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Staccarsi dai due Mario è la grande occasione nelle urne

In Commento, Primo piano
25 Settembre 2022

C’è una grande occasione nelle urne italiane del 25 settembre: staccarsi dai salvatori della patria come i due Mario, Monti e Draghi. Non è una situazione normale quella che ha vissuto l’Italia nell’ultimo decennio, con un Parlamento che non ha mai avuto una maggioranza politica e gli uomini del destino chiamati a reggere un paese senza mai avere avuto un consenso dagli italiani. Mario Monti nel 2011 e Mario Draghi nel 2021 hanno avuto larghissimo supporto parlamentare in entrambi i casi con forze politiche costrette a farlo perché messe all’angolo dai vari avvenimenti e di fatto impedite di fare una vera scelta.

Ritorno alla normalità

i quattro leader in campo

Non può essere quella la normalità, ma lo è diventata in questi anni con la politica commissariata dai mercati, dagli establishment, dalle spinte che arrivavano dall’estero e un po’ anche dalla stessa incapacità di tenere la barra dei leader che hanno avuto la loro occasione. Tre governi e due diverse maggioranze nella legislatura 2013-2018 e altri tre governi con tre diverse maggioranze nella legislatura che si sta concludendo con leggero anticipo.

Politicamente instabili

Non sono medaglie che un paese può mettersi sul petto, perché nella comunità internazionale siamo considerati politicamente fragili come mai era accaduto nella storia: all’epoca della vecchia dc i presidenti del consiglio cambiavano con grande frequenza e spesso duravano solo mesi, ma le maggioranze no. Erano sempre quelle con piccole e poco significative variazioni in un sistema bloccato fino alla caduta del muro di Berlino.

Lo scatto che ci mette a nudo

Mario Draghi parla all’Onu

Non è questione di uomini, ma di politiche. Abbiamo avuto in questi mesi al comando Draghi che era l’italiano più conosciuto, apprezzato e ricercato all’estero, ma la fragilità dell’Italia anche con lui alla guida e con una maggioranza parlamentare così larga era sotto gli occhi del mondo. E si è visto negli ultimi giorni, quando il Draghi senza l’Italia alle spalle è stato del tutto ignorato all’assemblea generale dell’Onu, costretto a parlare davanti a banchi totalmente vuoti, come non è accaduto invece nemmeno al presidente della Mongolia o a chi guidava l’ultimo dei paesi africani.

MARIO DRAGHI
MARIO MONTI

Il voto di oggi può servire anche a questo, a staccare da questi dieci anni di giostra continua. A ritrovare orgoglio, stabilità politica e un po’ della normalità di tutti gli altri paesi. È la grande occasione per avere una maggioranza politica nel nuovo parlamento, qualunque essa sia.

Una maggioranza possibile

Una maggioranza scelta dagli elettori, che sia a guida Giorgia Meloni come previsto dai sondaggi finché li abbiamo visti, o a guida di uno qualsiasi degli altri suoi concorrenti. Ma una maggioranza con l’imprimatur popolare che ha la responsabilità di governare per cinque anni, affrontando tutte le difficoltà che ci saranno e con tutti gli errori che capiterà di fare. Naturale che chi ha il cuore a destra non esulti se vince la sinistra e viceversa. In ogni paese c’è una maggioranza e c’è una opposizione, fa parte della normalità.

La speranza di un risultato chiaro

Quel che serve all’Italia è un risultato elettorale chiaro: uno vince, conquista la maggioranza dei seggi, governa e viene giudicato sui risultati ottenuti. È invece giunto il momento di lasciarci alle spalle quell’idea che si è rivelata profondamente sbagliata di agognare l’assenza di qualsiasi maggioranza per invocare il governo dei migliori e la guida di presunti uomini o donne del destino: propaganda a parte sono in realtà le situazioni che indeboliscono di più l’Italia all’estero.

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Direttore Responsabile Verità&Affari

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