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Economia Sab 26 novembre 2022

Il price cap del gas slitta ancora, l’Italia propone un corridoio dinamico

Slitta ancora l’accordo sul tetto al prezzo del gas, i Paesi Ue ancora non hanno trovato la soluzione, il price cap a 275 euro a Mwh.

Il price gas slitta ancora

Slitta ancora l’accordo sul tetto al prezzo del gas, i Paesi Ue ancora non hanno trovato la soluzione, ma almeno è stata accantonata la proposta della Commissione europea che fissava il price cap a 275 euro a Mwh per due settimane consecutive. Era pensato per non scattare mai.

Il no italiano

«La fascia indicata da Bruxelles per il price cap non funziona, è inapplicabile», ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Quale strada percorrere? Il governo guidato da Giorgia Meloni sembra voglia adottare la strategia dell’esecutivo Draghi. Pichetto Fratin ha spiegato quale sia la proposta italiana sul price cap.

«Un corridoio dinamico, che dovrebbe funzionare con una differenza rispetto ai prezzi medi di un certo periodo – che poi dobbiamo vedere se è la media dell’ultimo mese o il prezzo del gas naturale liquefatto, il parametro poi lo si sceglie – sull’oscillazione rispetto agli sbalzi. Non riusciamo a frenare il valore della quotazione internazionale, ma gli sbalzi e la speculazione possiamo frenarli», ha affermato il ministro.

Intanto, ha sottolineato, «è stato unanimemente sgombrato il campo» dall’ipotesi di un tetto a 275 euro al megawattora avanzata dalla Commissione Ue, «perché se noi applicassimo alla proposta il percorso dei prezzi dell’estate, quando è esplosa la questione gas, sarebbe inefficace in modo assoluto, perfettamente inutile».

La Ue è ancora alla ricerca di una soluzione soddisfacente per tutti i Paesi membri alla crisi energetica e continua nella strategia di sostituzione del gas russo, da cui però non è ancora autonoma. Anche l’Italia non può fare a meno delle forniture di Mosca nonostante siano scese al 10% del fabbisogno rispetto dal 40% dello scorso anno. Per questo diventano importanti i risparmi energetici e i rigassificatori. Questo inverno non si corrono rischi perché gli stoccaggi sono pieni al 95%, ma per il prossimo «c’è una preoccupazione» ha detto Pichetto Fratin, dal momento che bisogna riempire i depositi senza i 30 miliardi di metri cubi che arrivano dalla Russia.

Le due navi rigassificatrici che ci daranno 5 miliardi di metri cubi ciascuna sono fondamentali per sopperire in gran parte alla mancanza di gas russo. La nave gasiera che arriverà a Piombino dovrebbe entrare in funzione tra aprile e maggio, ma il Comune ha presentato ricorso al Tar. «Avrei preferito non ci fosse stato», ha detto Pichetto Fratin. «Ci opporremo al ricorso del Comune sul rigassificatore. Noi abbiamo bisogno di quei 4-5 miliardi di metri cubi che verrebbero da Piombino, pertanto la difficoltà rispetto al 2023, all’inverno prossimo, ci sarebbe tutta. – ha aggiunto il ministro -. Averne meno vorrebbe dire non riuscire a riempire gli stoccaggi e dovremmo cercare soluzioni alternative. Attendiamo la sentenza del Tar».

Vertice a dicembre

Nel frattempo, è stato deciso di rinviare al mese prossimo la discussione sul price cap. Un nuovo consiglio dei ministri dell’Energia straordinario si dovrebbe tenere il 13 dicembre. In quell’occasione, si dovranno approvare anche le misure su cui c’è già l’accordo come gli acquisti congiunti di metano, il meccanismo di solidarietà e la semplificazione delle autorizzazioni per l’istallazione delle rinnovabili.

Ma ciò accadrà se ci sarà l’intesa anche sul price cap del gas, fortemente sostenuta dall’Italia che vorrebbe un pacchetto di misure. Pichetto Fratin ha ribadito che il meccanismo di correzione di mercato «così com’è non lo votiamo. Non è una questione di numeri, ma di criteri. Si tratta di trovare un punto di convergenza».

I passi avanti

Secondo il ministro dell’Ambiente, però, sono stati fatti passi avanti. «Condivisibile o no, almeno c’è una bozza su cui lavorare e i tecnici dei vari Paesi sono già in contatto tra di loro con l’incrocio delle loro ipotesi». Pichetto Fratin ha ammesso che ci sia un clima più conciliante anche da parte di Germania e Olanda.

La volontà di arrivare a un accordo si legge anche nelle parole del tedesco Sven Giegold, segretario di Stato dell’Economia e del clima, il quale ha detto che c’è «un vero lavoro da fare: naturalmente un accordo è possibile entro i parametri fissati dal Consiglio europeo». E alla fine degli incontri molti leader europei hanno parlato di corridoio dinamico di prezzo e non di un tetto fisso come proposto invece dalla Commissione Ue.

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