275 visite 4 minuti 0 commenti

La cucina italiana torna a crescere anche nel mondo, vale 205 miliardi

In Economia
16 Luglio 2022

Lo studio sulla cucina italiana

Il settore della ristorazione in Europa tornerà ai livelli pre-pandemia nel 2023, così come nell’area Asia Pacifico, mentre in Nord America potrebbe recuperare i livelli pre-Covid già nel corso di quest’anno. È quanto stima Deloitte nello studio del Foodservice Market Monitor. In particolare, si spiega che la flessione indotta dalla pandemia di Covid-19 negli ultimi due anni ha portato il mercato della ristorazione in Europa a contrarsi del 12,3% in media tra il 2019 e il 2021, un impatto più sensibile se confrontato all’esperienza dell’area Asia Pacifico e del Nord America (rispettivamente -6,4% e -3,9% tra il 2019 e il 2021).

La ripresa dinamica

Tuttavia, ci si attende che la ripresa europea sarà tra le più dinamiche, con un ritmo di crescita pari al +6,8% medio tra il 20 21 e il 2026, si prevede infatti che l’area Europa tornerà ai livelli pre-pandemia già nel 2023, insieme all’area asiatica.

Con un calo più contenuto da colmare, invece, per il Nord America il ritorno ai livelli del 2019 potrebbe realizzarsi già entro l’anno in corso. Il rimbalzo del settore sarà sospinto da formati più agili di servizi come testimoniano le percentuali di Cafè e bar +8,1% e dello Street food +5,6%, unitamente a formati consolidati come il Full service restaurant (ristorante con servizio al tavolo, di qualità) che cresce del 5,7%. Considerando le prospettive di ripresa per singolo settore, il ritorno ai livelli pre-pandemia per il Quick service restaurant (Fast food, Delivery) potrebbe avvenire già nel 2022, mentre bisognerà andare al prossimo anno per i Full service restaurant e Street food, e al 2024 per la tipologia di Cafè e bar.

«Per salvaguardare la sostenibilità del business nel lungo periodo, le aziende del settore devono considerare tre imperativi: investire sulle competenze e l’integrazione di front e back end, potenziare l’engagement sia verso i clienti sia verso il proprio personale, e innovare l’esperienza per il cliente, facendo leva su soluzioni digitali di prossima generazione», ha commentato Tommaso Nastasi, value creation services leader di Deloitte.

Cucina italiana

Nel generale clima di ripresa si evidenzia anche la performance della cucina italiana nel mondo. Nel 2021 ha sostenuto infatti una crescita a doppia cifra, pari al +25% rispetto all’anno precedente, che ha risollevato il valore fino a raggiungere i 205 miliardi di euro. Dopo una contrazione del 30% registrata nel primo anno di pandemia, lo slancio positivo dello scorso anno ha riavvicinato – seppure non ancora completamente colmato – il valore della cucina italiana nel mondo alle performance pre-Covid, quando si attestava a 236 miliardi di euro.
Le aree di maggiore penetrazione si confermano Stati Uniti e Brasile con un’incidenza rispettivamente del 33% e del 28% (dopo il mercato italiano, 94% della penetrazione). Cina e America continuano a guidare per valore il mercato, pesando congiuntamente per il 60%.

I prezzi

«Tra i ristoranti con servizio di qualità a livello internazionale la penetrazione della cucina italiana sfiora il 20%», ha spiegato Tommaso Nastasi. «Il posizionamento della ristorazione italiana nel mondo, tuttavia, è in prevalenza di ‘value for money’, con una maggiore concentrazione di ristorazione ‘premium price’ nei Paesi dell’Asia. In Italia, invece, un terzo del mercato si posiziona nel segmento ‘low cost’. Ciò può essere in parte spiegato dalla facilità di approvvigionamento di materie prime, oltre alla ampia presenza di format quali trattorie e osterie», ha aggiunto.

/ Articoli pubblicati: 800

.