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Cartelle esattoriali, manca un miliardo. Il governo pensa di riaprire la rottamazione

In Approfondimenti, Cronaca
9 Giugno 2022
Entro fine luglio dovranno invece essere pagate tutte le cartelle in scadenza nel 2021 che comunque è stato un anno nero per gli imprenditori

La riapertura della rottamazione 

Un miliardo di buco per la rottamazione ter e il saldo e stralcio al 30 aprile. Con 250mila contribuenti che non sono riusciti ad onorare i pagamenti. Il dato sui mancati incassi non è ufficiale, ma preoccupa molto Palazzo Chigi che sta studiando l’ennesima riapertura e rateizzazione. «Come se questa poi fosse la soluzione – spiega un fonte anonima – è evidente che la gente aderirà nuovamente per bloccare le procedure esecutive e poi non pagherà perché non ce la fa».

Redde rationem a luglio

Ma il peggio deve ancora arrivare perché a fine aprile 2022 era previsto il pagamento delle rate non versate nel 2020 congelate a causa Covid. Entro fine luglio dovranno invece essere pagate tutte le cartelle in scadenza nel 2021 che comunque è stato un anno nero per gli imprenditori, soprattutto nel turismo, e nel commercio. «Forse i ristoratori avranno un po’ di soldi per pagare perché la loro attività è ripartita, ma come faranno i proprietari di cinema o di teatri? E quelli che hanno perso il lavoro» prosegue la stessa fonte.

Tutto previsto

Il peggio è che il governo sa da un pezzo che le cose andranno in questo modo. É tutto scritto nero su bianco nella risposta del sottosegretario al Tesoro, Maria Cecilia Guerra all’interrogazione n. 3-03022 presentata dal sentaore del Movimento 5Stelle, Emiliano Fenu lo scorso 17 febbraio. «Alla data del 1° gennaio 2022 — e quindi dopo il termine di pagamento di dicembre 2021 di tutte le rate originariamente in scadenza durante gli anni 2020 e 2021 — i contribuenti con un piano di versamento ancora in essere (con rate da pagare negli anni 2022 e nel 2023) o che hanno già concluso entro i termini i versamenti delle somme dovute sono circa 718 mila (il 57 per cento del totale), mentre circa 532 mila (il 43 per cento del totale), non avendo corrisposto entro il maggior termine del 9 dicembre 2021 le rate originariamente in scadenza negli anni 2020 e 2021, hanno perso i benefici della definizione agevolata» si legge nel testo.

Quindi poco meno della metà è uscita dalla rottamazione. Con quali effetti per le casse pubbliche? «Si stima che, per gli anni 2022 e 2023, circa 2,45 miliardi di euro complessivi non saranno suscettibili di essere riscossi attraverso gli istituti in argomento (cosiddetta “Rottamazione-ter” e/o cosiddetto “Saldo e Stralcio”)» spiega Guerra. Fermo restando la possibilità per l’Agenzia di ripartire con le procedure tradizionali di riscossione. «Detto importo corrisponde a circa il 20 per cento in meno rispetto alle previsioni aggiornate dopo le prime scadenze» precisa il viceministro nel documento che mostra chiaramente come esista un problema di notevole rilevanza. Difficile infatti immaginare che chi non ha pagato nella definizione agevolata possa poi versare il dovuto senza sconti e more.

Governo non pervenuto

Nonostante, la situazione sia chiara da tempo, anche l’esecutivo di Mario Draghi punta a piazzare solo una pezza a colori riaprendo i termini della rottamazione. Ma tenendosi ben lontano dall’ affrontare una questione che rischia di trasformarsi un buco nel bilancio dello Stato. Un buco all’interno del magazzino dei crediti non riscossi che ha sfondato il tetto dei 1.100 miliardi di euro, come ha riferito il direttore dell’agenzia delle Entrate Enrico Maria Ruffini il 7 aprile scorso rispondendo alle domande dei parlamentari in commissione sul federalismo fiscale. Si tratta di «un magazzino unico al mondo. Nessuno tiene un magazzino di 22 anni di crediti non riscossi. Si fanno delle scelte» aveva chiarito Ruffini. Il discorso non fa una piega, anche perché si fosse comportato così un imprenditore nel bilancio della sua azienda, senza un adeguato fondo rischi, sarebbe stato accusato di falso in bilancio. Nella migliore delle ipotesi.

Boom salvasuicidi

Non può sorprendere quindi il fatto che stiano lievitando le domande di artigiani, imprenditori agricoli, consumatori e famiglie (i cosidetti soggetti non fallibili) per beneficiare della legge 3 del 2012, la cosiddetta Salvasuicidi. Di che cosa si tratta esattamente? Una norma che, attraverso gli organismi di composizione della crisi, consente al debitore di presentare una sorta di «piano di rientro» al giudice che può omologarlo. Persino con il parere contrario dell’amministrazione fiscale. A patto però che il giudice ritenga che la liquidazione del patrimonio del debitore sia meno conveniente della rateizzazione con lo sconto. Tutto un mondo che emergerà a pieno il prossimo anno quando saranno contabilizzati gli effetti di guerra e Covid sui bilanci delle famiglie e delle piccole aziende non fallibili.

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Giornalista di economia e finanza. Ha lavorato per i principali editori italiani fra Milano, Roma e Parigi. È autrice del libro "Vincent Bolloré, il nuovo re dei media europei" (2015), recensito in Italia e all'estero e attualmente unico libro in inglese sul miliardario bretone, e "Telecommedia a banda larga, cronaca breve della disconnessione politica italiana" (2020). Unico giornalista italiano citato da Reporters without borders nel rapporto sugli Oligarchi alla conquista dei media del Vecchio continente.