331 visite 5 minuti 0 commenti

Follia del green, Testa: «Finiremo per importare auto elettriche cinesi»

In Approfondimenti, Auto
10 Giugno 2022
Chicco Testa: «In Europa mancano i materiali per la rivoluzione verde. Norma da rinviare»

Dopo la decisione dell’Europa contro le auto diesel e benzina

«Io poi mi faccio un a domanda… ma se l’auto elettrica presenta tutti i pregi di cui si parla, non si poteva lasciar fare al mercato, anziché imporla con la forza di una legge che mette al bando i veicoli diesel e a benzina dal 2035?». Chicco Testa è stato prima parlamentare della Repubblica, poi presidente dell’Enel e di Sorgenia, ma sopratutto è uno dei manager italiani più esperti sui temi ambientali. Lungi da lui la volontà di “boicottare “ la svolta green, il problema sono i tempi e il come la si fa. E probabilmente non c’era modo e momento più sbagliato di quello trovato poche ora fa dall’Europarlamento che ha votato il progetto sulle emissioni inquinanti.

Dottor Testa ci aspettano almeno una dozzina d’anni difficili?
«Guardi può sembrare tanto tempo ma considerando tutto quello che ci sarebbe da fare non lo è affatto. La prima questione sarà adeguare le infrastrutture di ricarica che sono poche e troppo lente. Poi c’è il grande tema dei materiali, a partire dal litio delle batterie che in Europa praticamente non esiste».

Pensa anche lei che la vera vincitrice di questa partita sarà la Cina?
«Intanto, non mi pare che nel resto del mondo ci sia lo stesso impegno che stiamo mettendo noi nella lotta alla riduzione della Co2. Poi, glielo dico con una battuta, penso che dal 2036 importeremo auto elettriche cinesi a tutto spiano».

Addirittura…
«…Beh consideri che si tratta di vetture che molto meno complesse e che necessitano di un know how decisamente inferiore rispetto a quelle tradizionali, se a questo ci aggiunge che loro hanno i materiali e noi no…».

Cosa sta sbagliando l’Europa?
«Beh sicuramente ha sbagliato i tempi».

Certo. Ma le direbbero, se rinviamo sempre la svolta non arriverà masi.
«Ho capito, ma non mi sembra questo un buon motivo per infischiarsene della guerra, dell’inflazione e del rincaro di tutte le materie prime. Le famiglie hanno la necessità di arrivare alla fine del mese prima di pensare al riscaldamento globale».

E il provvedimento sull’auto green rappresenta un ulteriore aggravio?
«Certo. Pensi solo ai permessi sulle emissioni che rappresentano una tassazione sulle imprese, oppure alla Carbon border tax, dei dazi sui beni importati in funzione della loro intensità di carbonio. Costi aggiuntivi che alla fine ricadranno sulle famiglie. Guardi che questo provvedimento rischia di diventare un boomerang».

In che senso?
«Nel senso che una certa narrazione ha fatto passare la transizione ecologica come un rivoluzione all’insegna dell’equità che avrebbe aiutato i poveri. Se invece nella pratica si dimostra un acceleratore delle diseguaglianze verrà meno anche quel consenso sociale che ancora oggi la sostiene. Come è impostata è una transizione che penalizza la parte più povera della popolazione».

Tutto questo mentre la sinistra brinda al provvedimento.
«La sinistra si è fermata alla parte dogmatica della transazione senza guardare alle conseguenze pratiche nel breve periodo».

Come mai?
«La trasformazione verde sia in Europa che in Italia è stata pensata in un momento precedente rispetto alla guerra tra Russia e Ucraina e con i prezzi delle materie prime che non erano ancora schizzati alle stelle. Non tener adesso conto di questo cambiamento vuol dire ragionare per ideologia senza capire che siamo sull’orlo di una crisi sociale. Ecco, in questo momento la priorità è evitare che questa crisi deflagri. L’inverno che arriva sarà molto difficile, ma la sinistra tutto questo non lo vede».

Colpa anche del governo Draghi: avrebbe potuto fare di più per aiutare le famiglie in difficoltà e sostenere il cambiamento?
«Guardi, il governo fa quel che può, noi abbiamo ancora un gigantesco problema di debito pubblico: fino a quando potremo andar avanti con una politica basata esclusivamente sui sussidi?

/ Articoli pubblicati: 35

Con una lunga esperienza nel settore economico, ha lavorato a Libero Mercato e Libero. È vicedirettore di Verità&Affari