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Open Fiber, l’Enel è l’unica a guadagnarci: plusvalenza da 1,7 mld

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18 Novembre 2022

L’Enel guadagna da Open Fiber

Nella complicata partita a scacchi sulla rete unica delle tlc che si sta giocando da tempo e che vede contrapposte più di una soluzione, c’è per ora un solo grande vincitore. E quel vincitore è colui che ha lasciato la partita a metà strada, vendendo e incassando un guadagno stratosferico.

Parliamo dell’Enel guidata da Francesco Starace che, dopo aver creato nel 2016, con Cdp al 50%, Open Fiber, la società per costruire la rete in fibra ottica capillare in tutto il Paese e che doveva rappresentare il punto di accelerazione della nuova autostrada digitale, ha venduto a fine del 2021 la sua quota del 50%. Un 10% è finito nelle mani di Cdp che ha così incrementato il possesso al 60% e il restante 40% nelle mani di un fondo del gruppo australiano Macquarie.

Uscito Starace a corsa appena cominciata dato che Open Fiber era di fatto una start up. Ma soprattutto uscito con un guadagno mirabolante, tipico di un investimento finanziario da private equity, piuttosto che un investimento industriale. Che poi lo abbia fatto proprio Enel che ricordiamo ha come primo socio il Tesoro italiano è quanto meno singolare.

Valutazione monstre

Starace molto abilmente ha strappato una valutazione monstre di Open Fiber. Per la sua quota del 50% ha incassato infatti ben 2,7 miliardi di euro, valorizzando l’intera società ben 5,4 miliardi di euro a livello di equity. Avendo in carico Openfiber a solo 1 miliardo di euro, ha così realizzato una plusvalenza di 1,7 miliardi di euro in un colpo solo che hanno rimpolpato e di molto i conti dell’anno scorso di Enel.

Per Starace ha voluto dire un ritorno sul capitale investito dalla nascita di Openfiber del 170%. In soldoni fanno un rendimento di oltre il 30% annuo. Rendimenti stellari da fondo di private equity che ha azzeccato la scommessa. Enel doveva essere il pivot industriale dell’iniziativa e Cdp quello finanziario. In realtà le cose si sono capovolte con l’azienda elettrica che ha trasformato la società della rete a fibra ottica in un ottimo investimento finanziario.

Già ma quella valutazione monstre del capitale di Openfiber era congrua? A vedere i numeri di Of non pare. Nel 2021 la società, guidata oggi da Mario Rossetti che ha sostituito Elisabetta Ripa come ad, ha fatturato solo 379 milioni di euro, con un margine operativo lordo di 151 milioni, ma con un Ebit in perdita per 65 milioni e un passivo di conto economico di ben 209 milioni. Pesano gli ammortamenti e soprattutto i lauti interessi pagati ogni anno sul pesante indebitamento finanziario da oltre 3,3 miliardi.

Solo nel 2021 Openfiber ha spesato oneri finanziari per 130 milioni di fatto mangiandosi quasi tutto il margine lordo industriale. Certo la società è in forte crescita sui ricavi man mano che procedono i lavori di cablaggio. Il fatturato è più che raddoppiato dal 2019 e il ritmo di crescita è assicurato. Ma utili non si vedono e dalla nascita il gruppo ha cumulato oltre 400 milioni di perdite. Aver valorizzato nella transazione tra Enel e Cdp/Macquarie il gruppo 5,4 miliardi di equity ha voluto dire assegnare multipli stratosferici.

Ben 14 volte i ricavi e oltre 30 volte i margini industriali. Senza contare il debito che Open Fiber si porta con sé. Una valutazione fatta sulle «magnifiche sorti progressive» del gruppo, evidentemente. Il prezzo ha consentito a Enel di fare con Open Fiber una delle più grandi plusvalenze della sua storia ed è costato parecchio a Cdp e al fondo australiano che ora dovranno confrontare il valore del loro asset con quello di Fibercorp di Tim e di tutta la rete del colosso telefonico.

Il confronto

Tanto per dare un’idea KKr ha acquisito il 37,5% di FiberCorp per 1,8 miliardi valorizzando l’equity della società della fibra di Tim intorno a 4 miliardi. Ma FiberCorp vanta un livello di margine industriale dell’80% sui ricavi. Più del doppio del margine sui ricavi di Openfiber. E l’intera rete di Telecom, la cosiddetta NetCo viaggia con ricavi per oltre 5 miliardi e un margine lordo di oltre 2 miliardi.

E gli analisti stimano che la NetCo potrebbe produrre nei prossimi anni oltre 2 miliardi di flussi di cassa all’anno spesati gli investimenti. Come si vede c’è un abisso di valutazioni tra la rete di Telecom e la rete di OpenFiber. Sarà un bel pasticcio far convergere le valutazioni qualora si approdi alla famosa rete unica che tiene in sospeso tutti gli attori coinvolti.

Dal Governo, al mercato, alla Cdp e ai soci di Vivendi che vogliono strappare sulla rete il valore più alto possibile per cercare di tamponare al meglio il disastro delle perdite del loro investimento con Telecom. Intanto mentre la matassa deve essere sbrogliata, c’è solo Starace, il potente ad di Enel che se la gode. L’unico vero vincitore della partita più importante del futuro della Tlc in Italia.