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AutoEconomiaIn evidenza Lun 15 maggio 2023

Auto elettrica, un dossier svela: chi l'ha comprata ne sconsiglia l'acquisto

Una ricerca Pwc sulla transizione dal motore endotermico a quello green sottolinea la freddezza degli automobilisti italiano verso l'elettrico. Costi e mancanza di punti di ricarica ne frenano l'acquisto. Ma secondo l'Unrae la strada imposta dall'Ue è tracciata Auto elettrica, un dossier svela: chi l'ha comprata ne sconsiglia l'acquisto auto elettriche
Maurizio Cattaneo
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Maurizio Cattaneo

Chi ha comprato l’auto elettrica ne sconsiglia l’acquisto

Niente da fare. L’auto elettrica agli italiani proprio non piace. Neppure durante un evento, nato con lo scopo di fare il punto, ma in sostanza di promuovere, la nuova mobilità  verso le” zero emissioni”  si è potuto affermare il contrario. Eppure tutto era stato preparato con cura in piazza Tre Torri a Milano tanto che, oltre a seguire il convegno promosso dal Gruppo Amodei,  il pubblico poteva ammirare soluzioni davvero accattivanti ed innovative nel campo dell’elettrico: dall’e-scooter Bmw CE 04 al il van Ford E-Transit sino ai i quadricicli Microlino e Xev Yoyo e le auto Byd Atto 3, Kia EV6 e Nissan X-Trail e-Power.  Di più: c’era anche la possibilità, attraverso dei test, di toccare con mano i nuovi prodotti.

Ma poi ecco la doccia fredda rappresentata da una ricerca fresca di stampa elaborata da Pwc, società internazionale di consulenza con un comparto specializzato proprio nell’automotive.  L’Italia è il fanalino di coda in Europa insieme alla Spagna in merito alla transizione verso l’elettrico – ha detto Francesco Papi, partner PwC strategy & Italy automotive leader – A marzo 2023 la quota di autovetture Bev e ibride plug-in nel nostro Paese si è fermata all’8,2% delle immatricolazioni, rispetto al’19,8% di Germania, 24,1% della Francia e al 26,7% del Regno Unito”.

Chi ha già l’auto green ne sconsiglia l’acquisto

“Tra le principali ragioni che rallentano la crescita del mercato dell’e-mobility – ha spiegato Papi – figurano il costo iniziale del veicolo, un’offerta di prodotto ancora limitata e poco competitiva sui segmenti delle citycar e delle utilitarie e la scarsa diffusione delle infrastrutture di ricarica pubblica, che rappresenta un fattore di crescita rilevante. “Questo perché la domanda a reddito più basso dispone in misura inferiore di parcheggi privati e di sistemi di ricarica domestica. Poi, non va sottovalutato un altro aspetto: la soddisfazione di chi ha già scelto l’elettrico, in oltre il 40% dei casi, determinata solo dal passaparola di amici e parenti”.

Insomma come dice il ministro Pichetto Fratinl’auto elettrica è roba da ricchi”. Ma c’è di più. In caso di auto elettrica il passaparola funziona al contrario  “Oggi chi compra elettrico mostra un trend di soddisfazione in calo – ammette Papi, –  comunque non su livelli inferiori rispetto a chi compra auto a combustione interna, principalmente a causa dell’insoddisfacente gestione del processo di installazione dei sistemi di ricarica domestica”.

L’Unrae smentisce Case automobilistiche e sindacati

Da qui la conclusione che è poi quella ripetuta mille volte: “Serve l’aiuto delle istituzioni“. Ma, aggiungiamo noi, se gli italiani vivono per la maggior parte in condomini, se la stessa rete elettrica è insufficiente e ancora se le centraline di rifornimento in Italia sono poche, tutte al Nord e per il 90% nelle città lombardo-venete, non c’è governo o Pnrr che tenga.  Almeno nel breve periodo.

Però anche Michele Crisci, presidente Unrae, tira in ballo l’esecutivo. “Gli italiani sono appassionati di auto – ha detto – Ma ci sono delle tematiche che le istituzioni devono risolvere, come le infrastrutture. L’utente deve avere la possibilità di bypassare le problematiche dell’uso delle elettriche. E abituarsi a un diverso sistema. Gli italiani forse fanno un po’ più fatica degli altri a cambiare. L’elettrico è un mondo al quale Stati Uniti ed Europa non hanno mai creduto, ma la decarbonizzazione è un tema che riguarda tutti. E va cambiata la narrazione in questo senso”. 

Ridurre le emissioni

“Spesso sentiamo dire – ha poi detto il presidente Unrae  – che il passaggio all’elettrico provocherà perdita di posti-lavoro.  Noi pensiamo il contrario”.  Tesi che smentisce palesemente quanto affermano da tempo le Case automobilistiche e sindacati secondo cui la difficile transizione al green mette a rischio almeno 600mila posti di lavoro tra personale diretto ed indotto. E che gli unici posti di lavoro in più saranno quelli nelle fabbriche cinesi.

“Il 2035 è una data ultima (il divieto alla vendita di auto diesel e benzina imposto dall’Ue n.d.r.)- ha sottolineato  in ogni caso Crisci – ma nel 2030 le Case auto saranno obbligate a ridurre del 55% le emissioni del 2021. E l’unico modo per farlo sarà avere la stragrande maggioranza delle vetture elettriche. E mancano solo 6 anni”. Questa in effetti è la dura realtà di cui non ha tenuto conto l’Unione europea quando ha imposto un percorso a tappe forzate verso la sola tecnologia dell’elettrico. Ben diversamente da quanto ha fatto l’amministrazione Biden che per tutelare l’industria nazionale,  pur decidendo maxi investimenti sull’elettrico non ha chiuso i cancelli al motore endotermico ed all’idorgeno.

Strada davvero tracciata?

Sta di fatto che la premessa del dossier  ‘Mobilità elettrica, oggi per domani‘ ne è stata anche la conclusione: “L’evoluzione in corso non è semplice e comporta tanti problemi ma ha una direzione chiara”. Almeno fino alle prossime elezioni europee. A quel punto, se la componente demagogico-ambientalista venisse sconfitta forse ci troveremmo a narrare una storia diversa. Sempre nel rispetto dell’ambiente ma con maggior buonsenso.

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