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Bce, quello pensato a Francoforte è solo uno scudino

In Da non perdere, Europa
22 Luglio 2022

Lo scudo anti-spread della Bce

Nel giorno in cui era atteso il cataclisma in Italia, qualche temporale c’è stato ma di quelli normali nella stagione. L’uscita di scena di Mario Draghi non ha provocato la burrasca attesa sui mercati, e anzi alla fine piazza Affari ha chiuso la giornata con una mini perdita come in una giornata grigia qualsiasi dell’anno. Anche lo spread che pure è salito più del 6 per cento non ha sfondato quella quota 250 che da tutti era stata vaticinata, restando ben sotto le catastrofiche attese. A calmare le acque è arrivata la conferenza stampa di Christine Lagarde che spiegava tutte le decisioni del board Bce.

Scontatissima quella sul rialzo di 0,50 punti dei tre tassi di interesse di riferimento, anche perché ve l’avevamo anticipata settimane fa sia nei tempi che nelle proporzioni. A tranquillizzare dunque è stato il varo ufficiale del cosiddetto scudo anti-frammentazione, il Tpi (Transmission Protection Instrument) che dovrebbe servire a proteggere i titoli di Stato dei paesi dell’area dell’euro in caso di attacco speculativo. Che ci sia ufficialmente è una buona notizia, soprattutto per l’Italia che con il suo debito pubblico è il paese più facilmente attaccabile dalla speculazione, e che sarà ancora più fragile in periodo di instabilità politica come quello che si è appena aperto. Per i mercati è stata la camomilla che aspettavano.

La prima notte così passa in sonno, e forse ci si riposerà per questo anche nelle prossime sedute. Ma di quello scudo si sa poco o nulla nei dettagli. E quel pochissimo che è stato fin qui svelato non lascia proprio tranquillissimi noi italiani. Prima di tutto la protezione non scatterà in automatico e non scatterà nei confronti di chiunque. Per poterne beneficiare i paesi oggetto di aiuto dovranno avere certificata la sostenibilità dei loro conti pubblici. Da più di un organismo internazionale: Bce, Commissione europea, Fondo monetario internazionale e perfino il Mes. Per altri versi sarà necessario avere compiuto riforme di politica economica che la commissione europea si attende e che sono molto simili a quelle previste da Mario Draghi per ottenere i fondi del Pnrr.

Dunque non è uno scudo, è uno scudino e dietro l’angolo c’è una selva di condizionalità. Poco si sa dei tempi di quel meccanismo di riconoscimento della sostenibilità dei conti pubblici che solo consentirebbe un intervento della Bce. Ma se bisogna passare da quelle forche caudine e discuterne in sedi di organismi internazionali servirebbe assai a poco, perché mentre quelli valutano e discutono il paese sotto attacco (l’Italia appunto) sarebbe picconato e sbranato dalla speculazione in attesa del salvagente. Sono dunque molti i punti oscuri dello scudino della Lagarde, e a dire il vero stanno trattenendo anche i grandi capitali internazionali. Perché fosse chiaro quel meccanismo ideato per la difesa dell’eurozona, sarebbero già arrivati fin dalla giornata di ieri grandi flussi a sostenere e rafforzare l’euro. Ma non si cono visti.

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Direttore Responsabile Verità&Affari

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