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Il decreto per gli aiuti all’Ucraina diventa una mangiatoia: cosa contiene

In Cronaca, In evidenza
2 Luglio 2022

Gli aiuti nel decreto per l’Ucraina

Tanti aiutini nel decreto Aiuti. Da Taranto a Cortina non mancano interventi specifici, con stanziamenti milionari, per rispondere ad alcune esigenze, come il rifacimento delle strade, anche per poche centinaia di metri. Sotto l’ombrello dei grandi eventi attesi, tra quattro anni, che siano i Giochi del Mediterraneo o l’Olimpiade invernale. E poi non mancano le indennità a pioggia per i dipendenti dell’Ispettorato nazionale del lavoro: una scelta d’imperio della maggioranza che punta su un organismo rispetto ad altri. Iniziative legittime e anche con un loro ratio, per carità. Ma che non sembrano attinenti con l’obiettivo del provvedimento, varato dal governo per sostenere le difficoltà economiche innescate dalla guerra in Ucraina, con il rincaro delle bollette e l’aumento dell’inflazione da fronteggiare. La misura bandiera del testo è e resta quella del bonus di 200 euro ai cittadini.

I regali inattesi dal decreto

Ma in un testo così corposo e articolato c’è sempre spazio per delle sorprese. E in Parlamento, si sa, è possibile soddisfare appetiti territoriali, particolarmente cari agli onorevoli. L’esame in commissione Bilancio alla Camera è stato serrato con i lavori terminati all’alba del venerdì, anche perché bisogna accelerare sull’approvazione definitiva per evitare la scadenza del testo. Pena la decadenza a metà luglio. In questi casi il confronto in commissione è decisivo, molto di più rispetto a quanto avviene in Aula. Così c’è stata, a fari spenti, una novità politica, non secondaria. La radicale modifica della struttura del Reddito di cittadinanza. Secondo un emendamento approvato, infatti, l’offerta del datore di lavoro al percettore del sussidio equivale a quella fatta da un centro per l’impiego. Si velocizza di conseguenza il possibile iter di perdita del beneficio. Era la proposta, come raccontato da Verità&Affari, sottoscritta anche dalla deputata Marialuisa Faro, che in quella fase era ancora nel Movimento 5 Stelle prima di passare con la formazione Insieme per il futuro di Luigi Di Maio. La firma di Faro è sparita, ma resta il via libera all’emendamento, che di fatto smantella un caposaldo del Rdc.