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Per il cinema la crisi è un film dell’horror, lotta ad Amazon e Netflix

In Cronaca, In evidenza
22 Settembre 2022

Per il cinema la crisi è un film dell’horror

Uniti per ripartire. Il mondo del cinema si è dato appuntamento a Roma per discutere del futuro. All’evento, Udit, Ueci, Doc/it, Atip, Adeci e Cna-Cinema audiovisivo hanno fatto il punto sulla situazione sul cinema e il teatro italiano, in forte difficoltà  dopo due anni trascorsi fra pandemia e lockdown. L’obiettivo è arrivare a ridefinire le regole del gioco. Anche alla luce dell’ingresso in forze sul mercato dei grandi player internazionali come Amazon e Netflix.

Lo stato dell’arte

“In Francia il mercato è già ripartito recuperando il 75%. Qui siamo ancora al 45%” spiega Leandro Pesci, presidente dell’Associazione nazionale esercenti cinema che pone anche la questione bollette. “La situazione è critica. I prezzi dell’energia sono alle stelle e soprattutto non sono sostenibili” ha precisato. Non solo: c’è un problema legato alla gestione dei tempi di uscita dei film per non penalizzare l’incasso al botteghino.  “Bisogna definire delle finestre temporalmente ampie prima che i nuovi film passino dal grande schermo alla visione sulle piattaforme come del resto accade in altri Paesi” ha dichiarato Manuele Ilari, numeri uno dell’Unione esercenti cinematografici italiani. Temi importanti che saranno al centro dell’agenda politica del nuovo governo. Anche perché l’industria del cinema non solo rappresenta un fiore all’occhiello del nostro Paese, ma è un settore importante: secondo dati Ice, nel 2019, quindi prima della pandemia, l’audiovisivo italiano poteva contare su 9.000 imprese per quasi 43.000 addetti. Nello stesso anno, il settore dei servizi audiovisivi aveva anche raggiunto un saldo commerciale di segno positivo.

Per Fratelli d’Italia c’è molto da fare

“Per il cinema e per il teatro sarà necessario costruire un sistema capace di tutelare e promuovere il suo ruolo culturale e industriale, tramite il rafforzamento del tax credit cinema con miglioramenti per l’accesso alle nuove realtà e ai produttori più giovani, incentivi per programmi di crescita e formazione di start-up e piccole e medie imprese e lo sviluppo di strumenti finanziari dedicati. Il meccanismo del tax credit va anche applicato al teatro, così da stimolare nuove forme di finanziamento per lo spettacolo dal vivo” ha dichiarato il responsabile Cultura di Fratelli d’Italia, Federico Mollicone, intervenuto all’evento.

“Siamo favorevoli a maggiori risorse per l’industria audiovisiva ma non vorremmo che con l’introduzione di una percentuale troppo onerosa nelle quote obbligatorie di produzione si possa distorcere il mercato – ha concluso -. Sulle quote di produzione auspichiamo una sintesi fra le legittime esigenze del mercato ed eventuali posizioni dominanti. Fratelli d’Italia vuole sintetizzare le posizioni e, anche per questo, chiederà un ciclo di audizioni degli operatori. Da sempre poi proponiamo la detrazione dei consumi culturali e l’abbassamento dell’Iva al 4% per i prodotti culturali. Per noi bisogna rendere la Cultura accessibile a tutti. Andare al teatro o al cinema non può e non deve essere un lusso per nessuno”.

 

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Giornalista di economia e finanza. Ha lavorato per i principali editori italiani fra Milano, Roma e Parigi. È autrice del libro "Vincent Bolloré, il nuovo re dei media europei" (2015), recensito in Italia e all'estero e attualmente unico libro in inglese sul miliardario bretone, e "Telecommedia a banda larga, cronaca breve della disconnessione politica italiana" (2020). Unico giornalista italiano citato da Reporters without borders nel rapporto sugli Oligarchi alla conquista dei media del Vecchio continente.