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Le confessioni sui fondi della Santa Sede che imbarazzano il Papa

In Cronaca, Primo piano
30 Settembre 2022

I soldi della Santa Sede

È stato ascoltato per circa quattro ore. Ha parlato degli investimenti “altamente rischiosi” che venivano fatti e, in alcuni casi, anche non compatibili con la dottrina sociale della Chiesa, come quelli “nel settore petrolifero in evidente contrasto con i criteri ambientali contenuti nella Laudato sì”. Alessandro Cassinis Righini, presidente dell’Ufficio del Revisore generale della Santa Sede, ha parlato anche delle procedure utilizzate per portare a termine gli investimenti, definite “vischiose” e poco trasparenti.

Passaggi delicati emersi durante la 27ma udienza del processo vaticano sull’utilizzo dei fondi della Santa Sede. Il presidente dell’Ufficio del Revisore è tornato sulle richieste, effettuate in più occasioni, di poter visionare i documenti relativi all’acquisto del palazzo di Londra. Nessuna risposta è arrivata, ha affermato, se non quella della mancanza di personale che impediva di poter catalogare e mettere in ordine la documentazione. La spiegazione non è bastata a fugare i dubbi del Revisore che, in aula, ha ammesso che sono “accadute cose molto strane” nell’ambito di questi investimenti dove “mancavano alcuni passaggi, non erano chiare le relazioni con alcune banche, c’erano ombre quando non mancavano di perizie sui valori degli immobili che, comunque, non sono mai stati forniti”.

Cassinis Righini ha sollevato dubbi anche sulla natura di alcuni investimenti che non tenevano conto della “questione etica” o di ingenti somme investite “in attività liquide quando non inficiate da evidenti conflitti di interesse”. Tra questi, l’ipotesi non portata a termine di effettuare investimenti nel settore petrolifero con il discusso governo angolano dell’epoca. Inoltre, sempre secondo la testimonianza del Revisore, gli investimenti comprendevano “l’utilizzo di fondi chiusi e non quotati, se non di prodotti speculativi dove si pagavano più commissioni”. “Pensai subito – ha detto Cassinis Righini – che non era certo quello il modo di utilizzare i fondi dell’Obolo di San Pietro”, chiarendo che “la suprema autorità, il Papa, non ne era al corrente”. Nel corso dell’udienza, il presidente del tribunale vaticano, Giuseppe Pignatone, ha stilato il calendario delle udienze dei prossimi testimoni ammessi al processo chiedendo esplicitamente di poter ascoltare anche il testimone-chiave, monsignor Alberto Perlasca.

 

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