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Confalonieri: «Draghi? Troppo pro guerra. Silvio punti sulla Meloni»

In Cronaca, In evidenza
18 Luglio 2022

Fedele Confalonieri, Draghi e Meloni

Draghi deve andarsene o restare? «Meglio che resti. Certo, non è bello che un Paese sia commissariato; ma è il destino di chi ha troppi debiti. Però non mi piace la linea di Draghi sulla guerra, sulle armi. Noi siamo un popolo di santi e di navigatori; non di guerrieri». Risponde così Fedele Confalonieri, amico di una vita di Silvio Berlusconi, che riveste ancora oggi il ruolo di presidente di Mediaset, a Aldo Cazzullo in un’intervista sul Corriere della Sera.

Il giornalista tenta di replicare a Confalonieri: è Putin che ha aggredito l’Ucraina. «E io lo condanno – risponde il manager -. Chi spara per primo è sempre da condannare. Piango per i bambini uccisi. Ma non mi convince neppure l’attore, Zelensky. La guerra va fermata; anche perché il conto della guerra lo sta pagando l’Europa. E l’Italia per prima. Le sanzioni indeboliscono noi. La crisi del gas rischia di avere conseguenze gravissime: ci sono aziende che in autunno dovranno licenziare». 

Penserà mica anche lei che la guerra sia colpa dell’Occidente?, gli chiede allora Cazzullo. «L’Occidente avrebbe dovuto fare di tutto per evitarla. Un Kissinger l’avrebbe evitata; Biden non è all’altezza. Johnson pareva la caricatura di Churchill. Avremmo bisogno di grandi diplomatici, che non ci sono. Portare la Nato fin quasi alle frontiere russe è stato un errore. Tutto mi sarei atteso dalla vita, tranne che dar ragione a Santoro…».  Quindi la discussione si sposta sulla politica nazionale. Salvini non le piace? «Mi è simpatico. Ha fatto risorgere la Lega. Ma ora dà l’impressione di parlare tanto e girare un po’ a vuoto».  La Meloni le piace? «Molto. Da ragazza era pure lei un po’ fascistina; però adesso che le puoi dire? Ci proveranno, la attaccheranno. Ma se dovessi dare un consiglio a Silvio, gli direi di puntare sulla Meloni. È lei che può riportare il centrodestra a Palazzo Chigi»

Berlusconi  è europeista, la Meloni populista, osserva, però, Cazzullo. «Io nel Silvio delle origini vedevo una punta di populismo: quel rifiuto del teatrino della politica, che un po’ è stato anche dei Cinque Stelle. Oggi Berlusconi dice tutte cose giuste: l’Europa, l’atlantismo, la moderazione. Ma ai poveri chi pensa? Ai ragazzi che non trovano lavoro e vanno all’estero? Agli italiani impoveriti dall’inflazione? La verità è che sarebbe il momento di fondare un grande partito conservatore, che vada da Gianni Letta e dalla Ronzulli, la nostra donna forte, sino a Salvini e alla Meloni».

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