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Nucleare, cosa fa l’Italia e cosa ha deciso a sorpresa la Francia

In Europa
20 Luglio 2022

Le centrali nucleari in Francia e Italia

Mentre l’Italia è nel pieno della crisi politica, la Francia vara la sua strategia energetica. Obiettivo: prepararsi ad un inverno difficile. È questo il senso della decisione del governo di Élisabeth Borne di acquistare le azioni del gigante energetico Edf con un’offerta pubblica di acquisto da 9,7 miliardi. Edf è infatti il gestore di circa 58 reattori nucleari costruiti da un altro gruppo pubblico, Areva. Sono i due gioielli energetici della Rèpubblique che, con una forte azione di lobby, è pure riuscita in un’operazione senza eguali: far passare il nucleare come energia green. Ad inizio luglio, infatti, il parlamento europeo ha decretato che l’energia dell’atomo è pulita e va quindi sostenuta e finanziata.

La strategia della Francia sul nucleare

Anche a dispetto del fatto che, come ricordano associazioni di cittadini come Sortir du nucléaire, non si conoscano con esattezza i costi di smaltimento delle scorie e nemmeno quelli di smantellamento e bonifica dei siti delle centrali. E pensare che solo una manciata di anni fa la Germania del post-disastro nucleare di Fukushima aveva annunciato la progressiva uscita dall’energia dell’atomo. Ma poi è arrivata la crisi economica, la pandemia ed infine la guerra in Ucraina che ha cambiato le carte in tavola. Così Parigi ha mantenuto il punto in sede comunitaria ottenendo la certificazione verde per una produzione energetica di cui è leader. Certo ci sono i costi. Ma per uno Stato rappresentano un tema relativo quando in ballo c’è la potenza e l’indipendenza energetica del Paese.

Che cosa ha fatto intanto l’Italia? Ha preso tempo, ha parlato di risparmi energetici e ha varato piccoli contributi su bollette e benzina, ma non ha trovato la sua strada. La questione della sicurezza degli approvvigionamenti energetici non è infatti un tema di oggi come testimonia la storia di quel grande statista che fu Enrico Mattei. Eppure l’Italia, grazie alle liberalizzazioni volute dall’Unione e messe in pratica con il decreto Bersani, si è pure venduta i gioielli di famiglia. Fra questi Edison che ora è parte integrante di Edf e fa concorrenza all’Enel e alle municipalizzate italiane sul nostro stesso territorio. Dopo aver promosso un referendum contro il nucleare nel 1987, l’Italia è diventata uno dei maggiori clienti della Francia.

L’accordo con l’Enel per le centrali

Così, nel 2009, il governo di Silvio Berlusconi ha tentato di uscire dall’impasse chiudendo un accordo con l’allora presidente Nicolas Sarkozy per far costruire ai francesi delle centrali per l’Enel. Intanto l’Enel aveva tentato di mettere un piede in Francia lanciando un’offerta sulla società Suez, un’operazione che avrebbe dovuto per così dire compensare politicamente il passaggio di mano di Edison. Ma la Francia chiuse immediatamente la porta in faccia all’Italia. Poi il governo cadde, le centrali non si fecero più e l’Enel dovette fare buon viso a cattivo gioco. Oggi gli italiani pagano il conto di queste scelte. Con l’aggravante che manca anche il piano B. Così mentre i partner europei si preparano al peggio, l’Italia di Mario Draghi e del ministro Roberto Cingolani brancola nel buio.

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Giornalista di economia e finanza. Ha lavorato per i principali editori italiani fra Milano, Roma e Parigi. È autrice del libro "Vincent Bolloré, il nuovo re dei media europei" (2015), recensito in Italia e all'estero e attualmente unico libro in inglese sul miliardario bretone, e "Telecommedia a banda larga, cronaca breve della disconnessione politica italiana" (2020). Unico giornalista italiano citato da Reporters without borders nel rapporto sugli Oligarchi alla conquista dei media del Vecchio continente.