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Con la rivoluzione green la Ue sta distruggendo le sue produzioni agricole

In Europa, Primo piano
30 Luglio 2022

Il biologico in Europa

L’Europa agricola è a un bivio: o accogliere il modello italiano oppure cadere nella sindrome Sri Lanka. O cambiare la Pac rendendosi conto che si va incontro a una forte insicurezza alimentare o insistere con il Farm to Fork che è la declinazione agricola del Green deal. L’afflato ecologista rischia infatti di produrre un fortissimo decadimento delle produzioni continentali con una perdita valutabile attorno ai 40 miliardi, visto che la PLV (produzione lorda vendibile) continentale è stimata attorno ai 180 miliardi (di questi quasi un terzo sono italiani visto che la PLV in senso stretto vale 49 miliardi).

 

E’ tempo di chiedersi se c’è un nesso tra le proteste dei 40 mila allevatori olandesi sui quali la polizia del democraticissimo Mark Rutte spara ad alzo zero e la rivolta di popolo che da mesi sta travolgendo lo Sri Lanka. E se esiste un rapporto tra Agenda 30 e la fame nel mondo. Apparentemente Agenda 30 per lo sviluppo sostenibile del mondo è una mano santa. In realtà pare che a guadagnarci sia la Monsanto con la colonizzazione ogm (ma non è la sola) perché la benefica BMGF (Bill & Melinda – divorziati sì, ma quando c’è da fare del bene stanno uniti – Gates fundation) sta finanziando con 650 milioni di dollari Agra che dovrebbe occuparsi della rivoluzione verde africana, ma sostiene – ben vista dalle multinazionali agricole – che se si piantano colture Ogm e si fanno monocolture si produce tanto quanto serve a sfamare il mondo.

Il caso del Ghana

Il risultato è deludente: la produttività africana è rimasta ferma al 18% e la fame cresciuta. Forse il modello è sbagliato. Gli africani sono abituati da sempre alla poli-coltura, la ragione sta nel clima, nei terreni che loro fertilizzano con le mandrie nomadi. C’è un modello che funziona: glielo hanno portato Coldiretti, Bonifiche Ferraresi ed Eni a partire dal Ghana. Si tratta di colture specializzate, incentivate anche con la chimica dolce, rispettose dei cicli naturali e della piccola proprietà; in quel paese i contadini hanno a disposizione 2 ettari a testa. Il risultato è che il Pil agricolo è in crescita del 6% e nel 2022 è atteso un contributo del 30% dei campi al totale della ricchezza di questo paese (75 miliardi di dollari) che è al quinto posto in Africa pur essendo questo uno dei paesi più piccoli del continente.

Dove invece si è portato il verbo del bio a ogni costo il risultato drammatico. In Sri Lanka gli occidentali hanno convinto il governo a fare l’opzione emissioni zero in agricoltura. Il presidente Gotabaya Rajapaksa, fuggito inseguito dalla furia popolare, tre anni fa ha imposto per legge la conversione di tutta l’agricoltura srilankese a biologico vietando fertilizzanti, pesticidi e qualsiasi intervento sulle colture. A consigliarlo sono stati i tour operator (il turismo era la prima voce dell’economia dell’ex Ceylon) che gli hanno detto: se diventate un paradiso verde tutto l’Occidente verrà da voi. Il risultato è che la produzione agricola è crollata del 70%, quella del riso la metà. A dicembre scorso Rajapaska ha provato a far marcia indietro e ha ordinato alla Cina 20 milioni di tonnellate di fertilizzanti per 6 milioni di dollari. E’ arrivato fertilizzante contaminato che ha distrutto il poco che c’era di coltivato e ha aggravato il debito estero di Colombo in maniera irrimediabile.

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