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Ecco perché Meloni vuole cancellare il sussidio tanto caro a Conte e ai 5 Stelle

In Approfondimenti, Cronaca
22 Settembre 2022

Perchè Meloni vuole cancellare il reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza è diventato il tema centrale (e di scontro) in questi ultimi giorni di campagna elettorale. La misura simbolo dei 5 Stelle, varata dal primo governo di Giuseppe Conte tre anni fa, è nel mirino sia di Fratelli d’Italia e Lega sia del Terzo polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il Pd e Forza Italia nicchiano, anche se dicono che potrebbe essere migliorato. L’unico a difendere a spada tratta l’intera misura assistenziale è proprio Conte, non solo perché è frutto del suo governo ma perché il reddito di cittadinanza è un sussidio molto apprezzato nel Mezzogiorno, dove il M5S ha il suo più importante bacino elettorale.

Nel centrodestra, però, i passi da fare non sono univoci. Matteo Salvini, da un lato, continua a sostenere che finora è stato un fallimento ma che va modificato e non cancellato. «Va mantenuto per chi davvero non può lavorare – ha detto il leader della Lega – , sprechi e abusi vanno tagliati per investirli nel taglio delle tasse e in Quota 41». Giorgia Meloni, invece, è di un altro avviso. «Il reddito di cittadinanza va cancellato perché non ha funzionato né sul lato del contrasto alla povertà né su quello delle politiche attive», ha affermato la leader di FdI, che in base agli ultimi sondaggi resi pubblici si avvia a diventare il prossimo inquilino di Palazzo Chigi.

Le motivazioni di Fratelli d’Italia

«Dicono che FdI voglia colpire i poveri perché siamo contro il Reddito, lo dicono ricchi individui in abiti costosi, professoroni che non sono mai usciti dai quartieri bene delle grandi città, artisti pluri milionari dai jet privati… Lo dicono a noi che qualcosa sulle povertà lo abbiamo imparato sulla nostra pelle…», ha detto Meloni in un video sui social media, chiarendo la posizione del suo partito. Secondo la presidente di Fratelli d’Italia, il reddito di cittadinanza è sbagliato perché mette sullo stesso piano chi può lavorare e chi non può farlo.

«Vogliamo mantenere e rafforzare le misure di sostegno per le categorie fragili, over 60 privi di reddito, pensionati, invalidi e famiglie in difficoltà con minori a carico, mentre per le persone tra 18 e 60 anni abili al lavoro e senza minori a carico prevediamo di rafforzare i percorsi formativi finanziati dal fondo sociale europeo». Insomma, chi è in condizione di lavorare sarà aiutato a trovare un posto di lavoro. Il ministro Luigi Di Maio protegge invece la legge sul Reddito di cittadinanza: «L’ho fatta io, la difendo», ha commentato attaccando Giorgia Meloni che «vuole abolirla ed è una follia. Se si deve migliorare io so come farlo, ma l’unico modo è votare per la coalizione che può impedire a Meloni di andare al governo».

Gli scenari del Reddito di cittadinanza

Di Maio evoca scenari apocalittici affermando che abolire il Reddito in questo momento «significa costruire i presupposti per ulteriori tensioni sociali, per creare altre tensioni sociali nel Sud e soprattutto significa ledere la dignità di un intero territorio». Anche il segretario del Pd, Enrico Letta, ha la sua ricetta: «Correggere, modificare e potenziare dove necessario», ha detto rilevando però che negli ultimi anni,«il reddito di Cittadinanza ha evitato che circa un milione di cittadini scivolasse sotto la soglia della povertà assoluta e fornito sostegno a 76mila persone con disabilità che vivono da sole. Ma è innegabile che alcuni aspetti del reddito vadano rivisti».

Ma a prescindere dalle posizioni dei singoli partiti, è ancora presto per dire quello che accadrà del Reddito dopo il 25 settembre. Se i sondaggi non sbagliano, a deciderlo sarà Meloni che ha le idee chiare «Basta con fondi, bonus e reddito di cittadinanza per i giovani. Basta con questa visione paternalistica. Dobbiamo dare loro una vita dignitosa».

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Riccardo Pelliccetti, triestino, è stato caporedattore e inviato speciale per 20 anni de Il Giornale, dopo aver lavorato per diversi quotidiani, periodici e riviste web, occupandosi di politica estera e difesa. Ma è tornato alla sua passione: l’economia. Ha pubblicato i libri “La via dell’esodo” (1997), “I nostri marò” (2013) e “Le verità negate” (2020).