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«Draghi sul debito ci sta lasciando una bomba da 250 miliardi»

In Economia
16 Settembre 2022

Tremonti accusa Draghi

In una intervista al Giornale Giulio Tremonti ha detto che il governo Draghi ha lasciato in eredità ai suoi successori «una pillola avvelenata»: «250 miliardi di potenziale nuovo debito pubblico», che secondo l’ex ministro dell’Economia di vari governi Berlusconi, ora candidato al parlamento da Fratelli d’Italia, «rischia di andare a pesare sul prossimo governo». Il riferimento è a un emendamento al decreto aiuti bis approvato martedì al Senato e proprio ieri alla Camera. L’emendamento consente ad Amco, la società partecipata al 100 per cento dal ministero dell’Economia che si occupa di gestire i crediti deteriorati, di acquisire i finanziamenti garantiti dallo Stato in base alle normative introdotte durante la pandemia per aiutare le aziende in difficoltà.

I finanziamenti con garanzia pubblica

Questi finanziamenti (che godono di una garanzia pubblica fino al 90 per cento) hanno raggiunto col tempo l’ammontare di 256,8 miliardi di euro e sono stati erogati a 2 milioni e 700 mila tra imprenditori, artigiani, autonomi e professionisti. «Una cifra di enorme rilievo, da sola quasi vale circa il 9 per cento del pil», sottolinea Tremonti. Certo, riconosce l’ex ministro, quelle garanzie pubbliche andavano date. Lockdown e restrizioni avrebbero costretto molti imprenditori a chiudere le attività senza quel sollievo. «Fu una scelta positiva, c’era il Covid e la crisi. Inoltre aveva una forte copertura ideologica: era debito buono. Ora però ne dovrà rispondere lo Stato».

Tremonti contesta a Mario Draghi, con il quale i rapporti non sono mai stati idilliaci, di aver introdotto la norma che mette in campo l’Amco «in modo surrettizio»: «Di coperture e scostamenti di bilancio si deve discutere. Perché il governo non lo ha mai fatto prima di adesso? Finito il Covid, bisognava aprire la discussione. In questo modo si fa una responsabile gestione del Tesoro della Repubblica. Si va in Parlamento».

Il bilancio dello Stato

In realtà l’obiettivo del ministero dell’economia è proprio quello di non appesantire il bilancio dello Stato con quello che, di fatto, è un artificio contabile visto che in ultima analisi, se un’azienda non è in grado di restituire i finanziamenti ricevuti la garanzia pubblica deve comunque scattare, Amco o non Amco. A rischio non ci sono ovviamente tutti gli oltre 250 miliardi di euro erogati. La stima del ministero è che, di quell’ammontare di crediti, circa 30-40 miliardi di euro potrebbero essere riscossi con difficoltà. Una parte di questi prestiti finirebbe appunto in Amco. E proprio questa parte (Commissione europea permettendo…), secondo la speranza del governo, verrebbe tenuta fuori dal calcoli del debito pubblico.

Una speranza che evidentemente Tremonti non condivide: «È un’operazione del tipo window dressing: un’alterazione contabile per rendere una situazione più accettabile. Ma non lo è per niente. Il patrimonio cosiddetto separato: da cosa? Questi non sono come le sofferenze bancarie, questi sono crediti morti. E inoltre sono ingestibili: come può una società del Tesoro gestire oltre un milione di partite critiche? Amco non ha né le forze né gli strumenti. Questo è un puro artificio contabile che non so come farà a passare l’esame della Unione Europea».

Il ruolo di Amco

Durante la campagna elettorale, qualche dubbio sul ruolo di Amco era stato espresso anche da un altro esponente di primo piano di Fdi, Guido Crosetto. In questo caso il riferimento era alle massicce operazioni di acquisto dei crediti deteriorati delle banche. Un modo con cui lo Stato sta aiutando gli istituti di credito a far pulizia nei loro bilanci, mettendo però in pancia ad Amco molti crediti che l’inevitabile rallentamento dell’economia previsto per i prossimi mesi renderà più difficile recuperare. Secondo Crosetto, c’è il rischio che questi crediti non più esigibili vengano trasformati in debito pubblico.

In una intervista al Corriere della Sera, il cofondatore di Fdi lanciava infatti questo allarme: «Vedo possibili decisioni di Bankitalia preoccupanti, come la classificazione in debito pubblico di ciò che prima non lo era (i soldi messi dallo stato in Autostrade o il meccanismo dell’Amco, per i crediti finanziari): aumentando il debito di decine di miliardi e togliendo a un governo strumenti per intervenire in crisi industriali o bancarie».

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