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Salone del Mobile, perchè chi arriva a Milano rischia di diventare un pollo da spennare

In Cronaca, Primo piano
7 Giugno 2022
I mugugni riguardano sia il rapporto tra espositori ed amministrazione comunale di Milano, sia in generale sul fronte prezzi di una città che si mostra rapace con chi sbarca per la rassegna.

Il ritorno del Salone del Mobile

Il Salone del Mobile apre oggi tra fanfare e squilli di tromba. Ed in effetti i numeri parlano di una manifestazione che con oltre 2.100 espositori (il 27% di aziende estere) e buyer che arrivano dagli Stati Uniti ma anche da Arabia Saudita, India, Estremo Oriente, di fatto sancisce la ripartenza per una città, Milano, che più di altre ha sofferto per il lungo silenzio del lockdown. Eppure, tra tanti roboanti apprezzamenti qualche scricchiolio si sente. E non sono sono solo le preoccupazioni, espresse dallo stesso presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin, che alla vigilia del Salone ha sottolineato come la guerra in Ucraina «incide in modo molto importante sul fronte dell’import di legname che, come nel caso della betulla, arriva quasi esclusivamente proprio da quei territori».

No, i mugugni riguardano sia il rapporto tra espositori ed amministrazione comunale di Milano, sia in generale sul fronte prezzi di una città che si mostra rapace con chi sbarca per la rassegna. «L’imperante main stream di questi giorni ci costringe a dire che tutto va bene, che c’è grande ottimismo e che Milano è capitale e apripista del made in Italy – ci dice un grande e noto imprenditore e designer che parla con la promessa dell’anonimato – e questo per la gran parte è vero. Non si dice però quanto molti colleghi siano irritati per il comportamento dell’amministrazione comunale». «Il perché è presto detto – aggiunge. – Lo scorso anno, vista la situazione delicata, il Comune ci aveva chiesto, per il bene di Milano e del Paese, di gettare il cuore oltre l’ostacolo e partecipare ad un Salone praticamente senza buyer. E noi lo abbiamo fatto. Scoprendo in seguito che le tariffe proposte agli espositori non erano certo da ‘stato di crisi’».

I costi per gli espositori

«Pagare dai 15mila ai 75mila euro sicuri di uno scarso ritorno non è stato certo facile. Ma tant’è, – aggiunge sospirando il designer – anche se, per giunta, alcune location non erano all’altezza del prodotto».
Ma veniamo all’oggi: «Visto il nostro impegno in autunno, e poi la guerra in Ucraina e l’assenza di compratori da alcuni Paesi per noi significativi, abbiamo per tempo chiesto al Sindaco di calmierare le nuove tariffe. Non pretendevamo un taglio significativo, sappiamo dei costi dell’energia, ma almeno quel gesto che dimostrava vicinanza e collaborazione. Quella collaborazione che solo pochi mesi prima ci era stata chiesta. Ci crede se le dico che in principio non abbiamo avuto alcuna risposta. Poi un diniego, con l’alibi di una domanda massiccia. Una vera beffa. Un gioco che non si addice a chi si dice amministratore lungimirante. Con questo non voglio certo sminuire un Salone che è importantissimo ed anzi è un vero e proprio evento. Ma sono stufo di vedere spargere ringraziamenti a piene mani. E invece non va tutto bene madama la marchesa».

Il caro hotel a Milano

Ma il Salone del Mobile scricchiola anche sul fronte dell’accoglienza. Chi in questi giorni è arrivato a Milano sembra essersi trasformato in un pollo da spennare. Intanto i prezzi degli hotel, ma anche degli appartamenti ad affitto breve sono lievitati fino al 60%. Come dire che il canone per un appartamento ( medio di 60 metri quadrati) in una zona di pregio, se in periodo normale arrivava a 2.500-3.000 euro, oggi arriva a 6mila euro. Ed a cascata l’impennata dei prezzi riguarda tutti i quartieri della città. «E’ vero» commenta Vincenzo Cella, general manager di Halldis, società italiana con sede a Milano, attiva negli affitti brevi che gestisce sotto la Madonnina un centinaio di appartamenti, affittati per uso turistico o motivi di lavoro «i prezzi dell’hospitality, dagli hotel agli affitti brevi, sono saliti in occasione di questo Salone del Mobile, nel nostro caso sono aumentati dal 50%. Vedo due ragioni di questo innalzamento dei prezzi: da un lato si tratta delle variazioni legate al rapporto tra domanda e offerta, dall’altro si sentono ancora le conseguenze della pandemia. Sulla esperienza di quanto avvenuto lo scorso anno, non c’era certezza sulle date del Salone; quindi, non abbiamo tenuti liberi gli appartamenti per l’evento come facciamo tradizionalmente, la disponibilità al bisogno è diminuita e i prezzi sono saliti. Anche per quanto riguarda i clienti» prosegue Cella «continuano a farsi sentire le conseguenze dell’emergenza sanitaria. Nel quasi 80% dei casi le nostre prenotazioni riguardano italiani ed europei».

Salato anche il conto che milanesi e ospiti del Salone pagheranno per spostarsi, soprattutto con l’app Uber. Il gruppo californiano è tornato in forze a operare sotto la Madonnina con il servizio Uber Black, cioè una berlina con conducente che si prenota e si paga via smartphone. «Di solito le nostre tariffe sono più basse rispetto a quelle dei taxi, ma quando c’è tanta richiesta l’algoritmo fa infiammare i prezzi che possono anche triplicare» racconta un conducente che da qualche mese lavora per Uber. E poi ci sono gli stranieri. «Loro preferiscono di gran lunga noi e solo questo ci garantisce un’impennata degli incassi»