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L’Europa vuole salvare il Reddito di cittadinanza: «Ripensateci»

In Economia
29 Settembre 2022

L’Europa sul Reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza non va abolito, né c’è la necessità di apportare grandi cambiamenti alla sua struttura. Però va applicato meglio, in tutte le zone d’Italia, per garantire un adeguato reinserimento nel mondo del lavoro dei beneficiari. Mentre nella prima settimana post-elettorale già si discute del futuro del provvedimento-bandiera del M5S, da Bruxelles arriva un messaggio chiaro a chi vorrebbe eliminarlo: “Se viene abolito poi che si fa con chi non ha alcun reddito? Li mandiamo tutti dalla parrocchia?”, osserva in una intervista alla “Stampa” Nicolas Schmit, commissario europeo al Lavoro. Ieri il lussemburghese ha presentato una raccomandazione che invita gli Stati a modernizzare i propri regimi di reddito minimo secondo una serie di criteri in modo da combattere la povertà e favorire l’inclusione sociale.

Reddito minimo

“Il reddito minimo – spiega il commissario – è un pilastro dei diritti sociali. Già nel 1992 la Commissione europea aveva proposto una raccomandazione che andava in questo senso, per garantire a tutti risorse a sufficienza.  Oggi stiamo affrontando grandi sfide, le nostre economie si stanno trasformando, stanno attraversando una doppia transizione, ecologica e tecnologica. Inoltre stiamo vivendo un periodo di alta inflazione, con l’impennata dei prezzi dell’energia, del cibo”. “Tutto ciò – continua – aumenta il rischio di povertà in Europa. Oggi più di un quinto dei cittadini Ue è a rischio di povertà e di esclusione sociale. Ovviamente non stiamo parlando di un reddito universale incondizionato perché lo strumento che ci serve è molto diverso. Deve far parte di una più generale politica di inclusione sociale, per aiutare le persone a tornare nel mercato del lavoro”.

In Italia c’è chi critica il reddito di cittadinanza perché lo considera una specie di reddito universale: “Io credo che il reddito di cittadinanza corrisponda più o meno allo schema che proponiamo noi perché prevede l’integrazione nel mercato del lavoro. Dopodiché ci sono anche quelli che pensano che il reddito universale incondizionato sia la soluzione. Dare una somma ai cittadini e dire: ‘Fatene ciò che volete’, a prescindere dal fatto che lavorino o meno. Ci sono stati esperimenti simili in Canada e in Finlandia, ma queste esperienze sono state interrotte perché non hanno portato risultati. Io sono assolutamente contrario”. “Ciò che proponiamo noi – conclude Schmidt – è diverso. Il reddito minimo deve esser parte di politiche sociali attive più ampie. Può funzionare solo se ti prendi cura delle persone. Bisogna dare loro un reddito minimo per avere una vita decente, ma bisogna mettere in campo gli strumenti giusti per accompagnarle”.

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