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La Germania è disperata, adesso è lei che chiede di allentare le sanzioni a Putin

In Europa, In evidenza
8 Luglio 2022

Le richieste della Germania

«Le sanzioni devono danneggiare la Russia e Putin più di quanto danneggino la nostra economia». Ed evidentemente non è così, se ieri il ministro dell’Economia tedesco Robert Habeck, dopo aver ricordato l’aurea massima, ha chiesto al Canada di sbloccare una turbina necessaria a riportare Nord Stream, il gasdotto che trasporta in Germania il gas russo, alla piena funzionalità. A giugno i flussi si sono ridotti del 60%.

La Russia parla di un guasto tecnico, impossibile da risolvere senza la turbina in questione, prodotta in Canada dall’azienda tedesca Siemens, portata dopo un guasto a Montreal per essere riparata, e rimasta poi lì bloccata, causa sanzioni. Per Habeck il blocco di Nord Stream da parte russa rimane comunque un pretesto (tesi sostenuta continuamente nei giorni scorsi) ma, dice ora, «dobbiamo togliere a Putin questa scusa».

Il problema della turbina

Habeck ha usato toni accorati nel suo appello al governo canadese di Justin Trudeau, che ha in casa una foltissima comunità di emigrati ucraini e ha approvato una serie di sanzioni contro l’industria russa il mese scorso («è con un peso sul cuore che vi facciamo questa richiesta…»), e ha anche fornito una possibile scappatoia legale: «Voglio chiarire che non sto chiedendo di consegnare la turbina alla Russia, ma di portarla in Germania».

Dietro a questo appello c’è il crescente timore di un taglio totale delle forniture russe. In particolare in Germania si guarda con apprensione alla data del 21 luglio, quando dovrebbe finire la manutenzione ordinaria di Nord Stream, in programma da tempi non sospetti, che richiederà la chiusura totale del gasdotto per dieci giorni, a partire dall’11. E se alla fine di questo periodo, per un motivo o per l’altro, la Russia decidesse di non riaprire il gasdotto?