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Nasce la Borsa italiana del legno, può portare 600 milioni alle nostre montagne

In Economia
15 Giugno 2022

L’Abete Rosso venduto sulla Borsa italiana del legno

È Trentino, l’Abete Rosso che lascerà Borgo Chiese in direzione A4 per dare vita ad un nuovo tetto di una abitazione privata. Si è chiuso infatti il primo contratto sulla piattaforma digitale della Borsa italiana del legno, strumento elaborato con la collaborazione di Borsa Merci Telematica e con il supporto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e UNCEM che vuole facilitare l’incontro tra domanda e offerta di prodotti a base legno, alimentando e facilitando lo sviluppo delle filiere di prossimità.

“Questa è la dimostrazione con l’Abete nazionale, se opportunamente conosciuto e valorizzato, è senza dubbio concorrenziale sia per prestazioni che per qualità estetica a quello estero. Con lo strumento della Borsa oggi è possibile dare maggior impulso e sviluppo alle nostre filiere avvicinando il bosco al comparto delle prime e seconde lavorazioni – afferma Angelo Luigi Marchetti, presidente di Assolegno – Con la piattaforma della Borsa Italiana del legno si vuole andare a costituire dei distretti industriali sul territorio che riescano a parlarsi e a conoscersi, proprio nell’ottica di andare a definire un Cluster nazionale”.

Assolegno infatti stima che diminuire solamente della metà le importazioni di legnami dall’estero potrebbe dirottare circa 600 milioni di euro provenienti da risorse private verso gli stessi territori montani che a loro volta potrebbero generare ulteriori economie di scala valorizzando le imprese e l’utilizzo di legname nazionale. Della stessa opinione Mirella Lombardi, titolare della Segheria Lombardi Franco, parte venditrice del legname di Abete oggetto del primo contratto della che afferma “Avere a disposizione uno strumento digitale, quale la Borsa Italiana del Legno, significa implicitamente arrivare ad essere presenti su tutto il territorio nazionale per una segheria come la nostra. È oggi quantomai necessario riuscire a ricostruire un tessuto della nostra filiera che avvicini gli anelli e che possa essere motore propulsivo di un’economia montana, oggi quantomai importante in un’ottica di transizione ecologica del nostro Paese.”

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