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Snap in crisi, paga il rosso per il calo della pubblicità

In Digitale
25 Luglio 2022
La casa madre di Snapchat perde 422 milioni nel trimestre aprile-giugno

La crisi di Snapchat

Snapchat, il social dei messaggi che scompaiono, affonda in borsa causa utili e ricavi sotto le aspettative. La casa madre Snap ha visto il titolo crollare di oltre il 38%. L’economia peggiora e Snapchat, come gli altri social, vive di pubblicità che, come è ovvio, non ama la guerra. Il panorama è talmente fosco e incerto che Snap non ha fornito previsioni per il terzo trimestre.

La perdita del secondo trimestre è stata di 422,1 milioni di dollari, o 26 centesimi per azione. I ricavi sono aumentati del 13% anno su anno a 1,11 miliardi di dollari, rispetto alla crescita del 38% anno su anno nel primo trimestre. Gli analisti si aspettavano una perdita di 22 centesimi per azione e un fatturato di 1,14 miliardi di dollari. La discesa della pubblicità di Snap è un campanello d’allarme per gli investitori che ora guardano preoccupati ai risultati anche agli altri giganti del web come Google (ossia Alphabet) e Facebook (ossia Meta). Tanto che venerdì, dopo i risultati di Snap, anche questi ultimi hanno visto le loro azioni scendere in Borsa di quasi il 7% Meta e di circa il 3,5% Google (i dati si riferiscono al momento di andare in stampa, ndr). La recessione dunque è alle porte e le aziende tagliano i budget pubblicitari. Inoltre la mossa di Apple dell’anno scorso, che per rafforzare la privacy degli utenti, ha reso più difficile monitorare le azioni delle persone online, ha fatto si che i social siano meno attraenti per gli investitori pubblicitari. Eppure gli utenti di Snap sono aumentati: nel secondo trimestre sono stati 347 gli utenti attivi giornalieri, in aumento del 18% su base annua. Snap ha affermato che gli utenti attivi sono cresciuti in tutti i mercati sia in Nord America sia in Europa.

«Nonostate la crescita costante della nostra community le opportunità a lungo termine, dell’attività e dei risultati finanziari del secondo trimestre non riflettono le nostre ambizioni», ha detto Evan Spiegel, ad e co-fondatore di Snap. Il titolo era comunque già in crisi in calo del 74% negli ultimi 12 mesi. Tanto che a maggio la società aveva ridotto drasticamente le sue previsioni finanziarie, indicando un peggioramento dell’economia. E aveva sospeso, come altre web company, le assunzioni dichiarando però di essere in grado di mantenere gli occupati attuali.

Da segnalare che diversamente da Amazon, Twitter e Pinterest, Snap ha annunciato che il co-fondatore, Evan Spiegel, rimarrà come amministratore delegato almeno fino all’inizio del 2027. Sul fronte degli utenti a differenza di TikTok e Instagram, Snap deve ancora dimostrare di essere in grado di mantenere l’attenzione dei suoi abbonati abbastanza a lungo al fine di attirare maggiori introiti pubblicitari. I dati infatti mostrano che gli utenti di Snapchat trascorrono meno della metà del tempo sulla sua applicazione rispetto a quelli di Byte Dance (TikTok) e Metás Instagram. La stessa Snap, nella lettera agli azionisti, ha ammesso che probabilmente «ci vorrà del tempo» prima che si verifichino miglioramenti significativi sul fronte del business pubblicitario.

Anche Snapchat, così come Telegram, ha una versione premium a pagamento. Il social network della realtà aumentata ha fatto debuttare negli Usa Uniti Snapchat Plus a 3,99 dollari al mese. La variante a pagamento è disponibile per ora in Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Australia, Nuova Zelanda, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Come Telegram, anche Snapchat cerca dunque di passare da un modello di business che dipende interamente dalla pubblicità, e nel suo caso, anche dalla vendita di dispositivi, come occhiali e droni, a uno ibrido sperando sia più performante.