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Da 30 anni comanda lui, la vera storia di Mario Draghi e l’Italia

In Approfondimenti, Economia
15 Luglio 2022

Le vera storia di Mario Draghi

Ricorderanno i meno giovani quello spot in cui gatto Silvestro (i mercati? I partiti? Forse gli elettori stessi?) insegue il canarino Titti (i conti dello Stato) che si rifugia su un barattolo di pelati; il gattaccio nero dice allora: «oh no su De Rica non si può!». Ecco Mario Draghi, anche ora che è periclitante tra Palazzo Chigi e lo studio alla vetrata del Quirinale, viene presentato come quel barattolo anche se i pelati sono gli italiani che non hanno riposte: né per proteggersi dall’inflazione, né sul lavoro, né sull’energia, né tantomeno sulle tasse prossime venture.

La manina di Mario Draghi

Non si è letto da nessuna parte il dubbio, legittimo, che se l’Italia sta messa come sta messa forse anche Mario Draghi ha avuto una sua parte. Insomma si tende a rappresentare l’ex banchiere centrale europeo come un supertecnico reclutato da Sergio Mattarella all’ultimo minuto per risolvere due emergenze: il Covid e il Pnrr. Si è aggiunta, tragicamente, l’emergenza dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, ma si sa bene che il governo di larghe intese nasce come un esecutivo di scopo. È forse questo che impedisce di riannodare i fili della memoria? E allora conviene rimetterli insieme. Mario Draghi è stato dal 1991 al 2004 direttore generale del ministero del Tesoro, dal 2005 al 2011 Governatore della Banca d’Italia, dal 2011 al 2019 è stato presidente della Banca Centrale Europea. A parte la parentesi di circa un anno al servizio della Goldman Sachs come vicepresidente esecutivo, si può dire che ha avuto in mano l’economia italiana direttamente per 20 anni, prima determinando le politiche d’indirizzo e poi quelle di controllo e del credito, e successivamente ha interferito con l’economia nazionale per altri 8 anni al punto di decidere lo sfratto dell’ultimo governo espressione della maggioranza degli elettori quello di Silvio Berlusconi mandato a casa nel 2011.

Convertito all’Euro

A occuparsi dei destini futuri del Paese in rapporto all’Europa Mario Draghi ha cominciato da studente. La sua tesi di laurea discussa alla Sapienza con relatore Federico Caffè – l’economista geniale svanito nel nulla il 15 aprile del 1987 – è di fatto una confutazione delle teorie di Pierre Werner, il premier lussemburghese che nel ’70 ipotizzò un’unione monetaria europea. Non se ne fece di nulla perché troppo evidenti erano le disparità. Partorì quella stagione lo Sme, il sistema monetario europeo che sarà prodromico all’Euro. Quando Draghi si sia convertito alla moneta unica non è dato sapere; una cosa è certa chi continua a pensare che sia un campione dell’economia liberale sbaglia: ha studiato dai gesuiti ed è di formazione keynesiana. I soggiorni in America lo hanno conquistato semmai alla globalizzazione. Debutta sulla scena pubblica nel 1991 come direttore generale del Tesoro chiamato dall’allora ministro e già Governatore di Banca d’Italia Guido Carli.

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