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Costruiamo un’identità europea o l’Europa non durerà a lungo

In Contrappunto, Europa
28 Giugno 2022

L’identità europea

La condanna della UE nei confronti di Putin è stata unanime, anche se molti sono i pareri contrastanti su come, in che modo e perché aiutare militarmente l’Ucraina aggredita. Si dibatte inoltre sullo atteggiamento della BCE riguardante l’inflazione, il rialzo dei tassi, l’uscita dal programma QE e l’eventuale ripristino del patto di stabilità.

I paesi nordici, capitanati dalla Germania, stanno operando sotto traccia per indurre quelli indebitati a ridurre la loro esposizione. Nonostante il dramma esistenziale causato dallo aumento della povertà e dallo spettro della fame. La stagflazione si sta allargando. La crisi dei paesi poveri genererà una moltitudine di migranti che approderanno sulle coste italiane. Nonostante le dichiarazioni di intenti che, restano lettera morta sulle ripartizioni europee.

Con il repentino mutamento della scena mondiale si avverte, sempre di più, la necessità di una Europa politica. Che però manca, lasciata alla mercé di tecnocrati apolitici e non. Ma se Atene piange, Sparta non ride. Il Regno Unito, che ha lasciato il mercato continentale, sta avvertendo più dei suoi ex partners, la crisi del costo della vita. La Banca di Inghilterra ha aumentato i tassi e teme la recessione. Secondo la denuncia del sindacato britannico, si aggravano le tensioni sulla famiglia «fare il pieno di una vettura famigliare costa oltre 100 sterline e numerosi lavoratori non si possono più permettere il lusso di un’auto». I nostri amici della perfida Albione che hanno, in democrazia, tanto da insegnarci, non si rassegnano a che l’isola non sia più a capo dello Impero che dominò il mondo. La signora Thatcher era anch’esse “aeuropea” ma dette un fenomenale impulso alla economia e un notevole contributo alla lotta contro la povertà. Rimise l’individuo e non la società al centro dello universo. Non so quanti ricordano lo stato in cui versava il Regno Unito ante il thatcherismo. Alla gente, disabituata al lavoro, bastava un bicchiere di birra, calda per giunta, da bere al pub. La Lady di Ferro, figlia di un droghiere, veniva dal popolo. Non propugnò filosofie populiste; sostenne l’orgoglio britannico, nell’ambito della sua posizione euroscettica. Perché vedeva l’Europa in mano a quella deleteria classe di burocrati custodi di normative ottuse che complicano la vita. Peraltro favorite dalla regola della unanimità che, sostenendo la dittatura della minoranza, impedisce l’esercizio democratico della maggioranza. Londra, per anni City della Europa, attraeva i giovani disposti a qualsiasi lavoro pur di imparare l’inglese. Oggi non è più così. Anche se l’industria dello studio della lingua ancora prospera, vanno declinando molte attività per mancanza di manodopera straniera.

Perché l’accostamento tra UE e UK? La Brexit deve far riflettere i britannici che rischiano di tornare soltanto inglesi. L’Europa ha sprazzi di unione non programmata. Questa mancanza favorisce il revanscismo russo e l’avanzata della Cina. Gli Usa hanno cominciato con il mito e la leggenda. Ora si stanno inclinando in quella decadenza che è il preludio della fine. È giusto essere ancora atlantisti. Non per trovare il riparo sotto un ombrello che si sta rompendo. Va costruita una identità europea propria. Senza la quale il giocattolo si frantumerà.