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«La prossima crisi? Travolgerà i fondi comuni ed è già iniziata»

In Economia, Primo piano
23 Novembre 2022

L’allarme di Savona sulla prossima crisi

Se dobbiamo parlare di competitività del sistema Italia devo dire cose su cui sarò facilmente frainteso. Negli ultimi sette anni la bilancia dei pagamenti italiana è stata strutturalmente in attivo, una condizione che io e Antonio Fazio abbiamo sempre sognato e non abbiamo mai ottenuto. Quindi sulla competitività il giudizio non può essere negativo e tranchant. Certo, la Cina è cresciuta fortemente e la quota italiana nel commercio mondiale si è ridotta come peso di circa il 50 per cento. Il resto del mondo è cresciuto, ma noi non siamo andati indietro. Però, attenzione: le cose nel Paese non vanno così male.

E allora perché non si fanno gli investimenti? Perché non c’è sufficiente fiducia per mobilitare l’imprenditoria privata, mentre ci sono enormi pressioni per mobilitare l’imprenditoria pubblica. Il problema quindi è la fiducia: non riusciamo a ricostruire una fiducia che utilizzi questi vantaggi rappresentati dalle esportazioni, che sono le nostre pietre miliari della crescita. L’altro punto è il volume del risparmio.

Fra il 2021 e il 2022 – mi tocca pure fare l’apologia del governo che non c’è più – si era creata questa ondata di fiducia, che a seguito della cessazione dei vincoli derivanti dai lockdown, aveva addirittura determinato una crescita troppo forte in tutte le parti del mondo, che ha sostenuto l’inflazione attingendo all’enorme liquidità che c’era in circolazione, quella che gli economisti oggi stanno riesaminando a fondo.

In una situazione di vantaggio

Su questi due elementi si era diffuso un tale desiderio di ripresa che ci siamo trovati rispetto al resto dell’Europa in una situazione di vantaggio che addirittura ha consentito al governo che è andato via di dire: «Vi lasciamo una situazione in cui noi siamo leggermente meglio del resto dell’Europa». E dal punto di vista statistico va benissimo. Però alla fine nel momento in cui si affermavano queste cose sono arrivati due nuovi problemi esterni al Paese. Uno è l’inflazione, l’altro è la necessità di riprendere in mano i problemi del debito pubblico.

Questa condizione dell’inflazione non può essere affrontata con gli strumenti classici – attraverso una stretta monetaria o il ritorno a una stretta fiscale – perché dobbiamo cercare una misura precisa che ancora non è stata trovata, che sia a metà strada fra la dose di restrizione monetaria e la dose di misure minime possibili di – chiamiamole – “cautele fiscali”. Se sbagliamo questa dose, inevitabilmente i problemi si trascineranno. L’inflazione peraltro ha eroso oggi il potere di acquisto dei salari, ma anche quello dei 5 mila miliardi di risparmi mobiliari che abbiamo a disposizione.

Come ristabiliamo la fiducia? Partiamo dai fatti. Primo: l’imprenditoria italiana ha mostrato le sue capacità nel mantenere quella competitività testimoniata dal surplus della bilancia dei pagamenti. Secondo fatto: l’Italia è uno dei tre paesi sui 27 d’Europa che ha un avanzo di partita corrente. Questo significa che noi viviamo al di sotto delle nostre risorse. Il resto del mondo pensa invece che noi viviamo al di sopra delle nostre risorse e non è vero.

Questo vuole dire che noi ci rappresentiamo all’estero molto, molto male. Usando gli strumenti di comunicazione e gli strumenti politici questo cambio di immagine dell’Italia è un passaggio importante. Gli economisti possono fare la loro parte fornendo le statistiche che dimostrano che l’Italia ha una bilancia dei pagamenti strutturalmente attiva. Abbiamo anche un enorme risparmio, ma purtroppo larga parte affluisce all’estero: significa che non riesce a saldarsi con la volontà di crescita dell’Italia, e questo è il primo dei problemi che deve affrontare e risolvere la politica.

Quando il nulla garantisce l’incerto

C’è qualche altra cosa che sta avvenendo ora. Abbiamo ignorato gli sviluppi degli strumenti virtuali come le criptocurrency che sono utilizzate per fare da collaterale dei derivati (quindi il nulla che garantisce l’incerto, visto che le formule per la valutazione del valore di mercato dei derivati non esistono), e oggi abbiamo una situazione instabile. Siamo in una situazione classica che ci aveva insegnato il nostro maestro Guido Carli spiegando che i ritardi nelle decisioni costano più di decisioni anche sbagliate, ma prese immediatamente.

Oggi le banche centrali, nonostante si trovino in una situazione di restrizione monetaria relativa per combattere l’inflazione, qualora arrivasse la crisi derivante dall’inquinamento dei criptoderivati attraverso i loro fallimenti (l’ultimo dei quali è Ftx), devono dire che interverranno per dare la liquidità alle imprese ovviamente non truffaldine. Già l’annuncio che le banche centrali non si tireranno indietro di fronte a una situazione di crisi sistemica consentirebbe di risparmiare tantissime risorse rispetto ai costi sopportati davanti alla crisi del 2008 perché si scelse di procrastinare in ogni modo la decisione, facendo poi fallire Lehman Brothers e salvando tutto il resto impegnando cifre pazzesche. Sarebbe costato molto meno intervenire subito annunciando che sarebbe stato rimborsato il risparmio che certo incautamente si era infilato in quelle situazioni tutto sommato con il consenso delle autorità.

Anche adesso si è dato il messaggio fino a poco tempo fa che il problema era modesto e che quindi non era il caso di intervenire. Ma se importanti società decidono di non rimborsare le quote di fondi comuni… beh, i fondi comuni a differenza delle banche non hanno la liquidità necessaria a compensare e non hanno un fondo di garanzia o una banca centrale in grado di intervenire. Questa è una lacuna istituzionale molto grave che va colmata e va colmata subito dicendo «lo faremo». Questo è urgente per le banche centrali.

Cosa bisogna dire

L’inflazione? Uno dei miei maestri keynesiani che ci veniva a trovare spesso in Banca di Italia, Karl Brunner, ci diceva che «il problema dell’inflazione è non averla. Se incappi nell’inflazione, stai attento a come ne esci». Credo non ci sia definizione migliore sul momento che noi stiamo vivendo.

Bisogna fin da adesso organizzarci e presentare dei programmi di intervento che impediscano che l’esplosione della crisi già in essere. La crisi c’è, perché non rimborsare quote di fondi significa che la crisi c’è già. Quanto dobbiamo aspettare perché esplodano dieci o quindici grandi casi in grado di fare diventare sistemica la crisi? È un fatto molto, molto serio che bisogna affrontare subito.

Paolo Savona

Presidente della Consob

Testo dell’intervento alla presentazione del libro di Ivo Tarolli “Antonio Fazio e i fatti italiani”