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Rialzo dei tassi, facciamo in fretta: ricompriamoci il debito dalla Bce

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21 Giugno 2022

L’analisi sul debito dell’Italia

L’impatto della guerra tra Russia e Ucraina ha aumentato i rischi sulla stabilità finanziaria. La reazione dei mercati all’invasione da parte della Russia ha scatenato un incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime con la conseguente crescita dell’inflazione ed un netto peggioramento delle condizioni finanziarie di tutte le principali economie mondiali.

Tutti oggi stiamo facendo i conti con il peggioramento delle condizioni di vita e purtroppo il peggio non è alle spalle. Anzi molti indicatori dimostrano il contrario. Ad esempio il netto rialzo del gas che oscilla intorno ai 150 euro al megawattora dopo che Gazprom ha deciso di ridurre le forniture di gas del 60% alla Germania e del 40% in Italia. Anche il costo del petrolio che ad oggi viene valutato 117 dollari al barile ha raggiunto, rispetto alla valutazione di venerdì 31 dicembre 2021 (prezzo del Brent 77,8 dollari al barile), un incremento del 66%. Insomma, non c’è da stupirsi se l’inflazione a maggio 2022 è arrivata al 6,9% rispetto al 3,9 % su base annua del 2021, una bella differenza.

A causare questo significativo incremento dei prezzi sarebbe stata la coincidenza di una serie di fattori che hanno avuto un impatto devastante sulle spese domestiche, dall’aumento dei costi delle materie prime, dalle tensioni geopolitiche e il costo crescente dell’energia. I rincari hanno pesato particolarmente sulle famiglie che hanno dovuto subire anche un rialzo dei tassi da parte delle Banche centrali. Il presidente della Federal Riserve ha aumentato i tassi di interesse dello 0,75% (una batosta che non si riscontrava dal 1994) agganciando questa decisione all’andamento dell’inflazione che a maggio ha raggiunto l’8,6%.

Le dichiarazioni della Bce

Dopo le dichiarazioni della Bce, che hanno causato il crollo dei mercati azionari nonchè il rialzo dello spread sul Bund, (che era arrivato a toccare i 252 punti base, portando ad un rialzo del rendimento del Btp settennale al 3,75%), la Bce, con una giravolta, ha comunicato di avere allo studio un progetto denominato “anti spread”. L’Eurotower ha annunciato anche una maggiore sensibilità nei reinvestimenti sui titoli di Stato in scadenza nel portafoglio del programma attivato per l’emergenza pandemica.

Ma l’aspetto più importante riguarda lo strumento contro la frammentazione che dovrebbe rappresentare una salvaguardia necessaria per bilanciare una corretta politica monetaria per riportare l’inflazione al 2% a medio termine. Vista la situazione descritta questa strada ci sembra quasi impossibile da percorrere. Ricordiamoci che in un comunicato della Commissione del 2021 la stessa definiva lo scatto dell’inflazione una «turbolenza temporanea» destinata a calmarsi nel corso del 2022. Quindi l’Italia continuerà ad indebitarsi pagando interessi sempre elevati sulle nuove emissioni di Btp e, purtroppo, il nostro debito pubblico continuerà ad ingigantirsi.

Il Ceo di Banca Intesa, Carlo Messina, dal palco della seconda giornata promossa dall’Osservatorio permanente Giovani-Editori di Young Factor, dice sostanzialmente: «Qui bisogna fare dei piani che accelerino la crescita ma che sul fronte del debito pubblico si riduca la dipendenza dalla Bce, ed evoca la necessità dell’indipendenza finanziaria dell’Italia». In sostanza rappresenta quello che diciamo noi: ricompriamoci il nostro debito pubblico.

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