In Italia le auto più vecchie d'Europa: 26 anni per sostituirle
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AutoPrimo piano Mer 03 aprile 2024

In Italia le auto più vecchie d'Europa: 26 anni per sostituirle

L'età media delle vetture in circolazione è di 12,5 anni. E le auto elettriche, più costose, rischiano di bloccare ulteriormente le vendite. In Italia le auto più vecchie d'Europa: 26 anni per sostituirle
Maurizio Cattaneo
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Maurizio Cattaneo

In Italia circolano le auto più vecchie d’Europa. E il divieto deciso da Bruxelles di vendere auto nuove diesel e benzina dal 2035, se non caleranno i prezzi delle vetture elettriche, potrebbe trasformarsi in un gigantesco boomerang con ulteriori aumenti di livelli di inquinamento. In ogni caso, nelle condizioni di mercato di oggi, per rinnovare il parco circolante in Italia alla media attuale di 1,6 milioni di veicoli venduti all’anno, ci vorranno almeno 26 anni. E’ quanto emerge dai dati aggiornati dell’Unrae,  l’Associazione delle Case automobilistiche estere che operano in Italia.

Un quarto di auto con un’età media di 12,5 anni

Quasi un quarto del nostro parco  circolante, spiega l’Unrae, è  precedente all’Euro 4, con un’età media di 12,5 anni. Ma una ulteriore e grande fetta ha un’età compresa tra 5 e 10 anni, e dunque resta in fascia inquinante. Tutto ciò rappresenta una vera e propria emergenza sia sul fronte della sicurezza che su quello ambientale. Anche perché le vendite che superano di poco il milione e mezzo di auto spingono la data del possibile ricambio completo al 2050. Che l’Italia sia la maglia nera d’Europa lo certificano i confronti  con la Francia (dove il parco circolante ha un’età media di 11 anni), con la Germania ( 10,1 anni) e con il Regno Unito dove si scende a 8,6 anni di media. Se poi prendiamo in esame anche altri veicoli, i dati diventano ancora più drammatici: i furgoni hanno un’età media di 18 anni, i veicoli industriali 14,5 anni, gli autobus si fermano a 11,6, rimorchi e semi-rimorchi 17 anni.

Auto nuove troppo care

Se negli anni precedenti si vendevano 2,5 milioni di auto all’anno nel nostro Paese, ora siamo  a 1,6 e difficilmente torneremo sopra i 2 milioni.  “Nel 2009 l’età media dei veicoli italiani era di appena 7,9 anni, in 14 anni invece siamo passati a 12,5 – ha spiegato Andrea Cardinale di Unrae nel corso di un’audizione in Senato. Significa che le persone hanno iniziato a cambiare sempre più tardi le loro auto, principalmente per motivi economici. “Tutto si è creato dopo Lehman Brothers – ha aggiunto Cardinali, -dunque ora l’Italia si ritrova con un parco auto vetusto, insicuro e inquinante”. Anche con una massiccia campagna di incentivi e prezzi più bassi delle elettriche ma anche delle endotermiche (il prezzo delle auto ha fatto un balzo del 35% in cinque anni), ci vorrebbero comunque degli anni per cambiare le vetture più datate. “Nei prossimi anni non vediamo un ritorno a 2 milioni di immatricolazioni – ha concluso il manager Unrae, – potremmo arrivare a 1,8 ma non di più”.

Il balzo di vendite delle auto usate

Significativa, nel considerare la capacità di spesa degli automobilisti italiani, l’ulteriore crescita del  mercato delle auto usate, col quattordicesimo mese consecutivo in territorio positivo. Gennaio (ultimi dati disponibili) si è chiuso infatti con un +15% sul 2023 anche se il dato resta inferiore al periodo pre-Covid.  Gli italiani continuano a prediligere le vetture di seconda mano a gasolio, con questa alimentazione al 45,7% di quota mercato, anche se in diminuzione di 1,8 punti percentuali. Dietro c’è la benzina al 39,5% (giù di 1,1 punti). Quindi, le ibride che occupano la terza posizione (6,4%), seguite da auto a Gpl (4,9%) e a metano (2,2%).

Infine, i trasferimenti netti di elettriche e ibride plug-in coprono rispettivamente lo 0,6% e lo 0,8%. La metà degli acquirenti punta su auto che abbiano più di dieci anni di età, mentre il 16,2% opta per veicoli fra i sei e i dieci anni, e il 12,9% per quelle da quattro a sei anni. I mezzi da due a quattro anni sono al 10,8%, quelli fra uno e due anni al 3,7%. Le vetture più fresche da zero a un anno viaggiano al 6,5%. Gli scambi privati/aziende riguardano il 57,9% di tutti i passaggi di proprietà. Al 37,9% quelli da operatore a cliente finale, quindi quelli provenienti da km 0 (3,4%) e dal noleggio (0,8%).

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