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Apple adesso spaventa le banche, con i pagamenti a rate entra nel mondo del credito

In Approfondimenti, Digitale
9 Giugno 2022
Secondo Sileoni, questo cambiamento è legato anche all’atteggiamento della Banca centrale europea che non vuole che si appesantiscano i bilanci con sofferenze bancarie.

Apple nel settore del credito

Apple torna sotto i riflettori non solo per la sua espansione ma anche per essere entrata in un settore, quello del credito, che sta già mettendo in guardia molte banche. «Sul tema delle pressioni commerciali in banca, c’è una notizia molto importante: da oggi Apple farà concorrenza al settore bancario, nel campo del credito al consumo – ha detto ieri alla trasmissione CoffeBreak su La7 Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) –. Hanno cominciato negli Usa, dove si può pagare a rate, e poi passeranno al resto del mondo. Cambierà così, inevitabilmente, il settore bancario in Italia, ma soprattutto cambierà il rapporto fra banca e clientela».

Un problema sociale

Secondo Sileoni è un problema sociale da tenere sott’occhio. «Le banche non svolgeranno più il ruolo sociale di un tempo e Apple darà la botta finale, perché ci sarà ancora più lotta selvaggia, come c’è attualmente tra i gruppi bancari, per guadagnare il più possibile», ha spiegato. Il leader sindacale non nasconde le preoccupazioni, rilevando come sia cambiato e stia ancora cambiando il ruolo delle banche. «In questa ottica – ha affermato Sileoni – si comprende ancora di più che il problema delle indebite pressioni commerciali per la vendita di prodotti finanziari non è solo sindacale, ma soprattutto sociale.

La trasformazione delle banche

Insomma, è una questione da non sottovalutare perché «se le banche si stanno trasformando da filiali tradizionali di un tempo ad agenzie dove si vendono esclusivamente prodotti finanziari e assicurativi, vuol dire che faranno sempre meno credito». Secondo Sileoni, questo cambiamento è legato anche all’atteggiamento della Banca centrale europea che non vuole che si appesantiscano i bilanci con sofferenze bancarie. «Il risultato – ha aggiunto – è che la clientela sarà esposta a quei prodotti finanziari e assicurativi che saranno venduti, con i dipendenti che saranno costretti a venderli, perché i ritorni in termini di commissioni, per le banche, sono estremamente significativi».

Il segretario della Fabi ha anche affrontato il tema del salario minimo elogiando le indicazioni da parte dell’Unione europea. «Ci sono situazioni di retribuzioni letteralmente da fame che vanno contrastate perché sono diventate una piaga sociale – ha detto –. Altro punto fondamentale: il salario minimo non deve sovrapporsi alla contrattazione collettiva nazionale, è quello il luogo che deve definire questi aspetti, anche in presenza di una indicazione europea che ha avuto il merito, comunque, di far nascere una discussione concreta e non virtuale che porterà sicuramente a qualcosa di positivo». Sileoni ha sottolineato che ci sono tre aspetti da evitare. «Le imprese potrebbero scaricare sui prezzi l’introduzione del salario minimo. C’è da evitare che le aziende aumentino le ore effettive di lavoro giornaliero: per esempio, ti pago sette ore e ne fai nove. Le imprese che non si possono permettere il salario minimo rischierebbero di chiudere», ha spiegato.

Salario minimo

Secondo il segretario generale della Fabi, «il minimo dei 9 euro non deve essere nemmeno la scusa per le aziende di limitare la contrattazione aziendale e non deve rappresentare una diga insuperabile per ridurre la trattativa su altri argomenti. Il rischio è che le controparti dei sindacati potrebbero sfruttare l’indicazione europea del salario minimo per limitare le richieste economiche nei rinnovi dei contratti aziendali».

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