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La contromossa di Musk e le prospettive reali per Twitter

In Digitale
1 Agosto 2022

Battaglia legale su Twitter

Chi si aspettava due mesi e mezzo di quiete prima della tempesta del processo lampo di ottobre si sbagliava. In base a quanto scritto dall’agenzia Reuters Elon Musk è partito al contrattacco e ha depositato una causa contro Twitter sempre presso la corte del Delaware. Dei dettagli per il momento non si conosce praticamente nulla, ma è solo una questione di tempo.

In base alle regole della corte una versione potrebbe essere resa pubblica molto presto, anche nei prossimi giorni. Il fascicolo da 164 pagine è stato depositato venerdì, poche ore dopo che il cancelliere Kathaleen Jude McCormick aveva stabilito che il processo di cinque giorni sarebbe iniziato il 17 ottobre e non il 10, come da richiesta del ceo di Tesla.

L’acquisto di Twitter

Su Musk, oltre che la causa intentata dalla società, c’è anche un’ulteriore pendenza di portare a termine l’accordo depositata venerdì da Luigi Crispo, che possiede 5.500 azioni di Twitter. L’investitore ha chiesto alla corte di obbligare Musk ad acquistare la società al prezzo stabilito, accusandolo di aver violato il suo dovere fiduciario nei confronti degli azionisti di Twitter e di risarcire le perdite che ha causato. Musk ha il dovere fiduciario in quanto possiede il 9,6% di Twitter, cosa che lo rende il primo azionista del social network.

La causa con Twitter

La causa depositata da Musk è solo l’ultima puntata di una telenovela che si trascina da ormai quasi quattro mesi. Il 4 aprile, infatti, Elon Musk annuncia di aver rilevato oltre il 9% della società (con tempistiche sospette sul ritardo dell’annuncio, tanto che la mossa è ancora al vaglio delle autorità). Nel giro di 10 giorni l’uomo più ricco del mondo presenta un’offerta da 54,20 dollari per azione per rilevare l’intera società e delistarla da Wall Street. Il cda fa le capriole: prima adotta una poison pill per evitare che Musk scali la società, poi, il 25 aprile, annuncia di aver trovato un accordo con il ceo di Tesla per un affare complessivo da 44 miliardi di dollari da concludere entro la fine dell’anno.

Il mercato però è scettico, tentenna, non ci crede. Tanto che il titolo non sale mai fino a toccare il valore attribuitogli dall’accordo tra Musk e il cda. Nonostante il miliardario inizi a raccogliere i fondi necessari a portare a termine l’operazione vendendo una parte delle sue azioni di Tesla e convincendo investitori esterni a partecipare iniziano a diffondersi le voci di un possibile passo indietro. Rumor che fanno crollare il titolo.

Fino al 13 maggio, quando Musk sostiene che l’accordo sarebbe rimasto in sospeso fino a quando la società non gli avrebbe mostrato i dati relativi agli account fake o spam attivi sulla piattaforma. È il casus belli. Il cda sostiene che si tratti di meno del 5% degli utenti del social network, il miliardario molti di più, arrivando a ipotizzare anche che siano il 20%.

L’8 luglio la rottura definitiva: Musk dichiara morto e sepolto l’accordo ritenendo di potersi tirare indietro in quanto il cda avrebbe infranto l’accordo non fornendo informazioni veritiere riguardo gli account spam. La reazione del cda è immediata: causa depositata in Delaware (dove Twitter ha sede) e richiesta, poi accettata, di avere un processo lampo di cinque giorni in modo da non minimizzare, per quanto possibile, i danni provocati dall’esposizione mediatica negativa derivante dal processo.