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Dove andranno i soldi del Pnrr, ma mancano decine di provvedimenti

In Economia
25 Luglio 2022

Il dibattito sul Pnrr

L’agenda di Super Mario Draghi, stando agli annunci che contengono le sue ultime circolari, non sembra essersi alleggerita dopo la caduta dell’autoproclamato governo dei migliori: confermato l’impegno nell’attuazione legislativa regolamentare e amministrativa del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e del Piano nazionale degli investimenti complementari (Pnc). Mano libera anche su tutte le emergenze in corso, con il governo che resta impegnato «nell’attuazione delle leggi e delle determinazioni già assunte dal parlamento e nell’adozione degli atti urgenti, ivi compresi gli atti legislativi, regolamentari e amministrativi necessari per fronteggiare le emergenze nazionali, le emergenze derivante dalla crisi internazionale e la situazione epidemiologica da covid 19».

Conto alla rovescia per il Pnrr

Il conto alla rovescia che ha la dead line fissata al 25 settembre, giorno delle elezioni è già partito. E tra i provvedimenti nel limbo che, però, in base alla direttiva indicata da Draghi, avrebbero un margine per essere portati avanti, ci sono quelli legati agli impegni assunti con l’Unione europea. Entro fine anno erano infatti previste altre 55 scadenze legate al Pnrr e all’erogazione di un’ulteriore tranche da 19 miliardi di euro. Tra gli altri su tavolo ci sono i decreti attuativi per la riforma del processo civile e di quello penale, la riforma della concorrenza, che era già paralizzata dai contrasti sulle concessioni degli stabilimenti balneari e sulle licenze dei taxi, queste ultime alla base del più violento attacco di Draghi a pezzi della sua maggioranza durante il suo discorso al Senato.

E proprio per agevolare l’approvazione del decreto, dopo le dimissioni del premier, la norma sulle auto bianche è stata stralciata, come chiedevano il centrodestra di governo e, alla fine, anche il Partito democratico. Ferma al palo anche la riforma fiscale, collaterale al Pnrr. Quindi arrivederci alla prossima legislatura quindi per riforma di Iva e Irpef, quest’ultima iniziata con la legge di stabilità per il 2022, è contenuta in una legge delega che concede al governo un periodo di 18 mesi entro i quali disporre i decreti attuativi. Il passaggio di consegne al nuovo governo, quindi non dovrebbe mettere a rischio le scadenze.

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