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Allarme latte: con la crisi rischiamo di perdere i nostri formaggi tipici

In Cronaca
21 Ottobre 2022

L’Allarme stalle di Coldiretti

L’allarme lo lancia Coldiretti in occasione dell’apertura ufficiale della Fiera agricola e Zootecnica di Montichiari, una delle manifestazioni internazionali più importanti del settore: il mondo del latte italiano è in crisi. Il problema energetico e le grane burocratiche rischiano di affossare la filiera casearia delle zone di montagna, uno scrigno di ricchezze enorme per la nostra gastronomia.

Latte Trento in difficoltà

Le produzioni, in questa situazione, non possono continuare in molti casi. L’ultimo stop delle attività annunciato è quello di Latte Trento. A causa dei costi ha bloccato la produzione di Trentingrana con la chiusura del caseificio di Pinzolo. Ora le difficoltà sono nella distribuzione con i supermercati che restano con gli scaffali vuoti.

Problema bollette e stalle di montagna

I motivi che causano gli stop ruotano attorno alla crisi energetica. “A strozzare gli allevatori italiani è un’esplosione delle spese di produzione in media del 60% legata ai rincari energetici, che arriva fino a +95% dei mangimi, al +110% per il gasolio e addirittura al +500% delle bollette per l’elettricità necessaria ad alimentare anche i sistemi di mungitura e conservazione del latte”, spiega Coldiretti. Particolarmente drammatica la situazione delle stalle di montagna, sottolinea Coldiretti, dove il caro bollette sta costringendo aziende a chiudere e ad abbattere gli animali, con un calo stimato della produzione di latte del 15%. Ma a rischio c’è l’intero patrimonio caseario tricolore con 580 specialità casearie tra 55 Dop (Denominazione di origine controllata) e 525 formaggi tipici censiti dalle Regioni.

Non solo energia

Ma non ci sono solo gas ed elettricità. “Allo tsunami scatenato dalla guerra in Ucraina si aggiunge il problema della revisione della direttiva sulle emissioni industriali che finisce per equiparare una stalla con 150 mucche o un inceneritore o a una fabbrica altamente inquinante andando a colpire circa 180mila allevamenti ed esponendoli al rischio chiusura con un effetto domino sulle attività collegate“, ha concluso Coldiretti.