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L’omicidio di Calvi a Londra, 40 anni da uno dei grandi misteri d’Italia irrisolti

In Approfondimenti, Cronaca
18 Giugno 2022

Il corpo di Roberto Calvi trovato a Londra

È la mattina del 18 giugno 1948. Un passante nota un corpo penzolare da uno degli archi del ponte dei Frati neri, uno dei ponti più famosi che uniscono il centro di Londra. È quello di Roberto Calvi, il presidente del Banco Ambrosiano caduto in disgrazia, che aveva organizzato pochi giorni prima la sua fuga all’estero. Nelle sue tasche ha sassi e mattoni, 15mila dollari e un passaporto tarocco con il nome di Gian Roberto Calvini. “L’hanno suicidato”, è stata per anni l’espressione che ha accompagnato uno dei grandi misteri d’Italia ancora irrisolti. E dopo quarant’anni sono molti gli interrogativi, che ci si ponte sull’ascesa e la caduta del potente finanziere italiano, noto come il “banchiere di Dio”.

Le sentenze giudiziarie non sono riuscite a stabilire nè chi sono stati gli esecutori nè i mandanti dell’omicidio a Londra. Un intreccio di relazioni pericolose quelle di Calvi, che abbraccia potenti e organizzazioni criminali, società segrete come la P2 di Licio Gelli, politici e persino il Vaticano. Nel 1975 Calvi diventa presidente della banca, dove era partito come impiegato, trasformandola nel potente alleato dello Ior, la cassaforte vaticana guidata allora dall’arcivescovo Paul Marcinkus.

Stringe poi rapporti con il banchiere Michele Sindona, legato alla criminalità, conosce Gelli e aderisce alla P2. Muovendosi nel torbido, inizia a costituire anche una serie di società off shore all’estero, che creano poi la vera voragine del Banco Ambrosiano. Pochi giorni dopo la morte di Calvi, il ministro del Tesoro Beniamino Andreatta riferisce che l’istituto è esposto per 1400 milioni di dollari e che lo stesso Ior ha partecipato ad alcune operazioni. Il 6 agosto 1982 il Banco Ambrosiano viene messo in liquidazione, ma la caduta di Calvi resta ancora tutt’oggi un mistero aperto.