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Ogni anno un buco da 14 miliardi, gli statali zavorrano le pensioni degli italiani

In Cronaca, Primo piano
20 Settembre 2022

Il passivo record delle pensioni

Quattordici miliardi di euro, miliardo più miliardo meno a seconda degli anni. È il passivo record che produce ogni anno la gestione dei dipendenti pubblici nei conti dell’Inps. Nessuna gestione fa peggio, da tempo ormai, nell’intera galassia dei fondi dell’Istituto. E soprattutto il “buco” è in crescendo ogni anno che passa. Il 2020, l’anno della pandemia, l’ex Inpdap, la cassa di tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, assorbita dall’Inps ormai dieci anni fa, aveva chiuso con una perdita di ben 14 miliardi, il 2021 ha di fatto bissato il rosso.

E l’anno prima nel 2019 la perdita fu di 12,5 miliardi. Ora il bilancio preventivo per il 2022 dell’Inps, indica un rosso dell’ex cassa dei dipendenti della sfera pubblica ancora sopra i 14 miliardi. E a pesare di più all’interno della ex mega-cassa della pubblica amministrazione sono soprattutto i dipendenti degli enti locali riuniti sotto la sigla Cpdel che da soli su un deficit di 14 miliardi ne apportano ben 10.

I conti dell’Inps

Pare quindi che la voragine si sia stabilizzata, ma sempre di perdite colossali si tratta. E soprattutto è la dinamica dei buchi di bilancio dell’ex Inpdap a impressionare. Dalle relazioni dell’Inps emerge infatti un filotto di segni meno che dal 2014 porta la perdita cumulata della gestione dei pensionati di Stato, Regioni, Comuni a quota 90 miliardi in soli 9 anni. Un disastro per i conti totali dell’Inps. E le perdite hanno portato a erodere l’intero patrimonio della gestione pubblica che oggi viaggia con il segno meno per 64 miliardi.

Ma da dove arriva questo potente squilibrio economico finanziario? Tra tutte le gestioni amministrate dall’istituto di previdenza è quella che ha il rapporto più tirato tra flussi in entrate di contributi e flussi in uscita per pagare le pensioni. Il rapporto ormai sfiora l’unità, cioè per ogni dipendente in attività, c’è un pensionato. Per fare un paragone la gestione più importante dell’universo Inps, quella dei dipendenti privati, il Fpld, vanta un rapporto del 168% tra attivi e pensionati contro il 106% dell’ex Inpdap.

Il comparto della previdenza dei lavoratori pubblici è da tempo in disequilibrio dato che per 3,3 milioni di lavoratori ci sono ben 3,15 milioni di pensionati. E a rendere palpabile la forchetta tra entrate contributive e uscite per pagare le pensioni basta un numero. I contributi versati dai lavoratori e dai datori di lavoro che entrano ogni anno valgono poco meno di 60 miliardi di euro, a fronte di pagamenti per le prestazioni pensionistiche di oltre 76 miliardi, cifra destinata a salire, secondo il rapporto di previsione al 2022, a quota 80 miliardi. Del resto per l’intero Inpdap pesa la forbice tra i contributi versati da ognuno degli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici e il valore medio delle pensioni erogate agli oltre 3 milioni di pensionati Inpdap.

Il rapporto

Come descrive l’ultimo rapporto del Centro Studi di Itinerari previdenziali il contributo medio versato è di poco più di 12mila euro pro capite rispetto a una pensione media sempre pro capite di 25mila euro. Il doppio dei flussi di entrate per pagare le pensioni in essere. Con una situazione di questo tipo andare in perdita diventa automatico. Tra l’altro le pensioni degli ex dipendenti pubblici sono in media più alte di un 40% rispetto alle pensioni del Fondo lavoratori dipendenti.

Il trasferimento

Sul modesto apporto di contributi incide anche il fatto che lo Stato per anni non ha versato la propria parte di contribuzione come datore di lavoro e oggi c’è un trasferimento automatico di circa 10 miliardi per recuperare il mancato gettito dell’epoca.
Non solo ma per quanto riguarda la Cpdel, il sottosettore più in perdita, molti Comuni in dissesto non hanno mai versato la contribuzione come datori di lavoro. E così qualcuno deve pur ovviare al pesante deficit cronico della gestione dei dipendenti pubblici, a partire da quella più in difficoltà, la Cpdel.

Ci pensa lo Stato, e quindi la fiscalità generale, con i trasferimenti annuali che ormai a livello di sistema complessivo Inps superano ogni anno i 140 miliardi, ma anche le altre gestioni in capo all’Inps, che si fanno carico del buco da 14 miliardi che ogni anno la gestione dei dipendenti della pubblica amministrazione lascia in eredità all’Inps. Una zavorra che tarpa pesantemente le ali alla macchina delle pensioni degli italiani.