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Parla l’economista Sapelli «Crisi prevedibile. Questa Europa è il ventre molle del mondo»

In Cronaca
4 Giugno 2022

L’economista Giulio Sapelli sulla crisi economica

«Che sarebbe arrivato uno tsunami economico e finanziario era abbastanza prevedibile. Bastava guardare quello che succede da mesi nei porti di mezzo mondo con il rincaro dei noli marittimi e la crisi nelle catene di approvvigionamento globali. Ecco adesso quella tempesta perfetta è arrivata».

Così l’economista Giulio Sapelli se lo si mette davanti alle dichiarazioni dei guru della finanza che tanto hanno fatto discutere in questi giorni. Jamie Dimon, il Ceo di Jp Morgan da un lato, e John E. Waldron, il presidente di Goldman Sachs dall’altro. Entrambi hanno parlato di un uragano in arrivo e di una serie di choc concomitamti o in sequenza mai visti prima nella loro carriera.

Professore cosa facciamo?

«Guardi, se vuol capire la portata di queste dichiarazioni non deve limitarsi a leggere le agenzie, ma si vada a vedere l’integrale dei loro discorsi. Sono molto più interessanti…».

Perché?
«Perché convergono sullo stesso punto. Il disastro globale parte dalle mancanze dell’Europa che rappresenta il ventre molle del mondo».

In che senso?
«Beh, da noi manca una banca centrale che faccia politica monetaria, manca una politica fiscale ed economica comune, manca la capacità di prendere delle decisioni».

Sul cosa non va mi sembra chiaro, ma io le chiedevo cosa si può fare?
«Per fare quello che dicevo prima servirebbe una riforma profonda dei trattati e delle regole europee».

Insomma servirebbe del tempo che noi non abbiamo. Soprattutto in Italia, l’aumento dei prezzi ha ingigantito le difficoltà delle famiglie che devono fare i conti con salari fermi al palo.
«Oggi l’Italia sembra il Libano. Prenda per esempio il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che ha parlato dell’aumento dei salari come fosse un problema»

C’è chi dice tocchi alle imprese dare una svolta alle retribuzioni.
«E come possono riuscirci le imprese? Stanno ancora facendo i conti con la crisi pandemica, con l’aumento del costo delle materie prime, con le conseguenze del conflitto in Ucraina. Non hanno al momento i margini per mettere soldi nei salari»

E allora?
«L’unica ricetta è aumentare gli investimenti sia pubblici che privati in modo da ridurre per esempio il peso dei costi di produzione sul sistema imprenditoriale. E farla finita con la politica dei bonus e dei soldi distribuiti a pioggia».

Un palliativo, certo, ma vista l’incredibile sequenza di eventi drammatici che abbiamo dovuto affrontare forse non si poteva fare diversamente.
«Guardi questo governo è riuscito nell’impresa quasi impossibile di aumentare a dismisura l’indebitamento pubblico senza portare crescita».

Nonostante Draghi…
«Draghi… Lo sapevamo tutti che di economia non ci capisce molto e infatti questo governo è lo specchio del suo presidente del Consiglio».

Non sarà un po’ ingeneroso?
«Draghi doveva andare a fare il presidente della Repubblica e in quella posizione ci avrebbe potuto dare maggiori garanzie nel rapporto con Bruxelles »

Beh era proprio quello che voleva fare…
«… Non sempre le cose vanno come si vorrebbe».

Consoliamoci. A breve ci sarà una campagna elettorale. Ha fiducia in questi partiti?»
«… La saluto ragazzo mio, alla prossima».

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Con una lunga esperienza nel settore economico, ha lavorato a Libero Mercato e Libero. È vicedirettore di Verità&Affari