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Dopo le automobili, ora Bruxelles vuole cancellare anche il vino italiano

In Approfondimenti, Cronaca
16 Giugno 2022
Si va verso l’azzeramento dei contributi a bottiglie e salumi, i nostri prodotti tipici

I pericoli per il vino italiano

Dopo lo stop al diesel ecco l’Europa che corre verso il divieto di Chianti Classico. Avrebbe detto Nanni Moretti di fonte a una Sachertorte «continuiamo così, facciamoci del male». Ma erano i tempi del Pci che nel ’57 aveva votato contro i trattati europei. Oggi a Strasburgo tutti allineati e coperti (anche se ora criticare la Banca centrale europea è ammesso) dietro la maggioranza Ursula che sta distruggendo l’agricoltura italiana.

Il rischio dei finanziamenti

È cominciato ieri l’esame dell’allocazione dei fondi promozionali in seno al Comitato dell’organizzazione comune dei mercati agricoli. Da quel che si capisce il vino italiano sarà cancellato dai finanziamenti così come tutti i salumi. Sono a rischio oltre 200 milioni, ma soprattutto si fa passare l’immagine che questi prodotti non siano salutari. È chiarissima la scelta dell’Europa di chiudere con le produzioni agricole tradizionali e di qualità colpendo la dieta mediterranea. Torna l’attacco grazie all’etichettatura a semaforo e la lotta è tutta attorno alle quote di mercato dell’export dove l’Italia ha la leadership e che interessano moltissimo le multinazionali. La Commissione dovrà ratificare le deliberazioni del Comitato Ocm, ma il lavorio sotterraneo delle lobby a Bruxelles sta arrivando all’obbiettivo: smantellare il made in Italy dell’agroalimentare cominciando da vini e salumi.

Le fabbriche di latte senza vacche

Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione non molla la presa: lui vuole fare spazio al cibo iper-processato delle multinazionali e porta avanti il Farm to Fork, finanzia le fabbriche di latte senza vacche, di bistecche senza manzo, vuole imporre la dieta vegana e insiste che agricoltura e ambiente sono incompatibili al punto che vuole farci mangiare alligatore del Nilo e macedonia di tarme e cavallette. Il bello è che nei giorni della (molto strumentalizzata) guerra del grano da Bruxelles si sono levati alti lai contro la fame nel mondo e la necessità di tornare a produrre in Europa.

La semina a ottobre

Ci avrebbero perciò sbloccato, dopo decenni di regime di quote tese ad abbattere le produzioni: dal latte al vino passando per la pesca, 200 mila ettari da seminare a grano. Peccato che la semina si fa a ottobre e che se non si mette mano all’irrigazione dei campi sono vacue promesse. Ciò detto però della politica agricola comune da sospendere, riformare, adeguare alle sfide di mercato non si parla più. Ma viene rilanciato con forza il Farm to Fork, il programma eco-nutrizionale europeo che prevede di lasciare i terreni incolti, di penalizzare tutte le produzioni che contrastano con il Nutri-score (la famigerata etichetta a semaforo inventata da un epidemiologo francese Serge Hercberg che piace tanto alle multinazionali impegnate a sostituire con la chimica i cibi agricoli) e di azzerare di fatto il sistema delle Dop.

Made in Italy sotto attacco

La scusa? L’Europa pensa alla salute! A dire che si sta di nuovo lavorando in questa direzione è una dichiarazione esplicita della Commissaria alla Salute Stella Kyriakides che ha affermato nei giorni scorsi: «Abbiamo solo messo in pausa la strategia Farm to Fork causa guerra in Ucraina ed emergenza alimentare, ma l’ambizione di fondo resta quella: produrre solo cibi che non impattano sulla salute e sull’ambiente». La conseguenza? Un attacco forsennato al made in Italy che vale in termini di export 52 miliardi di cui 18 dalla cosiddetta Dop economy. Nel silenzio assordante del governo è arrivata come un atto d’accusa una lettera di tutto il mondo del vino – da Alleanza Cooperative a Federdoc, da Unione vini a Federvini da Cia a Copagri e Confagricoltura – indirizzata a Paolo Gentiloni, commissario europeo all’Economia, e
a Stefano Patuanelli, ministro agricolo pentastellato in cui si denuncia: «La strategia Farm to Fork e le pressioni della direzione generale Salute di Bruxelles condizionano le prossime politiche di promozione agricola della Commissione europea, ci risulta che il documento di lavoro per la prossima annualità potrebbe prevedere un’ulteriore penalizzazione per i prodotti a Indicazione geografica (Dop/Igp) e al contempo stia valutando l’esclusione dai programmi promozionali di alcuni prodotti particolarmente sensibili per la produzione agroalimentare italiana, come il vino e le carni». Tradotto. Vengono tagliati tutti i fondi alle eccellenze italiane. L’allarme è molto serio perché ieri si è cominciato a discutere in sede Ocm. Giova ricordare che il vino per l’Italia vale 15 miliardi di fatturato di cui 7,3 all’export.

La battaglia sul Nutri-score

Contemporaneamente è in corso la battaglia sul Nutri-score. Per adesso a Bruxelles la fa in particolare la Lega. Le eurodeputate Silvia Sardone e Luigia Regimenti hanno fotografato in un fast food francese e a Bruxelles le famose etichette che promuovono gli hamburger con formaggi e salse e bocciano l’olio extravergine di oliva. Il concetto del Nutri-score è sbagliato: paragona gli alimenti in base a una quantità fissa, non tiene conto delle sostanze chimiche, è un algoritmo basato su quattro parametri: zucchero, sale, grassi e proteine e neppure distingue la qualità dei nutrienti. Ma è la nuova bibbia salutista ecologica dell’Europa che di fato spinge verso la dieta vegana. La stessa dieta che i nutrizionisti inglesi hanno messo sotto accusa perché a lungo andare provocherebbe danni alla salute che Jayne Buxton ha elencato nel suo ultimo saggio affermando anche che non è affatto vero che mangiare vegano salva il pianeta.

La paella fatta con le larve

Il problema è la risposta che danno gli inglesi. Un team di ricerca dell’Università di Cardiff e dell’Uwe di Bristol ha fatto uno studio sulle fonti alternative di proteine per sostituire quelle di origine animale nelle mense scolastiche. Ebbene hanno osservato che gli sfarinati di circa 2 mila differenti insetti possono dare un buon apporto nutrizionale. Hanno inventato anche il Vexo, una specie di paella dove il riso è sostituito dalle larve della farina, il pollo e il maiale dalle cavallette e restano solo i peperoni a testimonianza delle verdure. È peraltro la dieta che immagina Frans Timmermans. Peccato che l’Unesco abbia sancito che la migliore del mondo è quella mediterranea, la nostra che oggi l’Ue vuole distruggere.