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Dal pianerottolo di casa alle sfide della finanza, Milleri, il manager erede che raccoglie il testimone di Del Vecchio

In Cronaca, Primo piano
1 Luglio 2022

Il rapporto tra Milleri e Del Vecchio

«Non ho mai visto un momento nel quale non fossero perfettamente allineati», dice una figura di primo piano che ha frequentato Leonardo Del Vecchio e Francesco Milleri e che con loro ha trattato partite importanti. È grazie a questa intesa che Del Vecchio ha affidato a Milleri una serie di ruoli fiduciari che vanno ben al di là degli incarichi formali. Come in Delfin, alla cui attività Milleri partecipa come garante e «interprete» delle strategie formulate da – e con – Del Vecchio stesso. E che lo hanno portato ai tavoli delle grandi partite finanziarie del gruppo, dallo scontro sulle Generali alla scalata a Mediobanca. Tavoli che hanno fatto nascere un rapporto piuttosto conflittuale con il numero uno di Mediobanca, Alberto Nagel (ieri presente ai funerali). E forse che sia, come dice qualcuno, proprio Milleri più di Del Vecchio a vedere la necessità di un cambiamento ai vertici di Mediobanca.

L’innovazione di Milleri

Un rapporto strettissimo, quello tra l’imprenditore e il manager nato per caso e diventato indissolubile per la «rivoluzione» portata da Milleri nei processi e nella logistica di Luxottica. Una serie di innovazioni che hanno consentito al gruppo degli occhiali, già leader mondiale, di crescere ulteriormente in maniera efficiente fino alla fusione con Essilor. E al fondatore, Leonardo Del Vecchio, anche dalla splendida villa di Beaulieu-sur -mer, di sapere praticamente in tempo reale quanti occhiali e di quali marchi stesse vendendo lo store di Mumbai, o di San Francisco, o di qualunque altro posto nel mondo si vendano gli occhiali più venduti al mondo. Del Vecchio poteva farla, questa verifica, grazie a una app sviluppata dalla Abstract, società di consulenza fondata da Milleri negli anni ‘90 con la missione di guidare la trasformazione digitale delle imprese.

Il vicino di casa

Il manager nato a Città di Castello, in Umbria, laurea in giurisprudenza a Firenze, master in Bocconi e specializzazione in Corporete finance alla Stern School della New York Uniiversity grazie a una borsa di studio «Donato Menichella» della Banca d’Italia era approdato alla consulenza dopo l’esperienza americana, alla European House Ambrosetti. Nel ‘96 la nascita di Abastract e i primi clienti importanti come lo Ieo. Il salto però arriva dieci anni dopo, quando la Abstract di MIlleri, nel frattempo cresciuta sia organicamente che grazie a una serie di acquisizioni, diventa fornitore di Luxottica.

A far incontrare Milleri – e la sua azienda – e Del Vecchio è però il caso. Il manager era vicino di casa, a Milano, della moglie Nicoletta Zampillo. Un incontro frutto del caso che porterà benefici a entrambi.
Nei dieci anni in cui Francesco Milleri segue da fornitore il rinnovamento operativo e tecnologico di Luxottica, il fondatore di Abstract ottimizza, ridefinisce e implementa processi aziendali chiave del Gruppo, incrementandone di fatto l’efficienza. È per questo, si racconta, che Leonardo Del Vecchio a partire dal 2016 lo vuole stabilmente in azienda, prima come amministratore con funzioni vicarie, poi con l’incarico di Vicepresidente, infine, da gennaio 2018, anche come amministratore delegato del gruppo.

La svolta con Del Vecchio

A cementare il rapporto tra i due è però probabilmente il contributo di Milleri a quello che l’imprenditore definì la realizzazione del «sogno di una vita». Dopo anni di negoziazioni infruttuose, con Milleri arriva la svolta nei rapporti con Essilor, leader mondiale delle lenti oftalmiche. In appena un mese arriva alla firma dell’accordo tra Delfin e Essilor, che porterà alla nascita nell’ottobre 2018 di EssilorLuxottica. All’indomani dell’annuncio, mantenendo le responsabilità in Luxottica, Milleri comincia a seguire l’integrazione tra Essilor e Luxottica. A maggio 2019 è co-amministratore delegato esecutivo, poi amministratore delegato della Società. Infine, con la morte del fondatore, diventa anche presidente del gruppo e secondo le varie fonti interpellate sarà ancora lui a tenere le redini della holding Delfin, come da ultime volontà dell’imprenditore appena scomparso. Avrà in mano – ma non in tasca, diciamo, perché non sono soldi suoi – un patrimonio che Forbes stima in 27,3 miliardi di dollari. Non male, per un’amicizia nata per caso.