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ApprofondimentiAuto Lun 24 luglio 2023

Maxi piano del governo cinese per l'auto elettrica. E l'Europa trema

Pechino ha annunciato massicci investimenti alle proprie Case automobilistiche e per le infrastrutture green. E l'Ue? Pensa solo ai divieti Maxi piano del governo cinese per l'auto elettrica. E l'Europa trema auto elettriche
Maurizio Cattaneo
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Maurizio Cattaneo

Auto elettrica, maxi piano del governo cinese

Il governo cinese spinge l’auto elettrica. Pechino ha pubblicato un documento programmatico con misure per incrementare ulteriormente le vendite di veicoli nel Paese, concentrandosi principalmente sui cosiddetti veicoli a nuova energia, come auto elettriche, ibride plug-in e veicoli a idrogeno.

Le misure non includono solo incentivi finanziari, ma riguardano sempre più anche le infrastrutture. Anche se i singoli punti del documento strategico, firmato addirittura da 13 ministeri ( tra cui l’importante Commissione nazionale per lo sviluppo e la riforma, il ministero dell’Industria e della tecnologia dell’informazione e il ministero delle Finanze), sono relativamente generici, forniscono una chiara direzione. L’eliminazione graduale dei veicoli a combustione interna deve essere accelerata e le vendite di auto elettriche, ibride plug-in e veicoli a idrogeno.

Oltre all’estensione già annunciata dell’esenzione dall’imposta sull’acquisto per i veicoli a nuova energia , la costruzione di infrastrutture di ricarica verrà accelerata e le reti nelle aree rurali saranno migliorate per ricaricare i veicoli elettrici. Il governo vuole anche fornire maggiore sostegno alla creazione di stazioni di sostituzione delle batterie, la cui compatibilità deve essere migliorata. Gli operatori delle stazioni di ricarica e sostituzione delle batterie saranno incoraggiati a ridurre gradualmente i prezzi. Inoltre, il settore statale e i governi locali saranno sollecitati ad aumentare il numero di veicoli a nuova energia acquistati.  Con questo nuovo documento il governo cinese conferma di voler far crescere l’intera economia sulla base dell’automotive.

Perché il Celeste Impero punta sul green

Le autorità di Pechino sanno bene che la competizione sul motore endotermico ha un solo vincitore, ovvero le case automobilistiche occidentali. Ben diversa la partita sul fronte dell‘elettrico dove i produttori cinesi godono di indiscusso vantaggio. In primo luogo la Cina è praticamente monopolista in fatto di materie prime per le batterie (terre  rare ecc.) e per i mocrochip. Tutto questo, unito al basso costo della manodopera, permette alle Case cinesi di offrire sul mercato vetture  tecnologicamente alla pari con i modelli europei ma ad un prezzo più contenuto.

Sino a quando il mercato interno viaggiava a doppia cifra c’era posto per tutti, ma da poco più di un anno le vendite di auto in Cina hanno preso una piega preoccupante. Da qui l’intervento dall’alto del governo con forti politiche di sostegno all’industria nazionale scoraggiando i consumatori all’acquisto di auto occidentali diesel e benzina in favore dell’industria locale green.

L’assalto oltreconfine

Il nuovo massiccio sostegno di Pechino alle case nazionali non potrà però non avere ripercussioni anche in Europa. Nel Vecchio Continente è una decina d’anni che i marchi del Dragone stanno facendo tentativi, sempre meno timidi, di conquistare quote di mercato. Ora che il loro mercato interno langue, questa presenza si fa sempre più  consistente.

Un report di  TrendForce, leader mondiale di statistiche di mercato, stima che a fine 2023 le auto elettriche cinesi potrebbero raggiungere una quota mercato del 9% nel Vecchio Continente. Secondo il report sono Volvo (della cinese Geely dal 2010) e  Mg  (ora di proprietà della cinese Saic) i marchi che stanno ottenendo i migliori risultati. Nel caso specifico il prezzo, come detto, gioca un ruolo fondamentale, soprattutto nello scenario europeo attuale, colpito dall’inflazione e dall’innalzamento dei prezzi.

Ma il costo più basso non è l’unico fattore, anche perché molti modelli cinesi puntano alla fascia alta del mercato. In questo caso la  facilità di accesso ai componenti fondamentali permettono tempi di consegna più brevi, e disponibilità quasi illimitata dei modelli a listino.  Infine c’è il fattore design. L’industria europea, che per decenni ha fatto da apripista a nuove forme e tendenze, oggi sembra faticare maggiormente a trovare nuovi schemi estetici. I marchi cinesi non hanno invece paura di sperimentare ( ed a volte copiare, migliorandole) le soluzioni più moderne legate al concetto di green.

Industria Ue indifesa

Ma ciò che fa la differenza, in questo momento di transizione, sono soprattutto le politiche (ed i fondi pubblici) a difesa delle industrie nazionali. Già due anni fa il Dipartimento dell’Energia americano ha varato progetti finanziati dal fondo di 2,8 miliardi di dollari per portare negli Stati Uniti la produzione delle batterie per le auto elettriche e l’estrazione e lavorazione di materiali come litio, cobalto, nichel e grafite.

Il finanziamento rappresenta la prima fase di un totale di 7 miliardi di dollari previsti  per incentivare la produzione di energia pulita ed il settore delle auto elettriche nel Paese. Ma il pianoo voluto da Biden prevede anche bonus per l’acquisto dell’auto fino a 7 mila dollari, a patto che la vettura in questione abbia almeno il 65% di componenti prodotti negli Stati Uniti. Anche la Cina, come stiamo vedendo, mette in campo fondi e progetti a salvaguardia delle industrie nazionali.

E l’Europa? Salvo decidere diktat contro le auto diesel e benzina (e mettere in crisi le case automobilistiche europee) l’Ue non sa fare. Manca una vera e massiccia politica sull’auto. E l’ Sos lanciato nei confronti di una transizione, che secondo gli esperti cancellerà 600 mila posti di lavoro e parte dell’industria dei Paesi Ue, viene semplicemente ignorato.

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