Russia infiamma le quotazioni di gas e petrolio. Cosa può cambiare per le bollette

Forte volatilità per il gas. Sale anche il greggio dopo la ribellione in Russia. Per Intesa, "le cose potrebbero cambiare durante l'estate" La rivolta in Russia infiamma le quotazioni di gas e petrolio. Cosa può cambiare per le bollette
Redazione Verità&Affari
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Il rischio di una nuova fiammata dei prezzi di gas e petrolio è dietro l’angolo

La ribellione del weekend in Russia rischia di trasformarsi in un boomerang per l’Europa. Con il conto che potrebbe arrivare ai consumatori direttamente in bolletta. Mentre infatti Breuxelles continua a spingere per una transizione energetica dai costi tutti da verificare, i prezzi europei del gas naturale sono in aumento. Colpa del fatto che gli investitori sono alquato preoccupari dopo la recente rivolta, i cui effetti sull’evoluzione della guerra in Ucraina o sui mercati delle materie prime non sono ancora chiari. In questo contesto, il prezzo dei contratti futures del gas TTF, utilizzati dagli operatori come benchmark per il mercato europeo, ha registrato un rialzo del 12,3% a 36,5 euro/MWh alle 9.00 ora italiana.

Il drammatico ammutinamento dei mercenari del Gruppo Wagner durante il fine settimana è infatti l’ennesimo fattore che ha alimentato la volatilità di questa materia prima. Il prezzo del gas si era infatti già ripreso dai minimi a quota 23 euro/MWh di inizio mese, soprattutto a causa delle tensioni sul lato dell’offerta.

Preoccupa lo scenario estivo. E non solo

“Sinora la maggior parte delle variabili chiave che influenzano i prezzi del gas (offerta, domanda, stoccaggio, condizioni meteorologiche, concorrenza con l’Asia e rischi geopolitici) hanno avuto un impatto ribassista o neutrale sui prezzi, ma le cose potrebbero cambiare nel corso dell’estate“, avevevano già notato gli analisti di Intesa Sanpaolo in una nota datata 16 giugno, ripresa da Teleborsa.

Infatti, “diversi rischi continuano ad offuscare l’orizzonte e il mercato del gas potrebbe tornare nuovamente in deficit, complicando il processo di riempimento degli stoccaggi europei in vista dell’inverno e alimentando pressioni rialziste sui prezzi di gas e gas naturale liquefatto (GNL)”, avevano aggiunto.

Mano tensioni sul greggio che pure è in leggero recupero. In apertura il Brent guadagnava lo 0,70% a 74,5 dollari al barile, mentre il WTI saliva dello 0,74% a 69,7 dollari al barile.

“Sebbene i rischi immediati relativi all’offerta siano scomparsi, il mercato dovrà probabilmente iniziare a scontare un premio al rischio maggiore per il petrolio, data la crescente instabilità in Russia – hanno scritto gli analisti di ING in una nota – Quanto di un premio di rischio dipenderà davvero da come verranno affrontate le conseguenze della fallita insurrezione”.

Il punto è che l’Europa è ancora troppo dipendente dalle importanzioni

Come se non bastassem la Cina ha ormai conquistato posizioni nella corsa alle materie prime e le terre rare. “Innanzitutto non è da sottovalutare affatto il potenziale impatto del colpo di Stato in Russia sul mercato delle materie prime” spiega Gianclaudio Torlizzi, fondatore della società di consulenza in investimenti in materie prime T-Commodity.

“Ma poi la Cina continua a stoccare materia prima. A oggi detiene il 93% delle scorte mondiali di rame, il 74% di quelle di alluminio, il 68% di quelle di mais e il 51% di quelle di frumento. Viceversa il livello di scorte in Europa e USA rimane bassissimo. Quando ci sveglieremo?” conclude l’esperto. 

L’inflazione potrebbe continuare a correre

E questo potrebbe accadere non solo per effetto dell’aumento del prezzo di gas e petrolio, ma anche per fattori esterni. Fra questi la grossa quantità di liquidità sul mercato, oltre che l’accelerazione che Bruxelles vuole imporre per la transizione energetica.

Il passaggio all’elettrificazione non è infatti gratuito, ma, oltre a richiedere pesanti investimenti, necessita anche materie prime costose di cui c’è penuria in Europa e in Italia. Il governo di Giorgia Meloni si è impegnato a far ripartire l’attività mineraria nel nome di una maggiore indipendenza del Paese. Ma il processo, appena avviato. è decisamente lungo. 

 

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