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Scoppia la bomba del bonus 110% e Draghi adesso studia la marcia indietro

In Cronaca
19 Giugno 2022

Il caos sul bonus 110%

Racconta in privato un ministro dell’attuale governo in carica: “Sul bonus 110% e sul reddito di cittadinanza quando attraverso l’Europa per ragioni istituzionali mi prendono tutti in giro. Ma davvero non c’è più disoccupazione in Italia perché li pagate tutti tenendoli a casa? E non è una barzelletta quella per cui sui lavori di ristrutturazione a casa lo Stato riconosce il 110% della spesa effettuata? Fantastico, dovremmo proporlo anche noi in campagna elettorale che si vince facile così…”. Ironia a parte, la cosa si sta facendo un pizzico più seria per l’Italia. Perché nel pool di tecnici che tengono sotto controllo i conti pubblici anche prima di procedere con nuove erogazioni di prestiti legati al PNRR si stanno iniziando a cercare gli effetti di quel bonus. Quelli certi sui crediti di imposta che fanno inevitabilmente diminuire le entrate, e quelli assai più incerti sulla crescita di fatturato che dovrebbe compensarle.

La ricerca non è semplice, perché il meccanismo della cessione di quei crediti sposta temporalmente il danno sulle entrate, alzando un bel po’ di polvere per confondere le cose. Ma lo stop alla cessione infinita deciso da Mario Draghi qualche nodo al pettine sta iniziando ad evidenziare. E si capisce perché il premier da mesi frena su una misura che resta bandiera per gran parte del Movimento 5 stelle. Fosse stato per lui, sarebbe già saltata da un pezzo, ma la necessità di navigare in mezzo a tempeste di ben altro tipo lo ha costretto a modifiche più morbide. Il problema però esiste e rischia di diventare una valanga per l’Italia. Magari non nei prossimi mesi, in cui ancora lo scudo personale di Draghi eviterà di mettere in dubbio la solidità dei conti pubblici italiani. La pistola però è carica nel cassetto pronta ad essere sfoderata dalla commissione europea quando l’orientamento politico italiano dovesse prendere strade diverse, come accadrà prima o poi con lo scioglimento della legislatura e il voto.

Inizia a rendersene conto anche qualcuno all’interno del Movimento 5 stelle, che la bandiera dei bonus aveva sventolato in modo assai propagandistico in questi anni. La prova è venuta dalla interessante intervista concessaci da Stefano Buffagni e pubblicata ieri su Verità&Affari. Proprio sul bonus 110% l’autorevole esponente del movimento oggi guidato da Giuseppe Conte ha riconosciuto più di una pecca nell’applicazione aprendo alla possibilità di modifiche. “Qualche correzione”, ha spiegato Buffagni, “può essere forse giustificata. Credo che in futuro la misura dovrebbe essere rivista abbassando l’incentivo. Così com’è certo che ha avuto l’effetto di ledere la concorrenza. Una richiesta superiore all’offerta e i prezziari standard hanno, infatti, portato tutte le imprese interessate a chiedere il massimo delle cifre rimborsabili, senza paura che qualcun altro potesse soffiargli il cliente proponendo uno sconto. Così si è drogato il mercato per tutti, anche per chi non ricorre ai bonus e questo sta già facendo collassare il sistema con effetti contrari agli obiettivi”.

Nell’entourage di Draghi queste considerazioni sono state fatte da tempo, quasi addossando ai pacchetti di bonus del governo precedente la vera responsabilità sull’inizio di corsa al rialzo dell’inflazione italiana, che in effetti è avvenuto mesi e mesi prima che scoppiasse la guerra in Ucraina e anche a prescindere dai rincari delle materie prime energetiche. Che accadrà dunque? Che già questa estate si innesterà una robusta marcia indietro in modo da frenare il più possibile il sistema del bonus come il business dei crediti di imposta che ne deriva. Verrà corretto in tempi assai brevi il bonus per farlo mano mano adagiare alla sua scadenza ed entro la legge di bilancio l’intenzione dell’esecutivo è quella di correggere in maniera non solo simbolica anche il reddito di cittadinanza. Non è in discussione in questo caso la misura di sostegno alla povertà, ma il meccanismo di traghettamento al mondo del lavoro che nei fatti è stato del tutto inesistente in questi anni. L’intenzione è quella di fare perdere il reddito se arriva una proposta di lavoro rifiutata cercando di bypassare il sistema dei centri per l’impiego e dei navigator che certamente non hanno funzionato. Si sta lavorando sulla possibilità di coinvolgere società private di somministrazione del lavoro consentendo un piccolo margine per ogni recupero all’attività di chi sta prendendo il reddito di cittadinanza, che ovviamente sarebbe perso in caso di rifiuto a certe condizioni prefissate. 

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Direttore Responsabile Verità&Affari

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