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Il costo delle bollette? Nessun calo per tutto il 2023

In Famiglie
27 Luglio 2022

Le previsioni sul costo delle bollette dell’energia

Sul listino di Amsterdam il prezzo del gas ha sfondato ieri la soglia psicologica dei 200 euro a megawattora (e pensare che nel luglio del 2020 il prezzo veleggiava tranquillo attorno a 4,50 euro), ma a preoccupare è forse soprattutto l’aumento del costo dei contratti a lungo termine. Segno che le bollette rimarranno alte anche il prossimo anno. E’ questa la convinzione di Gianclaudio Torlizzi, esperto di materie prime, autore del saggio per molti versi profetico (è uscito nel 2021) Materia rara, e fondatore della società di consulenza finanziaria T-Commodity. «E’ una situazione abbastanza drammatica, non ci sono dubbi», ha detto ieri Torlizzi commentando con l’Agi proprio l’aumento delle quotazioni del gas sul mercato olandese, dopo una leggera e illusoria mini-flessione che ha fatto seguito all’annuncio dell’accordo europeo sulla riduzione dei consumi di metano fino al 15 per cento questo inverno. Ma «più che la fiammata del prezzo mensile legato anche a chiusure di posizioni al ribasso», ha continuato Torlizzi, «l’aspetto realmente preoccupante è l’aumento del costo dei contratti a lunga scadenza, cosa che evidenzia la crescente consapevolezza del mercato che non ci sarà alcun allentamento dei prezzi almeno per tutto il prossimo anno».

Gli effetti del green

Le ricadute nel medio-lungo periodo saranno devastanti non solo in ambito economico ma anche sociale. «Il contratto a un anno dell’elettricità ha toccato il record storico di 366 euro per Mwh e, giusto per fare un paragone, il valore medio del decennio 2010-2020 è stato di 41 euro: siamo di fronte a un vero e proprio stravolgimento che andrà a impattare in maniera notevole sulla produzione industriale europea». Senza mezzi termini, il rischio è che tutto questo si traduca in pesanti fermi produttivi già a settembre al rientro dalle vacanze, con le immaginabili conseguenze per occupazione, prodotto interno lordo e produzione industriale.

In uno scenario stravolto dalla guerra in Ucraina e di forte incertezza, conclude Torlizzi, sarebbe stato necessario «rivedere o sospendere i piani climatici: già volersi affrancare velocemente dalle forniture di gas russe è un’opera titanica, volerlo fare mantenendo i piani di riduzione di Co2, che già prima della guerra avevano creato crisi energetiche, sarà quasi impossibile». Ma come si sa le ricadute della guerra economica con la Russia non sono le stesse in tutto l’Occidente. Gli Stati Uniti possono in parte sorridere, essendo diventati, nella prima metà dell’anno, il principale esportatore di gas naturale liquefatto nel mondo.

La situazione negli Stati Uniti

Merito soprattutto del nuovo mercato europeo, dove gli americani, sostituendo in parte i russi con un prodotto più costoso, hanno venduto il 68 per cento dei 57 miliardi di metri cubi di gnl esportati nei primi sei mesi dell’anno. Tra gennaio e giugno gli Stati Uniti hanno inviato nel vecchio continente più gas di quello esportato in tutto il 2021. Il ritmo però rallenterà necessariamente nella seconda parte dell’anno, dopo la chiusura a giugno, in seguito ad un incendio le cui cause sono ancora misteriose, del centro di esportazione Freeport Lng, sul golfo del Texas, che non tornerà alla piena operatività fino alla fine dell’anno.

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