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Il premier ammette: fregati da Putin. Garanzia pubblica per gli stoccaggi

In Cronaca
22 Giugno 2022

La trappola del gas

Ieri pomeriggio in Senato il presidente del Consiglio Mario Draghi ha riassunto in modo efficace la trappola del gas nella quale è caduta l’Europa. «Le forniture (dalla Russia, ndr) sono ridotte, il prezzo aumenta, l’incasso da parte di Mosca resta lo stesso, le difficoltà per l’Europa aumentano vertiginosamente». Il capo del governo si riferiva alla riduzione del flusso di gas russo verso l’Europa, motivata dalla Russia con un problema all’oleodotto Nord Stream e con l’impossibilità di risolverlo visto che non riesce a ricevere una turbina dal Canada a causa delle sanzioni. Una spiegazione che non ha convinto Draghi, il quale ancora ieri ha insistito con la proposta di introdurre un tetto europeo al prezzo del gas.

«In Europa l’andamento del prezzo dell’energia è alla base dell’impennata dei tassi d’inflazione negli ultimi mesi», ha ricordato il presidente del Consiglio. «A maggio in Italia l’inflazione ha raggiunto il 7,3%, ma l’inflazione di fondo, che esclude i beni energetici e alimentari, è meno della metà. Per frenare l’aumento generale dei prezzi e tutelare il potere d’acquisto dei cittadini è essenziale agire anche (e sottolineo anche, perché i campi di intervento sono vari e non si limitano a questo) sulla fonte del problema e contenere i rincari di gas e energia. I governi hanno gli strumenti per farlo. La soluzione che proponiamo da diversi mesi è l’imposizione di un tetto al prezzo del gas russo, che consentirebbe anche di ridurre i flussi finanziari verso Mosca. Il Consiglio europeo ha dato alla Commissione il mandato di verificare la possibilità di introdurre un tetto al prezzo. Questa misura è diventata ancora più urgente alla luce della riduzione delle forniture da parte di Mosca».

Incontro con le aziende

Sulla fattibilità – tecnica e politica – della cosa, sempre ieri si è mostrato ottimista il ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani, che oggi incontrerà le aziende del settore alle quali dovrebbe offrire una sorta di garanzia pubblica per incentivare gli stoccaggi, diventati estremamente onerosi. «La discussione (sul tetto al prezzo del gas, ndr.) è stata complessa, ora se ne sta parlando in Commissione europea», ha detto Cingolani. «Credo che molti paesi comincino a guardarlo con grande attenzione. Se pensate che ieri il gas era a 130 euro il megawattora, e l’elettricità dovete moltiplicarla per due volte e mezza questo prezzo, la bolletta diventa insostenibile, sia per i cittadini europei sia per le imprese. Io conto che verrà fatto qualcosa».

Nell’attesa delle contromosse europee, la Russia si frega le mani. Secondo i calcoli del Centre for Research on Energy and Clean Air, dal 24 febbraio (data d’inizio di quella che i russi chiamano «operazione speciale» in Ucraina) al 3 giugno, l’Unione europea ha versato a Mosca 57 miliardi di euro per l’acquisto di gas, petrolio e carbone. Anche la Cina ride: mentre in Europa da Mosca arriva meno gas a prezzi più cari, Pechino ottiene un aumento delle forniture di energia a prezzi scontati. A maggio la Russia ha aumentato l’export di petrolio verso il suo vicino orientale del 55% rispetto allo stesso mese dell’anno prima, diventando il primo fornitore di Pechino al posto dell’Arabia Saudita. E anche i flussi di gas stanno aumentando: +67% nei primi cinque mesi dell’anno, secondo il ceo di Gazprom Alexei Miller.

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Nato a Udine nel 1978, approdato al giornalismo abbastanza tardi, ha lavorato vari anni a Libero con una breve parentesi al Giornale. Non ama viaggiare, non ha hobby, diffida dei fact checker. Orientamento politico: «Il passo che deve fare l’Unione Europea per ritrovare la forza delle sue radici è un passo di creatività e anche di “sana disunione”. Cioè dare più indipendenza, più libertà ai Paesi dell’Unione» (Papa Francesco, 26 giugno 2016).