166 visite 6 minuti 0 commenti

Alla faccia della crisi, la Ue spenderà 4 milioni per farsi fotografare

In Europa
22 Giugno 2022

Il fotografo per la Ue

L’intenzione, a quanto pare, è quella di mettersi in mostra. Nel vero senso della parola. Non si spiega altrimenti il progetto di spendere milioni e milioni di euro per book fotografici. Davanti all’obbiettivo della macchina, però, non ci saranno star del cinema o modelle, ma i rappresentanti l’Unione europea in giro per il pianeta. Nonostante il periodo complicato tra pandemia e conflitto in Ucraina, infatti, è stato pubblicato un bando relativo alla «copertura fotografica di notizie dell’Ue e fotografie a scopo illustrativo».

In altre parole si tratta di veri e propri servizi, a seconda degli impegni, «da utilizzare per le esigenze di informazione e comunicazione delle tre istituzioni partecipanti». E quindi Consiglio, Commissione e Parlamento europeo. Fin qui nulla di male: è storia nota quanto sia importante la comunicazione, specie quella visiva, in politica e per gli organi pubblici. A destare qualche perplessità, tuttavia, sono i costi. Il bando, che è stato pubblicato il 9 giugno e scadrà il prossimo 2 settembre, prevede un importo stimato di ben 4,6 milioni di euro per garantire il servizio nei prossimi quattro anni. Una media di più di un milione di euro all’anno.

L’Ue si fa bella

A quanto pare, dunque, per l’Unione europea è fondamentale farsi “bella” in giro per il mondo, considerando che i servizi richiesti sono a 360 gradi. Nei documenti di gara, visionati da Verità&Affari, si scopre che bisognerà garantire «copertura fotografica […] in tutto il mondo senza alcuna eccezione geografica» in relazione alle «attività delle tre istituzioni partecipanti, producendo immagini per l’illustrazione tematica dei principali temi di cronaca dell’Ue», senza dimenticare ovviamente la fondamentale diffusione attraverso «i propri canali e social media». Le immagini dovranno poi essere inviate alle istituzioni e pubblicate sui siti web di Parlamento, Commissione e Consiglio.

Il più spendaccione

E quale dei tre organi sarà potenzialmente il più spendaccione? Nemmeno a dirlo, quello presieduto da Ursula von der Leyen, e anche di gran lunga: 4 milioni di euro saranno impiegati per immortalare le gesta e le visite dei vari commissari. Con in testa la numero uno. Molto meno, invece, sarà sborsato per gli altri organismi: saranno esattamente 200mila del Consiglio e 480mila del Parlamento. Non c’è da stupirsi, del resto: come accade spesso, l’istituto con in mano il potere esecutivo finisce con l’attrarre la maggior parte delle spese, al di là di quelle strettamente connesse alla comunicazione. Un esempio? Secondo i bilanci di previsione 2022 si stimano alla voce «pubblica amministrazione europea» le uscite complessive per 10,8 miliardi di euro tra tutta la miriade di agenzie, enti, organi e comitati vari. Il Parlamento assorbe poco più di 2 miliardi, la sola Commissione arriva a 3,8.

C’è da dire, comunque, che l’Europarlamento sa difendersi quando si tratta di spendere: al di là del bando relativo alla copertura fotografica, nel bilancio di quest’anno ha messo in conto un esborso di quasi 30 milioni per comunicare, appunto, i «valori dell’Istituzione», ma anche «la partecipazione a manifestazioni pubbliche, a fiere ed esposizioni». Sempre, però, conferendo «al Parlamento europeo un’immagine pubblica riconoscibile, coerente e positiva».

La fornitura di servizi

E se da una parte l’obiettivo è mostrare un’identità, anche visiva, «riconoscibile, positiva e coerente», è interessante annotare che la von der Leyen dall’altra ambisca a costruire una narrazione finalizzata a mostrare come l’Europa in questi mesi di conflitto abbia avuto e stia ancora avendo un ruolo centrale. Lo si capisce nitidamente da un appalto altrettanto corposo: 5 milioni di euro assegnati a una società tedesca pochi giorni fa grazie a un bando-lampo. L’oggetto? «Fornitura di servizi di comunicazione sulla risposta dell’Ue agli effetti della guerra in Ucraina». Insomma, tra un aiuto e l’altro a Zelensky, c’è spazio per pensare un po’ a se stessi, un abbozzo di propaganda. Nel dettaglio, i servizi di comunicazione «riguarderanno strategia, consulenza, analisi e progettazione, produzione e gestione» di campagne riguardanti i vari ambiti della guerra russa in corso in Ucraina e, soprattutto, su come si sia mossa l’Europa.

Si va all’«approvvigionamento alimentare» alle «migrazioni», dagli «aiuti umanitari» fino ovviamente ai «prezzi dell’energia» e a «qualsiasi altra questione che potrebbe diventare rilevante a causa del conflitto». Insomma, un controllo a tappeto anche in riferimento alla «produzione di elementi grafici, audiovisivi e prodotti online» di modo da – questo sarebbe l’obiettivo finale – accelerare la transizione verso l’energia pulita e aumentare l’indipendenza energetica dell’Europa da «fornitori inaffidabili». Facile leggere in filigrana, dietro questo appellativo, la sagoma di Vladimir Putin. Giusto o sbagliato che sia, dunque, il controllo della comunicazione sarà altissimo da qui in avanti per Bruxelles. Per il resto, adesso che è tutto monitorato, non ci resta che sorridere davanti all’obbiettivo. E dire tutti insieme cheese.