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La Bce decide l’aumento dei tassi, dubbi sullo scudo anti-spread

In Economia
21 Luglio 2022

Il rialzo dei tassi della Bce

Da un lato c’è la crisi politica italiana, dall’altro la strategia monetaria europea. Oggi la Banca centrale europea alzerà il velo sulle sue decisioni sui tassi d’interesse e sullo scudo anti-spread. Due scelte che, secondo alcuni osservatori internazionali, potrebbero subire l’impatto di ciò che sta avvenendo a Roma in queste ore.

Rialzo da 0,50 punti

Secondo il quotidiano britannico Financial Times, la questione italiana sta «rendendo più complicati i calcoli della Bce». Così oggi a Francoforte si discuterà «se mettere da parte il compromesso faticosamente costruito il mese scorso, ossia cominciare a elevare i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale, per scegliere una misura più audace». Forse di 50 punti. Un’inversione di rotta improvvisa che, per il quotidiano londinese, è dovuta al «subbuglio politico a Roma – che – rischia di erodere la fiducia degli investitori nella capacità di gestire il suo enorme debito pubblico». In realtà, secondo alcuni esperti, le cose potrebbero stare anche diversamente.

Se è vero infatti che a Francoforte osservano da vicino ciò che sta accadendo in Italia, è altrettanto vero che lo scenario economico dell’Eurozona non è confortante con un’inflazione record dell’8,6% a giugno su base annua. E una crisi che non lascia ben sperare per l’occupazione e la produzione di ricchezza. Così, dopo aver annunciato un aumento dei tassi di 25 unti base, la banca centrale guidata da Christine Lagarde potrebbe invece orientarsi su un rialzo da 50 punti base entro settembre. «La presidente Lagarde dovrebbe chiarire che il ciclo di rialzi è appena iniziato, ma che la tempistica e l’estensione dei futuri rialzi dei tassi dipendono dalla combinazione crescita-inflazione prevista. I mercati ascolteranno quindi con attenzione i commenti sui rischi di recessione» ha spiegato Martin Wolburg, economista di Generali Investments.

Lo scudo anti-spread

«Come già annunciato, il nuovo strumento anti-frammentazione della Bce sarà al centro della scena – ha ripreso l’esperto -. Finora non si conoscono molti dettagli e ci aspettiamo che la Banca Centrale Europea sia più esplicita o addirittura che già annunci l’operatività di tale strumento. Intravediamo il rischio però che questo nuovo strumento possa non corrispondere alle aspettative del mercato. In tal caso, il debito periferico potrebbe essere messo sotto pressione».

In sintesi, il mercato si attende chiarezza sia sul meccanismo di funzionamento che sulle condizionalità, oltre che sul meccanismo di controllo. Come anticipato da Verità&Affari, l’uso dello scudo è legato a doppio filo con le riforme chieste dal Pnrr. Nel caso dell’Italia riguardano fisco, giustizia e pubblica amministrazione. Quanto al controllo, i tedeschi vorrebbero fosse affidato ai tecnici del Mes, magari con un meccanismo sanatorio in caso di mancato rispetto dei paletti all’uso dello scudo, mentre i Paesi del Sud vorrebbero se ne occupasse la Commissione che è invece un organo politico.

La trappola dei tassi

Sullo sfondo resta un rischio importante. E cioè che la stessa politica monetaria che inaugurerà la Bce non funzioni. «In ogni caso, se la recessione dovesse concretizzarsi, potremmo presto tornare nella trappola dei tassi che ha imprigionato l’Europa negli ultimi anni – ha spiegato Giancarlo Bilotta, portfolio manager credit strategies di Plenisfer Investments Sgr -. Si tratta di uno scenario in cui è particolarmente difficile attuare una politica di rialzo dei tassi». In questo caso «assisteremmo ad una nuova discesa dei tassi nominali e ad una riduzione degli spread, sia governativi che corporate, finora penalizzati dalle preoccupazioni per le attese di crescita dei tassi che hanno sostenuto la volatilità del mercato obbligazionario» ha concluso l’esperto.

In effetti, come ha evidenziato Sandra Holdsworth, analista di Aegon am, «la Bce si trova n una situazione difficile: una politica monetaria più restrittiva è necessaria per combattere l’aumento dell’inflazione, ma ciò potrebbe portare a una frammentazione dei rendimenti dell’Eurozona e a un aumento dei tassi di interesse per i Paesi periferici, che devono già far fronte a un pesante indebitamento». Tutto questo in un contesto in cui all’interno della Bce si continua a litigare anche sui dettagli dello scudo antispread con i politici tedeschi e olandesi che non vogliono sostenere il debito italiano. Di qui volatilità e incertezza. E sullo sfondo il rischio di una nuova crisi sui debiti sovrani dell’Unione con l’Italia anello debole dell’intero sistema.

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