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Con la scomparsa di Del Vecchio, Nagel respira nella battaglia su Mediobanca

In Cronaca
28 Giugno 2022

Le battaglie di Mediobanca di Generali

La scomparsa del fondatore di Luxottica lascia in sospeso le due battaglie sulla governance di Mediobanca e Generali, dove Leonardo Del Vecchio aveva messo il pacchetto di azioni detenute dalla sua Delfin al servizio della strategia di chi voleva rivoluzionare management e strategie dei due gruppi. Del Vecchio deteneva il 9 per cento delle Generali ed era il primo azionista (con il 19,4 per cento) di Mediobanca, a sua volta primo socio del gruppo assicurativo triestino.

Il patron di Luxottica aveva appoggiato l’attivismo di Francesco Gaetano Caltagirone, altro socio forte di Generali, in contrapposizione rispetto all’amministratore delegato di piazzetta Cuccia, Alberto Nagel. Il quale ora pare rafforzato.

L’andamento delle quotazioni

Ieri, nell’incerto scenario venutosi a creare dopo l’annuncio della morte di Del Vecchio, le quotazioni dei titoli di Generali e Mediobanca hanno perduto appeal e fatto segnare pesanti ribassi. Indice della poca voglia, per ora, di scommettere su possibili cambiamenti degli assetti futuri. Ecco allora che il titolo di Generali è sceso fino a toccare un minimo intra-day di 15,52 euro e ha poi chiuso in calo del 3 per cento a 15,535 euro. Mentre Mediobanca ha perso il 2,16 per cento a 8,442 euro dopo aver segnato un minimo a 8,248 euro.

All’assemblea di Generali dell’aprile scorso aveva prevalso la linea della continuità dettata da Nagel (e appoggiata dagli investitori istituzionali), con la vittoria della lista presentata dal board uscente per la nomina del nuovo consiglio di amministrazione. Fallito l’affondo su Generali, però, molti analisti scommettevano sul fatto che Del Vecchio avrebbe a quel punto tentato l’affondo anche in casa Mediobanca, il cui consiglio di amministrazione dovrà essere interamente rinnovato all’assemblea di ottobre 2023.

Gli eredi di Del Vecchio

Del Vecchio aveva indirizzato il suo interesse sull’istituto di Piazzetta Ciccia nel settembre del 2019, quando con un blitz che fece scalpore entrò nel capitale della banca d’affari acquistando il 7 per cento delle azioni. Era solo il primo passo: in poco tempo Del Vecchio è salito fino al 19,4 per cento del capitale, diventandone di gran lunga il primo azionista, senza però mai riuscire a incidere veramente sulla governance o sulle strategie della banca.

Ora per la Delfin post Del Vecchio sarebbe difficile, anche se non impossibile, lanciare un’Opa su Mediobanca, perché dovrebbe strutturarsi in modo da conformarsi agli stringenti criteri della Bce e diventare capogruppo bancario. La linea che terranno nell’assemblea del prossimo anno dirà qualcosa sulle intenzioni degli eredi di Del Vecchio. Nagel però sembra poter dormire sonni tranquilli, godendo fra l’altro dell’appoggio del mercato, che detiene circa il 50% del capitale.