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L’Ue non deve temere di dissolversi, la sua forza è nelle diversità

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12 Luglio 2022

Globalizzazione e multinazionali

Si pensava che la globalizzazione avrebbe ridotto la povertà diffusa. Invece ne hanno tratto vantaggio le multinazionali che, favorite da compiacenti realtà fiscali, dettano condizioni politiche ed economiche. Alterando i processi di concorrenza per l’espulsione dai mercati della cultura del piccolo e della tradizione locale. Osannata poi considerata male assoluto. Certamente l’irreversibile processo della digitalizzazione sta aprendo orizzonti impensabili. La virtualità del metaverso incrementerà relazioni di tanti soggetti. Che, pur in una stanzialità locale, navigano e si collegano con ambienti lontani che l’etere avvicina. Non contatti personali ma impersonali nella modalità del metaverso, appunto. Dino Buzzati, ne Il Deserto dei Tartari, ha previsto e annunciato l’evento futuro di un orizzonte lontano, imprevisto ed irrealizzabile.

Fu il dramma del tenente Drogo. Potrebbe diventare della intera umanità. In Ucraina le armate russe avanzano su macerie, il resto è nulla. Le conseguenze politiche ed economiche, potrebbero essere devastanti perché sconvolgeranno i geoassetti del globo. La democrazia è in caduta libera. Avanzano governi confessionali o autocraticamente laici. Quello laico si impone con forza animalesca, quello religioso con il fanatismo delle bombe umane. Le primavere arabe sembravano aver dato alla Tunisia molte libertà civili. Ora in via di cancellazione per volontà del suo capo dello Stato che, sciogliendo il Parlamento, non ha fatto mistero di finirla con la democrazia rappresentativa e con il ruolo dei partiti. Con un prossimo referendum si ripristinerà la Umma. Nel Corano la comunità dei cittadini credenti in stati-nazioni nei quali vige la legge islamica. Il paese rivierasco dirimpettaio dello Stivale diventerà uno Stato confessionale. In Libia, anch’esso paese di fronte, Francia e Usa abbatterono il sanguinario dittatore Gheddafi. Aprés lui le déluge.

Guerra civile con appetiti turchi, russi e cinesi. Senza dimenticare il terrorismo islamico. Le coste italiane, virtuale confine marino della Europa, vivranno un metaverso fisico di invasori di ogni razza che poi saliranno in altri paesi in Europa. Minando le fondamenta accresceranno povertà e disordini. Il timore di una espansione russa ha rinsaldato l’alleanza atlantica, sotto l’ombrello dello zio Sam, però. Paura che il Vecchio Continente non deve avere, come predicava con forza il grande pontefice Wojtyla. La preoccupazione per un futuro incerto che possa dissolvere l’Europa è tanta. Gli egoismi nazionali miopizzano i governanti. Più politici che statisti. Da una parte falchi apodittici. Dall’altro tenere colombe che non arrossiscono per i debiti da sprechi. Non ci sarà difesa contro l’avanzata cinese, russa e financo turca, ora alleata, senza l’unione politica. Gli Usa, nostri protettori in crisi esistenziale democratica, consolidano l’impero economico attraverso le multinazionali che dettano agende domestiche ed internazionali. L’Europa è ricca di storia nelle sue province. Le diversità di usi e costumi sono notevoli. Paradossalmente dalle loro disuguaglianze può nascere l’uguaglianza europea. Purché non governata da burocrazia autoreferenziale ma da quella laicità pragmatica che non disdegna la scala dei valori, facendo risaltare le ricchezze regionali.