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Da Mediobanca a Generali le prossime sfide che attendono Milleri alla guida di Delfin

In Cronaca, Primo piano
4 Luglio 2022

L’eredità di Del Vecchio e della Delfin

Da Mediobanca a Generali fino a Unicredit. Decisa la successione di Leonardo Del Vecchio anche alla guida della cassaforte di famiglia, la Delfin, con Francesco Milleri che ne diventa presidente, si apre ora il capitolo delle partite da gestire in capo alla holding. L’intenzione, già espressa più volte, è quella di tenere la linea del fondatore, quindi senza fare sconti in Mediobanca e Generali e anzi lasciando la possibilità di incrementare ulteriormente le partecipazioni.

Del Vecchio, tramite Delfin, deteneva il 9 per cento di Generali ed era il primo azionista (con il 19,4 per cento) di Mediobanca, a sua volta primo socio del gruppo assicurativo. Il patron di Luxottica aveva appoggiato l’attivismo di Francesco Gaetano Caltagirone, altro socio forte di Generali, nella recente assemblea di Trieste, in contrapposizione all’amministratore delegato di piazzetta Cuccia, Alberto Nagel.  Fallito l’affondo su Generali, tutto faceva presupporre che Del Vecchio si sarebbe concentrato su Mediobanca, il cui consiglio di amministrazione dovrà essere interamente rinnovato il prossimo ottobre 2023.

Il re degli occhiali aveva iniziato la sua scalata alla banca d’affari nel settembre del 2019, quando entrò nel capitale acquistando il 7 per cento delle azioni. In poco tempo poi era salito al 19,4 per cento, diventandone di gran lunga il primo azionista. In Delfin ci sono anche la partecipazione in Essilux e quella in Covivio (la ex Fonciere de Regions, 26%) e l’1,9% in Unicredit. Più l’aereo personale, la marina di Porto San Rocco, vicino a Trieste, ed una serie di investimenti immobiliari fatti negli anni.

Oltra a Milleri nel consiglio di amministrazione della holding siedono Romolo Bardin, con l’incarico di amministratore delegato, il notaio Mario Notari, Aloyse May e Giovanni Giallombardo. L’assetto della cassaforte appare, comunque, quanto mai blindato. In base allo statuto, per il trasferimento di azioni tra i soci serve il parere favorevole dei due terzi dell’assemblea. Mentre per la vendita a un socio esterno serve il voto favorevole dell’88% del capitale. Che data la composizione dell’azionariato alla luce della scomparsa del fondatore (ai sei figli il 12,5% ciascuno, a cui si aggiunge un altro 12,5% a Rocco Basilico come alla moglie Nicoletta Zampillo) equivale all’unanimità. 

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