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Follia green, lo scienziato: «Ci vogliono le centrali nucleari per le auto ecologiche»

In Approfondimenti, Auto
10 Giugno 2022
Luca Romano, il fisico torinese strenuo supporter del ritorno al nucleare (suo il libro best seller “L’avvocato dell’atomo”) si mostra dubbioso sulla decisione dell’Ue di vietare le auto a combustibili fossili dal 2035.

Il fisico torinese Luca Romano sulle auto elettriche

«Si fa presto a dire: passiamo all’auto elettrica. Poi però c’è da gestire la transizione di un’industria strategica per il Paese, capire bene come produrre l’elettricità per alimentare tutto il nuovo parco veicoli e non ultimo come smaltire le vecchie batterie che saranno milioni». Luca Romano, il fisico torinese strenuo supporter del ritorno al nucleare (suo il libro best seller “L’avvocato dell’atomo”) si mostra dubbioso sulla decisione dell’Ue di vietare le auto a combustibili fossili dal 2035. «Non dico che la transizione sia irrealizzabile, anzi – aggiunge – ma oggi siamo di fronte ad un annuncio di facciata».

In effetti un parco circolante di milioni di auto elettriche pone il problema dell’energia per le ricariche. Torniamo quindi al discorso che più le sta a cuore, il nucleare?
«E’ evidente che in un Paese come l’Italia, in cui l’energia elettrica per la gran parte viene importata o prodotta da centrali termoelettriche, il problema si pone. A livello economico ed ambientale».

Anche in questo caso la ricetta è l’atomo?
«Guardiamo ciò che accade negli altri Paesi europei. Si investe seriamente nelle centrali nucleari. Ciò non significa evitare di percorrere la strada dell’energia rinnovabile. Anzi, l’Italia ha aree, come il Mezzogiorno, votate alla produzione di questo tipo di energia. Detto questo bisogna essere coscienti del fatto che la guerra in Ucraina ci ha messo di fronte ad un tema, quello degli approvvigionamenti, che non si risolve a parole».

E quindi?
«Quindi bisogna varare un serio ed importante piano di ritorno al nucleare e inoltre rivedere alcune voci del Pnrr che io giudico delle sciocchezze».

Ci spieghi meglio.
«Intanto chiariamo una volta per tutte una cosa. Le centrali nucleari di ultima generazione sono sicure. Mi chiedono spesso cosa penso dei timori di una nuova Chernobyl. Ebbene la tecnologia ha fatto passi da gigante e dunque non c’è nesso tra quel drammatico fatto ed il momento attuale».

Dunque Draghi dovrebbe rilanciare l’atomo…
«Draghi non può farlo. Non è stato eletto dal popolo. Credo che in Italia il ritorno al nucleare potrà avvenire solo quando una forza politica decida di presentarsi alle elezioni con un chiaro progetto sul nucleare. E vinca a grande maggioranza. In quel momento ci potrà essere la svolta, che dovrà però essere davvero significativa come è accaduto in Francia».

In Francia?
«Qui non si tratta di dare il via libera a due o tre centrali nucleari. Invece, come avvenne nel Paese Transalpino negli anni ‘70, occorre promuovere davvero un grande ritorno all’atomo. Solo così la svolta potrà avere successo e in tempi ragionevoli».

Ecco, i tempi. Poniamo che il prossimo anno alle lezioni vinca il partito dell’atomo. Quanto tempo ci vorrà per avere un’Italia nucleare?
«Se davvero ci si impegnasse su questo fronte potremmo vedere i risultati non prima del 2040».

Intanto però dal 2035 l’intero parco auto dovrà essere elettrico. Rimetto il dito nella piaga, saremo preparati?
«Sul nucleare purtroppo occorre attendere. Ci sono invece cose che si possono già fare oggi. Come le dicevo nel Pnrr alcuni progetti sono condivisibili, altri dei gravi errori».

Ce ne dice uno, di questi errori?
«Investire risorse legate alla produzione di idrogeno attraverso le rinnovabili mi sembra un enorme sbaglio. Sappiamo bene che in questo caso gli sprechi arrivano al 70%. Viceversa utilizzare quei fondi per rinnovare le la rete elettrica nazionale avrebbe una fortissima ricaduta positiva anche sul fronte delle rinnovabili»

Per quale motivo?
«Il nostro Mezzogiorno è ricco di sole e vento. Ma l’energia prodotta al Sud oggi non si può trasportare al Nord senza enormi sprechi. Investire i fondi del Pnrr in quest’ambito sarebbe una diretta spinta al green. E promuoverebbe un vero sviluppo del Sud».

Insomma l’Avvocato dell’atomo ha un’anima verde…
«Il problema del nostro Paese è che ci si divide, ci si scontra, ma non si spiega. Nucleare e rinnovabili non sono in contrasto. Sono entrambe energie pulite che possono garantire l’autonomia energetica del nostro Paese, basse tariffe per l’industria e bollette meno care per le famiglie».

Ed alimentare i milioni di veicoli elettrici…
«Ovviamente. Modernizzare la rete elettrica nazionale significa anche realizzare quella rete di migliaia di colonnine per la ricarica delle batterie delle auto che oggi mancano».

Le batterie delle auto. In molti affermano che lo smaltimento creerà enormi problemi di inquinamento…
«Se pensiamo di smontare una batteria dall’auto e buttarla in discarica il problema si presenterà drammaticamente. Viceversa il discorso cambia se si affronta la questione nel segno della circolarità dello smaltimento».

Che significa?
«L’auto elettrica è riciclabile per la maggior parte delle componenti. Ma occorre che i paladini della transizione green a Bruxelles come in Italia si impegnino anche a sostenere la nascita e lo sviluppo di quelle imprese ad alto contenuto tecnologico in grado di completare la circolarità del riciclo. Spero che questo venga fatto, altrimenti sono dolori».

Luca Romano “avvocato dell’atomo” nel 2020 ha aperto una pagina Facebook che in una manciata di mesi ha raggiunto i 200mila followers. E’ rimasto sorpreso? Comunque è una responsabilità….«Partendo dai miei studi mi sono reso conto che in Italia il tema non era trattato con onestà intellettuale. Da qui il mio impegno».

Si occuperà anche del problema dell’auto elettrica?
«Mi sembra che il tema sia… connesso».